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Il lato oscuro dei social network: il trattamento dei dati personali e la privacy dell'utente

L'avvocato Fulvia Fois presenta le norme che tutelano l'utente social ma spiega come nella rete internet sia difficile esercitare i propri diritti. Una soluzione è quella di auto regolarsi

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Care lettrici e cari lettori,
la rubrica di questa settimana tratta un tema molto delicato e spesso sottovalutato: sto parlando del trattamento dei nostri dati personali – ovvero della nostra privacy – durante l’utilizzo dei social network.

Oramai i social sono diventati parte integrante della quotidianità di ognuno di noi. 

Prendendo le distanze dallo scopo per il quale sono stati originariamente creati – connettere più facilmente e rapidamente le persone tra loro al fine ultimo, come suggerisce il nome, di socializzare – i social network si sono trasformati in strumenti di lavoro, svago o divertimento a seconda dei casi e delle esigenze.

Stante il grande utilizzo che se ne fa, le piattaforme social sembrano non avere più segreti per noi: sappiamo perfettamente come postare, condividere, linkare, chattare, taggare e aggiungere like e amicizie ma sottovalutiamo l’aspetto più importante: cosa succede ai nostri dati una volta che sono stati immessi nel sistema? Come vengono trattati? Che strumenti abbiamo a disposizione per sapere chi li utilizza e come lo fa?
Vediamo insieme cosa prevede la legge.

Cosa si intende per privacy
Innanzitutto, per privacy si intende il diritto dell’utente a che le informazioni che lo riguardano (nome, cognome, numero di telefono, residenza ma anche interessi e preferenze) vengano trattate conformemente alle normative vigenti e sulla base del cd. consenso informato: l’individuo, tramite apposita informativa fornita dal gestore del social al momento dell’iscrizione, deve essere messo a completa e chiara conoscenza dei modi e degli scopi per cui i propri dati personali vengono trattati e di ogni eventuale mutamento degli stessi, nonché dei rischi derivanti dalla loro pubblicazione e, sulla base di ciò, prestare o meno il proprio consenso.

Quali sono gli strumenti di tutela per l'utente
Il Regolamento UE 679/2016 (Regolamento Generale sulla protezione dei Dati) ha sancito che “La protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati di carattere personale è un diritto fondamentale”. Partendo da questo assioma, si è deciso di intervenire sia implementando i diritti degli utenti, sia introducendo nuovi limiti al trattamento dei dati personali, al fine di colmare le lacune ancora presenti nei social network e garantire così un’informazione completa e una tutela piena.

È stato così stabilito che l’utente deve in primo luogo poter controllare il trattamento e il percorso dei propri dati, così come l’identità di chi li tratta: tutto ciò viene ricompreso nel più ampio diritto di accesso, in forza del quale il soggetto ha il diritto a chiedere ed ottenere informazioni sul tipo di trattamento effettuato in relazione ai propri dati e qualora sia decorso più di un mese senza che il titolare del trattamento abbia fornito risposta, quest’ultimo non solo dovrà giustificare il proprio ritardo ma altresì mettere al corrente l’utente della possibilità di proporre reclamo all’autorità di controllo o di adire l’autorità giurisdizionale.

Di fondamentale importanza risulta essere altresì il diritto all’oblio, che permette all’interessato di ottenere in ogni momento la cancellazione tempestiva dei propri dati personali, non solo qualora gli stessi siano trattati illecitamente o non rispondano più allo stato dei fatti ma anche qualora la loro pubblicazione sia semplicemente pregiudizievole per il soggetto.

Tra i principi volti a garantire la liceità del trattamento dei dati personali spiccano certamente il principio di limitazione e quello di esattezza:
• Limitazione: il fatto che il dato sia stato pubblicato sul social network non implica che lo stesso possa essere liberamente utilizzato dal gestore del social o da terzi per altre finalità, come ad esempio l’invio di e-mail spam con finalità commerciali appositamente pensate sulla base delle preferenze espresse o delle ricerche effettuate dall’utente durante la navigazione;
• Esattezza: il trattamento dei dati deve avvenire in modo tale da tutelarne la veridicità ed evitare possibili manipolazioni.

I profili di problematicità e l'importanza dell'auto responsabilità dell'utente
Nonostante i plurimi interventi a tutela della privacy del singolo, la vastità del panorama social e l’insondabile profondità della rete internet, rendono difficile esercitare tali diritti, con la conseguenza che spesso l’utente perde il controllo dei propri dati, facilmente copiabili e riutilizzabili arbitrariamente dagli altri soggetti, con la conseguenza che, anche qualora il diretto interessato decida di eliminarli, la cancellazione rischia di non essere mai definitiva, essendopossibile che il dato inserito e poi cancellato rimanga in circolazione nel sistema.

I social, dal canto loro, non contribuiscono di certo ad evitare il problema.
Basti pensare che quando ci iscriviamo, per esempio, a Facebook, il nostro nome viene automaticamente rimandato e riportato anche sui motori di ricerca (Google, Firefox ecc.) permettendo così ad ogni soggetto terzo, anche non iscritto al predetto social, di prendere visione del nostro nome e delle foto che abbiamo postato senza particolari impostazioni di condivisione, come ad esempio l’immagine del profilo. Ma c’è di più. 

Forse non tutti sanno che nella maggior parte dei social network, quando un utente decide di cancellare il proprio account, le informazioni, le immagini e i post in esso contenuti non vengono immediatamente eliminati ma sono mantenuti dal sistema per un certo periodo di tempo in modo da garantire al soggetto che decida di far ritorno sul social, di ritrovare tutti i contenuti del vecchio profilo senza la necessità di crearne uno nuovo.

Tutto ciò può avere ripercussioni negative sulla vita dell’individuo, anche a distanza di anni.

Pensiamo, ad esempio, a tutti i ragazzi e le ragazze che spesso, inconsciamente, condividono foto o post dal contenuto compromettente, senza pensare troppo alle conseguenze che gli stessi, soprattutto se finiti nelle mani sbagliate, possono avere sulla propria vita futura.

O ancora, pensiamo a chi pubblica liberamente foto e pensieri sui social quasi come fossero una “zona franca”, incuranti dal fatto che tutti possono vedere e leggere: emblematico il caso di una dipendente licenziata per aver criticato pubblicamente l’azienda per cui lavorava o ancora, il dipendente sanzionato dal proprio datore di lavoro per aver pubblicato una foto che lo ritraeva mentre impugnava un’arma.

È chiaro che la realtà è molto più complessa di quanto ci si aspetterebbe. I summenzionati diritti e principi rischiano di rimanere semplici buoni intenti se non supportati da una effettiva riforma delle piattaforme social e da un contestuale aumento dei controlli e delle sanzioni in caso di accertate violazioni.

Tutto ciò, tuttavia, risulta molto difficile soprattutto se consideriamo che la maggior parte delle piattaforme social ha sede oltreoceano e in quanto tale è sottratta all’applicazione della normativa nazionale ed europea; l’unica strada percorribile, dunque, pare essere quella dell’educazione, della responsabilità e dell’autotutela dell’utente che, consapevole dei rischi derivanti dalla propria attività digitale, deve saper calibrare le proprie scelte in materia di privacy.

Se avete domande o semplicemente volete propormi un nuovo argomento da trattare, potete farlo compilando il modulo che trovate sul sito www.dirittoetutelafois.com oppure scrivendomi all’indirizzo dirittoetutela3.0@gmail.com

Avvocato Fulvia Fois

Articolo di Domenica 6 Settembre 2020

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