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LUTTO

Badia Polesine si ferma per l'ultimo saluto a Renato Galleno

Chiesa piena ed un centinaio all'esterno sulla piazza per il funerale del "gigante della carità" celebrato dal vescovo Pierantonio Pavanello

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BADIA POLESINE (Rovigo) - C’era idealmente tutta Badia questa mattina a dare l’ultimo saluto a Renato Galleno (LEGGI ARTICOLO). Certamente la chiesa arcipretale era piena, per quanto possibile con le norme attuali anti Covid-19, un centinaio quelli sulla piazza antistante. Folta le rappresentanze delle autorità civili e religiose ma, quel che più ha colpito è stata la compostezza generale dei convenuti.

Prima della funzione religiosa, c’è stato spazio per alcune commosse testimonianze di chi ha avuto la fortuna di frequentarlo. Il vescovo
Pierantonio Pavanello, in un sermone di oltre otto minuti, ha ripercorso le tappe della vicenda terrena di questo “…uomo schivo e riservato, che ha vissuto la carità in modo radicale per tutta la sua vita, diventando una luce che ha illuminato tante persone”. “Si capisce ancora di più in questo momento in cui siamo privati della sua presenza fisica”, ha rilevato Sua Eccellenza, che si è detto “…particolarmente colpito di come, ogni volta che qualcuno faceva il nome di Renato, si percepiva il rispetto e la venerazione riservati alle persone fuori dalla dimensione ordinaria”.



Nato a Bagnolo in Piano il 5 gennaio 1928 Renato, dopo la laurea aveva seguito il servo di Dio don Dino Torregiani (fondatore dell’Istituto secolare dei Servi della chiesa) divenendone, dal 1974 al 1979, Superiore generale. Scelse di abbracciare l’apostolato per gli ultimi, dei quali seppe farsi padre e fratello sia chi non aveva famiglia che di quelli che, pur avendola non erano nelle condizioni di ricevere le cure e le attenzioni necessarie per la loro crescita. Esercitò questa scelta dapprima in Sicilia, ad Alcamo in mezzo ai braccianti sfruttati come schiavi dai caporali, poi a Villa Maria di Treviso, una casa che accoglieva i figli dei circensi, per arrivare nel 1975 a Badia Polesine dove gli fu affidato l’Istituto Fanciulli Sinti-Casa della provvidenza, fino alla chiusura, “ … lasciando una testimonianza luminosa”, ha concluso il Vescovo. Il suo esempio è l’eredità che ci lascia Renato Galleno, nell’auspicio che qualcuno la raccolga.

L’odierno Padre generale della congregazione, don Stefano Torelli ha letto invece una lettera autografa nella quale Galleno spiegava le ragioni della sua scelta. “Quand’ero giovane, scriveva Renato, come tutti anch’io cercavo quale strada scegliere, ma la risposta mi giunse una sera quando al campanello di casa suonò una giovane mamma con la sua bambina e mi disse non so dove andare”. L’accoglienza immediata fu la sua risposta. Nella lettera autografa c’era spazio anche per un ricordo del Veneto accogliente che trovò al suo arrivo. Il Veneto fu, infatti, la prima regione italiana ad emanare una legge di tutela per la minoranza Rom e Sinti. Oggi, si chiedeva Galleno, se il nostro sorriso e l’accoglienza sono l’unico vangelo che questi meravigliosi bambini sanno leggere, quale volto di Dio vedono in noi?  Parole che, oggi più che mai, suggeriscono una profonda riflessione.

La famiglia Galleno, tramite il marito della nipote, ha ringraziato tutti i partecipanti, le istituzioni civili e religiose ma, ancor più Maria Grazia Cattaneo e Jerry Baric (il cui vero nome è Dragon Baric, oggi cittadino italiano) e tutti coloro che hanno accompagnato Renato fino all’ultimo quando “ … dopo aver lavato i piedi agli altri tutta la vita, ha avuto bisogno d’esser lavato”.
La composta processione sulla bara dei suoi “ex fanciulli” (due arrivati dalla Germania) accompagnata da un prolungato scrociante applauso ha concluso la toccante funzione prima della tumulazione della salma nel cimitero locale.

Ugo Mariano Brasioli
Articolo di Lunedì 17 Agosto 2020

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