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Maniezzo, Italexit, sul Recovery Fund della Ue: "Non è tutto oro quel che luccica"

Tra le misure “suggerite” dall'Europa per l'erogazione del fondo più tasse: imposte su immobili, taglio ad agevolazioni fiscali, aliquote Iva ridotte. Contrasto dell’evasione fiscale e corruzione, riforme a pensioni, lavoro e giustizia

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ROVIGO - Dalle parole del presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte "il Recovery Fund è un fondo per la ripresa con titoli comuni europei per finanziare la ripresa di tutti i Paesi più colpiti, tra cui l’Italia”.

Il Recovery Fund nasce da una vecchia proposta francese elaborata con lo scopo di emettere i Recovery Bond, con garanzia nel bilancio Ue. Il tutto condividendo il rischio, ma solo guardando al futuro, senza una vera mutualizzazione del debito passato. Al centro della questione, dunque, sempre titoli di debito, ma con questa “leggera” differenza: il finanziamento del fondo è stato progettato attraverso la raccolta di liquidità data dall’emissione dei Recovery Bond.

Il consigliere comunale di Rovigo Mattia Maniezzo, Italexit, interviene sulla questione dopo aver letto le dichiarazioni del consigliere del Pd Graziano Azzalin (LEGGI ARTICOLO) proprio riguardo l'uso di "soldi regalati" dalla Ue mediante il Recovery Fund.

"Azzalin ritiene utile creare un "gruppo di lavoro" per dare il via al coordinamento per lo sviluppo economico-sociale-sanitario del Polesine, estendere a tutta la provincia la Zls (zona logistica semplificata), implementare la navigazione fluviale, proprio attingendo dai finanziamenti sopra citati" ricorda Maniezzo di Italexit.

Mattia Maniezzo, Italexit

"Dei 209 miliardi di euro totali cui l'Italia potrebbe accedere, 127 sono prestiti e solo 82 a “fondo perduto”. Occorre precisare che l'Italia è contributore netto della Ue (cioè ogni anno noi versiamo più soldi di quelli che riceviamo) e che Germania, Austria, Olanda, Svezia, Danimarca per avallare il recovery fund, hanno chiesto ed ottenuto sconti (rebates) alle loro contribuzioni pari a circa 8 mld/anno.  Per tali motivi il vantaggio del fondo perduto sarà veramente irrisorio.

Quello che invece non è trascurabile  è il potenziale danno che i prestiti Recovery Fund e Sure causeranno all’Italia.
Come rivelato dal Ministro Gualtieri si tratta di prestiti con condizionalità e “senior” cioè prestiti a garanzia rafforzata. In caso di default del nostro Paese dovranno essere rimborsati prima dei nostri titoli di stato (Bot, Cct, Btp, Ctz ecc...) e cosa ancora peggiore dovranno essere rimborsati in euro anche in caso di Italexit. Va da sé che agli occhi dei mercati i nostri titoli di stato potrebbero risultare meno appetibili o comunque comportare un incremento del costo medio dell’indebitamento.

Osservo inoltre che per accedere alle risorse del Recovery Fund, entro novembre, il governo dovrà presentare alla Commissione Europea un piano nazionale. Entro dicembre la Commissione deciderà sulla "validità" del piano che, ovviamente, dovrà rispettare le indicazioni dell'Ue.

La condizione preliminare per una valutazione positiva della commissione è “l’effettivo contributo” del piano nazionale alla “transizione verde e digitale”. Ma il punteggio più alto nella valutazione “deve essere ottenuto per quanto riguarda la coerenza con le “raccomandazioni specifiche per Paese”, quelle raccomandazioni che annualmente la commissione detta ad ogni stato membro, ovviamente più o meno cogenti a seconda del rispetto di parametri e impegni presi.

Nel caso dell’Italia, com’è noto, innanzitutto la riduzione del rapporto deficit/Pil strutturale e del debito pubblico. Tra le misure “suggerite”, imposte sugli immobili, taglio delle agevolazioni fiscali e delle aliquote Iva ridotte, quindi più tasse. Ma anche contrasto dell’evasione fiscale e della corruzione, riforme delle pensioni, del lavoro, della giustizia. Insomma, le famose “riforme strutturali”.

Tralascio il significato di "riforme" inteso dall'Ue, che sappiamo essere storicamente la progressiva compressione dei diritti dei popoli attraverso le famose manovre "lacrime e sangue".
La valutazione del piano nazionale fatta dalla commissione dovrà essere approvata dal Consiglio europeo, a maggioranza qualificata. Ed è qui che interviene il cosiddetto “freno d’emergenza” preteso dal primo ministro olandese Rutte.

Anche un solo governo potrà deferire al Consiglio europeo il Paese beneficiario dei fondi, se ritiene che non rispetti le condizioni. A tutte questi “imprevisti” e “probabilità” aggiungiamo che i finanziamenti europei sarebbero spalmati nel triennio 2021/2023, mentre l’emergenza sarà in autunno, quando verrano meno il divieto di licenziamento e la cassa integrazione straordinaria.

Ma, ritornando alle dichiarazioni dell'esponente del Partito democratico, di sistemazione del transito fluviale non v'è cenno. Ci potrebbe essere eventualmente un rimando alle condizioni socio-economiche per la perdita cumulata del Pil causa Covid-19, ma il calcolo è previsto non prima del 30/06/22 (tra due anni). In tutta sincerità non vedo, date le attuali condizioni, come il "gruppo di lavoro" auspicato da Azzalin potrà mai essere efficace. La sola utilità che posso intravedere è quella derivante dall’imminente appuntamento elettorale".
 
Articolo di Martedì 11 Agosto 2020

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