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#elezioniVENETO2020

Polesine terra di nessuno, anche in campagna elettorale. La denuncia di Sara Quaglia ed Enrica Muraro

Le due candidate della lista Il Veneto che vogliamo a sostegno di Arturo Lorenzoni ricordano come la provincia di Rovigo non sia solo un bacino di voti da cui attingere per poi dimenticarsene

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ROVIGO - Essere polesani, per chi governa il Veneto, significa essere figli di un dio minore, questo il pensiero delle candidate Sara Quaglia ed Enrica Muraro nella lista Il Veneto che vogliamo a sostegno dell'elezione a presidente di Arturo Lorenzoni.

"Certo, il concetto non viene mai dichiarato palesemente, nemmeno in questa campagna elettorale in cui i candidati leghisti si prodigano a redigere liste dei loro grandi successi facendosi forti sulla gestione della pandemia, Crisanti oscurato, e della stima ipertrofica poco comprensibile che mai è mancata al Presidente del Veneto - affermano Quaglia e Muraro - Come cittadini veneti abbiamo tutti ricevuto a casa, in questi giorni di campagna elettorale, un bellissimo libretto con il nome di Zaia scritto a carattere cubitali sulla copertina.
Perché si sa: più è grande, più colpisce.

Ogni libretto è un’edizione speciale dedicata alla provincia di appartenenza, ebbene nell’edizione per i polesani, piena di belle foto del nostro territorio, nonostante la nostra affannosa e ripetuta ricerca, non si parla praticamente mai di Rovigo.
Per essere precisi si parla di Zls e Mab Unesco per il Parco del Delta, ma nulla di riconducibile chiaramente all'operato regionale.

Edizione per Rovigo, senza Rovigo, neppure in prospettiva.
Non siamo stupiti ormai da questo comportamento che ancora un volta sottolinea la carenza (l'assenza) di attenzione della Regione verso la nostra provincia. Che assurdità è presentare un programma con edizioni per ogni provincia e dimenticarsi di quella che fa da confine?

Forse è quella che non esiste, perché dopo l’Adige è terra di nessuno, solo un manipolo di voti da raccogliere per poi dimenticarsene.
Noi non siamo per nulla colpiti perché, nella nostra esperienza di amministratori locali o di persone impegnate nella sanità, sono anni che viviamo un disagio forte e troviamo appoggio solamente in comitati di liberi cittadini che lottano per mantenere un livello sociosanitario dignitoso oppure per avere un Polesine con una visione migliore del proprio futuro, quella di un territorio unico che ha voglia di emergere.

Perché noi polesani non ci sentiamo figli di un dio minore, ma lavoratori, cittadini veneti, uomini e donne con pari dignità agli altri.
Quindi al Presidente uscente diciamo di non venire da noi a chiedere voti, sbandierando un programma in cui nemmeno si è preso un momento per controllare se anche noi esistiamo. Non siamo un ricettacolo di voti, non siamo un provincia terra di nessuno.

Il Polesine esiste e vuole contare, ma voi lo avete maltrattato sempre e continuate a farlo, persino in campagna elettorale".
Articolo di Mercoledì 2 Settembre 2020

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