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GIORNALISMO 

Da oltre 30 anni inviato in molte aree di crisi e zone di guerra

Nico Piro, giornalista del Tg3, a Rovigo e poi a Stienta ha presentato il libro "Corrispondenze afghane. Storie e persone in una guerra dimenticata"

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ROVIGO - Una terra martoriata, una popolazione stanca da quarant'anni di guerra, ma un paese che non smette di stupire per i suoi paesaggi, per le sue contraddizioni, per le sue molte ombre e poche luci, ma che sanno illuminare e a tratti far innamorare. E dell'Afghanistan il giornalista Nico Piro se n'è innamorato da un pezzo. 

Testimonianza di spessore quella portata dall'inviato degli esteri del Tg3, ospite a Rovigo ieri pomeriggio nella sala della Gran guardia, e alla sera alla festa del Pd a Stienta, invitato dall'organizzazione "Il fiume" proprio di Stienta e dal gruppo Emergency di Rovigo. 

Da oltre 30 anni inviato in molte aree di crisi e zone di guerra, dalla Sierra Leone per raccontare l'epidemia di ebola, fino all'Afghanistan, dove ha avuto modo di conoscerne le dinamiche, i risvolti meno noti, gente comune, mujaheddin e talebani; i suoi reportage e servizi da queste zone calde gli sono valsi diversi premi giornalistici prestigiosi: dal Premiolino al Paolo Frajese, dal premio Ilaria Alpi al premio Marco Lucchetta. 

E il pomeriggio rodigino è stata l'occasione per ascoltare la testimonianza di un giornalista che ha fatto della sua professione una passione e una missione per dare voce a chi non ha voce, presentando il suo secondo libro "Corrispondenze afghane. Storie e persone in una guerra dimenticata", che ripercorre le vicende del popolo asiatico dopo il 2014, anno in cui è terminata la missione Isaf della Nato.

Nico Piro ha spiegato come gli anni passino, gli attori mutino, ma a farne le spese di una guerra insensata sia sempre la gente afghana, ormai abituata alla morte e al pericolo costante e quotidiano di attacchi terroristici. Partendo da un paese lontano come quello asiatico ha fatto luce sul fenomeno dei flussi migratori di profughi, in perenne fuga dai propri luoghi di origine. Un fenomeno per l'Italia e il mondo occidentale apparentemente lontano, ma una volta che queste persone arrivano a bussare alle nostre frontiere, ci si accorge che è una questione che riguarda tutti.

L'inviato del Tg3 ha sottolineato l'esempio positivo dell'ospedale di Kabul, gestito da Emergency, sottoposto a un flusso costante di feriti che necessitano di cure mediche, ma che ha messo in piedi un protocollo di assistenza davvero efficiente. 

Molti gli aneddoti, anche curiosi, che Piro ha raccontato al pubblico presente, anche tramite un suo video girato tra la gente afghana: dal perenne traffico congestionato della capitale Kabul che può essere bersaglio dei kamikaze, a una partita di calcio che dà per un po' una parvenza di normalità; dal pericoloso incontro con un talebano per un'intervista, a tutti i trucchi, le tecniche e gli stratagemmi per muoversi in un territorio pieno di insidie e col rischio di rapimenti. 

Una fotografia che ha reso bene l'idea di come dall'altra parte del mondo esista un popolo che avrebbe bisogno di una sola cosa dopo quarant'anni: la pace. 

E per Nico Piro il giornalismo è proprio questo: dar voce a chi non ha voce e illuminare le periferie del mondo. 

Articolo di Lunedì 10 Agosto 2020

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