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EMERGENZA CORONAVIRUS

Covid-19: Focolaio alla casa di cura, 10 pazienti hanno contratto il virus

Sospese le ammissioni nel reparto di Medicina della casa di cura “Madonna della Salute” di Porto Viro (Rovigo) dopo la scoperta di un focolaio di Covid-19

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PORTO VIRO (Rovigo) – “Si è verificato, nell’ambito del reparto di Medicina della Casa di Cura Madonna della Salute di Porto Viro, un focolaio di infezione da Covid-19 che ha interessato 10 pazienti degenti nell'unità operativa di medicina generale”. 

Lo annuncia con un comunicato ufficiale la Casa di cura Madonna della Salute “Sette di loro sono soggetti ultraottantenni: si tratta quindi di pazienti anziani, che, nel rispetto del protocollo aziendale, erano stati sottoposti all’ingresso a tampone nasofaringeo per la ricerca del virus, risultando negativi, precauzione generale del resto adottata preliminarmente all’ammissione di tutti i pazienti trattati presso la struttura. Si è già provveduto a testare tutto il personale del reparto, peraltro già periodicamente sottoposto a screening e si stanno allargando le indagini ai degenti negli altri reparti della Casa di Cura. In via precauzionale si è provveduto a sospendere le ammissioni al reparto di Medicina e tutta l’attività programmata degli altri reparti specialistici”. 

Nel pomeriggio di venerdì il numero dei contagi è giunto a 17 tra pazienti ed operatori della Casa di Cura, lo ha comunicato l'Ulss 5 Polesana (LEGGI ARTICOLO)

“Il focolaio di Porto Viro è fonte di preoccupazione e deve vedere tutti uniti per cercare di arginare il problema. La situazione è in evoluzione e non è certo il momento delle accuse ma quello delle soluzioni. Però come Uil non possiamo non ricordare come, ancora a luglio, avevamo chiesto un'assunzione di responsabilità proprio sul fronte della casa di Cura Madonna della Salute e della Casa di Cura Città di Rovigo, perché venissero eseguiti con regolarità i tamponi a tutto il personale, cosa che non era avvenuta. Avevamo sottolineato come fosse paradossale che i pazienti in ingresso nelle strutture venissero sottoposti a tampone, ma non i lavoratori”.

Lo sostengono Cristiano Maria Pavarin, Attilio Minichini della segreteria Uil Fpl di Rovigo “Già il 25 maggio avevamo inviato una lettera nella quale sollecitavamo la direzione delle due Case di cura a fornire chiarimenti in merito, ma senza ottenere risultati concreti. L'Ulss 5 Polesana ed i vertici delle strutture si sono a lungo rimpallati la responsabilità su chi dovesse intervenire per l'esecuzione degli screening al personale. Come dicevamo oltre un mese fa e come ribadiamo oggi: a noi questa disputa non interessa, mentre ci interessa, e parecchio, perché lo riteniamo essenziale per la sicurezza non solo delle persone direttamente coinvolte, come i lavoratori e gli stessi pazienti, ma anche delle rispettive famiglie e, in buona sostanza, dell'intero tessuto polesano, che vengano eseguiti con cadenza periodica i tamponi di screening. Perché scoprire una positività tempestivamente ed isolarla si è rivelata la strategia vincente. E tutelare gli infermieri, gli Oss e tutto il personale, il cui prezioso ruolo si è ben notato in questo difficile periodo, è il minimo che si possa fare nei loro confronti.

Questo per ribadire come noi, come Uil, si siamo stati vigili ed abbiamo posto in tempi non sospetti il problema non per fare polemica ma con spirito costruttivo. E oggi, con lo stesso spirito, siamo al fianco dei lavoratori della Casa di Cura, dei pazienti e delle rispettive famiglie”

“Niente allarmismi ma le notizie che arrivano dalla Casa di Cura di Porto Viro destano seria preoccupazione” commenta il Segretario Generale Fp Cgil Rovigo, Davide Benazzo.

“Dieci degenti dell’area medica sono risultati positivi e tra i primi tamponi effettuati agli operatori si riscontrano già 7 positività che speriamo non aumentino, condizione che fa scattare un campanello di allarme che non dovrà assolutamente rimanere inascoltato. 

Se diamo per scontato il rispetto dei protocolli di sicurezza da applicare nelle fasi di ricovero dei pazienti e, come risultato ci troviamo a dover gestire un possibile cluster ospedaliero che coinvolge, al momento, una ventina di persone tra degenti ed operatori, impossibile non pensare che qualcosa non abbia funzionato per bene. 

Ovvero, potrebbe anche essere conseguenza di un abbassamento del livello di attenzione e prevenzione dovuto ai dati di basso/assente indice di contagio in Polesine. Sta di fatto che il nostro territorio, in questo momento, deve attivare un’allerta elevata in considerazione, anche, del caso segnalato dal Direttore generale dell’Ulss rispetto alla positività di un medico specializzando operante nel Presidio Ospedaliero di Rovigo”. 

“Livello alto di allerta che deve essere riconosciuto da tutti i lavoratori che operano nelle strutture sanitarie, socio-sanitarie e direttamente sul territorio. Stesso livello di allerta deve riproporsi su tutta la cittadinanza, negazionisti a parte, perché il Covid è ancora ben presente e per nulla silente. 

Nostra premura è essere costantemente presenti per essere un punto di riferimento per i cittadini e per gli operatori che si ritrovano a dover gestire in prima linea questa battaglia. Con la Casa di Cura ci stiamo accertando che gli operatori abbiano a disposizione tutti i dispositivi di protezione indispensabili per la loro salute e per quella degli utenti stessi, contestualmente stiamo verificando il rispetto dell’utilizzo di tutti i protocolli di prevenzione e sicurezza. 

Inoltre, ci siamo confrontati con la Direzione dell’Ulss  - sottolinea Davide Benazzo - perché a nostro parere sarebbe più sicuro trasferire, fin da subito, presso l’Ospedale Covid di Trecenta i degenti positivi ricoverati nella casa di cura di Porto Viro. Alla stessa Ulss e a tutte le strutture Socio-Sanitarie del territorio stiamo chiedendo lo stato delle disponibilità a magazzino di tutti i DPI necessari ad affrontare una eventuale ulteriore situazione di emergenza che si potrebbe presentare con l’abbassamento delle temperature. 

Nessun allarmismo, ma importante presa di coscienza che risulta essere il primo e più importante livello di prevenzione”. 

 

 

 

Articolo di Venerdì 4 Settembre 2020

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