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IL MESSAGGIO

Il vescovo Pavanello invita alla cultura della vita

Il vescovo Pierantonio Pavanello in occasione della Messa celebrata al Santuario del Pilastrello di Lendinara (Rovigo): “La nostra società sta perdendo la consapevolezza di quanto la generazione di nuove vite arricchisca l’umanità”

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LENDINARA (Rovigo) - Il vescovo Pavanello al santuario del Pilastrello di Lendinara per la feste patronali richiama l’attenzione dei credenti sulle recenti decisioni politiche riguardanti l’aborto che segnano in maniera indelebile il tessuto sociale.

“La nostra società sta perdendo la consapevolezza di quanto la generazione di nuove vite arricchisca l’umanità compromettendo la possibilità stessa di avere un futuro e ponendo le premesse per la sua irrimediabile decadenza. Come cristiani dobbiamo promuovere una cultura alternativa”. 

È questo il cuore dell’omelia pronunciata dal vescovo Pierantonio Pavanello in occasione della Messa celebrata questa mattina alle 10.30 presso il Santuario del Pilastrello di Lendinara in occasione della festa patronale della Natività di Maria.

“Il significato della celebrazione della Natività della Vergine – ha detto Pavanello - è la prefigurazione della Natività del Verbo. È il segno che è venuta l’ora della piena instaurazione del regno di Dio: di conseguenza è un momento di grande gioia. I Padri della Chiesa per esprimere che cosa rappresenta nella storia della salvezza la natività della Vergine hanno usato l’immagine dell’aurora: come l’aurora annuncia e anticipa il sorgere del sole, così la nascita di Maria preannuncia la venuta del Figlio di Dio, il sole che illumina il mondo e lo strappa dalle tenebre della morte e del peccato”.

Celebrare la nascita di Maria è per i cristiani un invito “a vedere i segni che Dio ci dà per tenere viva la nostra speranza”. “Non c’è bisogno di molte parole – ha detto il vescovo davanti all’assemblea numerosa se pur distanziata a causa delle restrizioni per l’emergenza sanitaria - per ricordare quanto bisogno abbiamo di alimentare la speranza nel tempo incerto e difficile che stiamo vivendo. Per questo abbiamo bisogno di segni che ci aiutino a guardare oltre le difficoltà del presente e ad impegnarci per dare un futuro a noi e alla società in cui viviamo, pensando soprattutto alle generazioni che vengono dopo di noi”.

Legando poi la festa liturgica all’attualità il vescovo Pavanello ha sottolineato come la festa della Natività di Maria “ci porta a considerare il segno di speranza che ogni nascita porta ancora oggi nel mondo” e, al contrario, come la denatalità (il cosiddetto «inverno demografico») “sia il sintomo della decadenza di una società che appare incapace di pensare al futuro”.

Il pastore della diocesi ha ricordato come le motivazioni di carattere sociale ed economico con cui viene spiegata questa situazione siano note, “ma credo – ha detto - sia necessario dire che più di tutto contano le motivazioni di ordine morale, quelle motivazioni che hanno a che fare cioè con il senso della vita”. “Se l’unica motivazione sono l’utilità economica, il divertimento, la realizzazione della propria individualità, - ha detto il vescovo - non ha senso sacrificare per formarsi una famiglia e avere dei figli. 

In altri termini c’è una mentalità, una cultura, che va cambiata se vogliamo che la nostra società abbia un futuro”. Pavanello ha poi spiegato come, a questo cambiamento di mentalità contribuiscano anche le scelte politiche e legislative che “negli ultimi decenni hanno favorito l’individuo e non la famiglia, promuovendo un modello che sta scardinando le basi stesse della vita sociale”. “Anche la nascita di una nuova vita – l’affondo del vescovo - è diventata un fatto privato, che non tocca la comunità e la vita sociale”. La prova di questa mentalità che va diffondendosi va scorta anche nel recente intervento normativo che ha ulteriormente accentuato la privatizzazione dell’aborto “e – ha aggiunto il vescovo - anche la sua banalizzazione”.

“Le nuove linee guida per l’aborto farmacologico infatti non prevedono più la degenza ospedaliera della donna, che viene lasciata a vivere in solitudine un momento che comunque ha aspetti gravi, se non drammatici”. “Non è questa la sede per entrare nella complessità e delicatezza di questa problematica, - ha detto con forza che il vescovo Pavanello - ma mi limito a segnalare come la nostra società stia perdendo la consapevolezza di quanto la generazione di nuove vite arricchisca l’umanità compromettendo la possibilità stessa di avere un futuro e ponendo le premesse per la sua irrimediabile decadenza”.

E qui l’invito rivolto ai cattolici a “promuovere una cultura alternativa: la cultura della vita, ponendo segni concreti di accoglienza e rispetto della vita umana, a partire dall’educazione morale e affettiva che diamo ai nostri bambini e ai nostri giovani”. “Le nostre scelte e i nostri comportamenti – ha concluso Pavanello - pongano segni di speranza per un’umanità triste e smarrita”.

Articolo di Martedì 8 Settembre 2020

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