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I processi possono tenersi in videoconferenza, proroga fino al 31 ottobre

L'avvocato Fulvia Fois illustra le nuove modalità per le udienze alternative secondo la legge 77/2020

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Rubrica legale

NOVITA TRIBUNALI: LO SVOLGIMENTO ALTERNATIVO DELLE UDIENZE: PROROGATA FINO AL 31 OTTOBRE 2020  LA MODALITA’ CARTOLARE E DA REMOTO.

Care lettrici e cari lettori,
con la rubrica di questa settimana voglio parlarvi di una novità che interesserà e sicuramente sarà gradita a molti di voi.

Come ben sappiamo, l’emergenza sanitaria che ha coinvolto il nostro Paese negli ultimi mesi, ha reso necessario rivedere le modalità di svolgimento dei processi sia civili che penali e conseguentemente, modificare l’approccio agli stessi non solo da parte di giudici e avvocati, ma anche da parte dei privati cittadini.

In particolare, al fine di limitare il più possibile i contagi all’interno dei tanto affollati Tribunali, il governo aveva previsto delle modalità di gestione alternativa delle udienze, da svolgersi non più di presenza ma da remoto, ovvero tramite piattaforme di videoconferenza, come ad esempio Skype, oppure optando per la trattazione scritta: insomma, in questo modo tanto i difensori quanto le parti del processo potevano depositare atti ed esporre le proprie ragioni senza la necessità di presenziare fisicamente all’udienza.
Tali misure, inizialmente previste fino al 30 giugno 2020 sono però state recentemente prorogate fino al 31 ottobre 2020 dalla legge 17 luglio 2020 n.77, seppur con qualche cambiamento.

Fino ad ora, infatti, lo svolgimento per così dire “telematico” del processo era subordinato da un lato alla discrezionalità del giudice e dall’altro alla volontà delle parti: ad esempio, l’autorità giudiziaria poteva limitarsi ad avvisare i soggetti coinvolti della possibilità di trattare le cause con l’ausilio della videoconferenza solo qualche giorno prima della prevista udienza. La legge 77/2020 ha invece introdotto alcune importanti novità all’insegna del miglioramento organizzativo e della valorizzazione della volontà del singolo, prevedendo soprattutto termini anticipati di informativa alle parti.

In primo luogo il legislatore ha deciso di mantenere la già consolidata udienza da remoto, da tenersi con l’ausilio di piattaforme di videocomunicazione: la principale novità, in questa ipotesi, sta nel fatto che il legislatore ha riconosciuto un vero e proprio diritto delle parti di chiedere per iscritto di poter presenziare da remoto per qualunque tipo di udienza, evitando così di dover necessariamente recarsi in Tribunale. 

Si tratta di un piccolo grande traguardo, espressione di una profonda sensibilità che il legislatore dimostra nei confronti di chi, già segnato dalle esperienze della vita, spesso vive il processo come una vera e propria tortura; pensiamo ad una donna reduce da una separazione o un divorzio sofferto, o vittime di abusi e maltrattamenti che si trovano ancora una volta faccia a faccia con il motivo della propria sofferenza: dare la possibilità di presenziare da remoto significa tutelare queste persone e garantirne il benessere psicofisico.

È importante sottolineare che la richiesta di una parte non è subordinata al consenso dell’altra, per cui è possibile ad esempio, che mentre l’imputato si presenta in giudizio, l’attore si colleghi invece virtualmente all’udienza.

La trattazione da remoto, seppur innovativa, incontra però delle limitazioni in casi particolarmente delicati. 

Pensiamo ad esempio ad un processo di separazione o divorzio in cui siano coinvolti figli minori: il Consiglio Nazionale Forense ha chiarito che in siffatta ipotesi l’udienza da remoto dovrà lasciare spazio alla tradizionale trattazione ordinaria, che consente di valutare più accortamente le capacità genitoriali ed individuare quale sia la migliore scelta per il minore, scopo che l’udienza da remoto pare non poter perseguire efficacemente.

È opportuno, tuttavia, avere riguardo anche a quelli che possono essere i profili di criticità del sistema, che potrebbe ad esempio esporre le parti coinvolte a vulnerabilità della propria sfera privata; a tal proposito si ritiene che nel partecipare alle udienze da remoto, il singolo dovrebbe sempre effettuare i collegamenti dallo studio del proprio difensore, evitando invece la connessione domestica o in ambienti comunque familiari.

È stata inoltre mantenuta anche la possibilità di svolgere l’udienza in via cartolare, ovvero attraverso lo scambio di note tra i difensori delle parti, sistema che ben si presta, ad esempio, ai procedimenti di separazione consensuale in cui le parti hanno già raggiunto un accordo e non ci sono particolari esigenze di disquisizione. In questo caso il giudice deve comunicare con almeno trenta giorni di anticipo la data dell’udienza, ma entro 5 giorni da suddetta comunicazione, le parti hanno comunque la possibilità di richiedere, se lo preferiscono, che la stessa si svolga nelle forme ordinarie.

A questo punto, una volta presentata la richiesta, il giudice avrà altri cinque giorni di tempo per decidere sulla stessa, respingendola o accogliendola: qualora l’istanza non venga proposta o sia respinta, il giudice deciderà di svolgere l’udienza in forma cartolare e i difensori hanno l’onere di depositare le rispettive note nel termine indicato dal giudice, solitamente fissato almeno cinque giorni prima della data dell’udienza. Il mancato deposito delle note da parte del difensore equivale alla mancata comparizione della parte.

Si tratta di disposizioni che sicuramente agevolano sia il privato sia il professionista e, cosa più importante, permettono di abbattere quelli che purtroppo, per molte persone, sono veri e propri ostacoli invisibili nella strada verso la più piena tutela giuridica.

Se avete delle domande o semplicemente volete suggerirmi qualche tema da trattare, potete farlo compilando l’apposito modulo che trovate sul sito www.dirittoetutelafois.com.

​Avvocato Fulvia Fois

Articolo di Domenica 9 Agosto 2020

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