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#elezioniVENETO2020

Il segretario del Pd: "Un consigliere a Venezia è necessario e doveroso per la provincia di Rovigo"

Giuseppe Traniello Gradassi saluta con ottimismo l'avvio della campagna elettorale per il Partito democratico a sostegno del candidato presidente Arturo Lorenzoni e confida nella conferma di un consigliere regionale per il Polesine

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ROVIGO - "Il Polesine è un territorio negletto e trascurato dal centralismo di Venezia, è impensabile che non vi sia un consigliere regionale del Partito democratico a portare le istanze della provincia di Rovigo in Regione". E' categorico Giuseppe Traniello Gradassi che vede nel dovere di far eleggere un consigliere il fine dell'impegno nella campagna elettorale per le regionali del Veneto, indipendentemente dal presidente eletto.

Il presidente uscente, Luca Zaia, gode al momento di un consenso altissimo, secondo gli ultimi risultati elaborati da Winpoll la suddivisione dei seggi sarebbe addirittura di 40 a 10 in favore della coalizione di maggioranza.
Le previsioni vedrebbero la Lista Zaia al 33,6% con 17 seggi, la Lista Salvini al 26,8% con 14 seggi, il PD al 10,7% con 5 seggi, FdI al 10,3% con 5 seggi, il M5S al 4,7% con 2 seggi, il Partito dei veneti al 3,5% con 2 seggi, Forza Italia al 3,3% con 2 seggi, ed ulteriori 3 seggi da attribuire alle liste con i resti più alti.

"Dopo il 29 luglio il Pd ha espresso unitarietà di intenti per far eleggere un consigliere, come è sempre stato attraverso il calcolo successivo dei resti. L'estrema unitarietà e calma all'interno del partito ci pone in vantaggio rispetto alle altre province venete ben più litigiose.
Il Pd polesano otterrà un risultato più alto della media regionale e questo, si spera, darà la possibilità di far eleggere il nostro candidato consigliere con maggior numero di preferenze in Regione.

Il modello di unitarietà del centrosinistra, come è avvenuto per il comune capoluogo di Rovigo ed in varie amministrazioni nel territorio, deve essere premiato" afferma convinto Traniello Gradassi.

"Il Pd veneto non ha saputo esprime una politica così incisiva come mi sarei aspettato e, in questi anni, probabilmente potrebbe aver subito una flessione di consensi - commenta il segretario provinciale di Rovigo - il nostro problema è che siamo portatori di cultura democratica che esprimiamo bene all'nterno del partito, ma non così bene all'esterno.
La iconografia regionale grida la parola di Governatore, ovvero di un uomo solo al governo di una regione invece che parlare di un presidente di un organo collegiale, e tutto questo per nascondere quello che c'è dietro al cosiddetto Governatore. Bisognerebbe dare più forza e personalità agli organismi di consiglio, di commissione, non possimo "mischiarci" con l'altra mentalità, e non dobbiamo consentire che abbia così forza e seguito".

Rispetto alle oltre 7.500 prefenze raccolte nel 2015 in Polesine dai candidati del Pd la previsione del 2020 del segretario Traniello Gradassi è di confermarle, in termini di valore assoluto (i candidati oggi sono diversi salvo l'attuale consigliere regionale uscente) pur sapendo che è una montagna difficile da salire.

"Il Pd nasce come partito di governo, maggioritario. Dalle ultime elezioni politiche non siamo più un partito maggioritario, ma siamo al governo del Paese con i Cinquestelle. Noi esprimiamo democrazia, mentre il centrodestra esprime potere attraverso il proprio leader di turno, Berlusconi prima, Salvini oggi, forse Meloni domani.

Il Pd fa politica per i cittadini e la nazione, al contrario di chi pensa che quando non si ottiene ciò che si spera sia meglio far morire Sansone insieme a tutti i filistei, magari votando pure contro in Europa o facendo ostruzionismo contro azioni che porterebbero beneficio al Paese, capaci di far finire la contrapposizione nord-sud.

L'esempio è la differenza tra le Regioni governate dal centrodestra e L'Emilia Romagna guidata da Bonaccini che oggettivamente, numeri alla mano, in ogni settore: nascite, scuola, demografia, attrazione per i "nuovi cervelli", trasporti, sanità, ha superato sia il Veneto che la Lombardia".

"I toni dei democratici sono decisi, chiari, ma non offensivi. La politica urlata non fa parte della nostra cultura - afferma Traniello Gradassi - E’indubbio che in nessun Paese del mondo, con gli scandali emersi in Veneto negli ultimi 25 anni una alternanza sarebbe doverosa, per una regione che vorrebbe essere prima, ma che sta inesorabilmente arretrando su parecchi aspetti e che oltretutto in questo mare di consenso non trova alcuno spunto per risolvere gli annosi problemi che stanno penalizzando il nostro meraviglioso Veneto.
Solo per ricordarli, mi riferisco al problema dei Pfas, di Venezia, della funzionalità del Mose, della viabilità regionale, della cementificazione di un territorio senza una soluzione, anche in presenza di spazi urbanizzati già costruiti, ma vuoti.

E' sbagliato pensare che il modello sanitario veneto di Zaia ci abbia "salvato" dall'emergenza Covid-19 - sottolinea Gradassi - è vero invece affermare che la sanità che, fortunatamente, ha potuto affrontare l'emergenza Coronavirus, è quella sanità che ha visto bocciata la programmazione regionale di Zaia-Mantoan.
La riforma che avrebbe voluto Zaia non ha avuto attuazione perchè altrimenti il Veneto sarebbe stato appiattito sul modello lombardo, un modello che distrugge la medicina sul territorio portandio tutti verso l'ospedalizzazione. Un modello che ha messo in ginocchio la Lombardia dove, ancora adesso, non è nemmeno previsto il tampone in aeroporto per contrastare i contagi da rientro".
Articolo di Giovedì 27 Agosto 2020

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