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ISTRUZIONE

A Lendinara 40 famiglie chiedono l’Educazione Parentale

Moreno Ferrari, insegnante, ha già fatto questa scelta per i suoi figli. Si tratta di un diritto riconosciuto dalla legge esercitato da un numero crescente di famiglie tra Lendinara e Badia Polesine (Rovigo)

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LENDINARA (Rovigo) – Domenica 6 settembre, in una fattoria fuori centro si sono ritrovate ben 40 famiglie (due di Badia Polesine) per coordinarsi  a reclamare il diritto all’Educazione Parentale. Lo riferisce Moreno Ferrari, insegnante, che ha già fatto questa scelta per i suoi figli. Si tratta di un diritto riconosciuto dalla legge esercitato da un numero crescente di famiglie.

“L’Educazione Parentale, che è l’equivalente italiano del termine inglese ‘Homeschooling’, assume un modello educativo che ha come fondamento la visione olistica dell’Uomo e nel quale i genitori crescono insieme ai propri figli” riferisce Ferrari, il che non significa aprire scuole, asili nido o quant’altro, ma semplicemente riconoscere che la famiglia, sfruttando tutte le fonti di conoscenza e la competenza disponibili nell’ambiente, può educare autonomamente i propri figli, in un contesto più naturale dove si assecondano i bisogni, gli interessi e le capacità dei bambini.

Chi sceglie di educare a casa è sottoposto solo alla Legislazione Statale, non è quindi soggetto a norme regionali né provinciali e uno studente può coprire tutto il proprio percorso di studi (fino all’università), senza mai mettere piede in aula.

Negli Stati Uniti sono più di 2 milioni coloro che hanno scelto questa opzione, almeno 80 mila in Inghilterra, 4 mila in Francia, in Italia non si hanno statistiche definitive, ma le famiglie che rifiutano la scuola pubblica o paritaria sono sempre di più. Comunque la Costituzione garantisce questa possibilità. Per farlo basta inviare una comunicazione scritta alla direzione didattica di competenza, ogni anno per l’anno successivo. Alla prima lettera dovrebbe essere allegata l’autocertificazione attestante le capacità tecniche e le possibilità economiche dei genitori, il che non implica l’obbligo di esibire la dichiarazione dei redditi o il diploma/laurea. È altrettanto vero che la scuola pubblica può fare dei controlli sull’assolvimento dell’obbligo formativo.

Per formalizzare la carriera scolastica, dal giugno 2018, la legge prevede che gli studenti che si avvalgono dell’istruzione parentale sostengano annualmente l’esame d’idoneità per il passaggio alla classe successiva come candidati esterni presso una scuola statale o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione.

La famiglia sceglie cosa insegnare, orientandosi alle inclinazioni dei propri figli. Secondo i sostenitori di questa scelta, i bambini educati a casa conservano il contatto sociale con il mondo e sviluppano rapporti interpersonali migliori, adeguandosi alle regole della vita pur restando liberi da costrizioni di spazio e di tempo.

Inevitabile la domanda: perché le famiglie scelgono di non mandare i propri figli a scuola?

“Le motivazioni sono molteplici e possono essere di natura religiosa, di salute, per evitare il bullismo o semplicemente perché si vuole dare ai propri figli un’educazione personalizzata” risponde convinto Moreno Ferrari, che aggiunge “Il Covid-19, con le costrizioni sanitarie previste, ha dato un ulteriore impulso a questa opzione per chi non vuole i propri figli “mascherati”, costretti a mangiare sul banco, a fare la ricreazione seduti, privi di adeguata attività motoria, in ambienti necessariamente sanificati in cui il materiale didattico (anche i giocattoli alla materna) sarà esclusivamente ad uso personale...”.

In altre parole, “ …una scuola che, con l’istituzione della ‘camera covid’ in caso di sintomi sospetti, assomiglia sempre di più a una clinica, con tutte le ripercussioni psicologiche sul bambino, senza parlare che la lezione frontale è la peggiore per quelli con Bisogni Educativi Speciali’ o certificazione 104”.

Un’insegnante presente all’incontro ha affermato. “Sono molto sconfortata …c’è un discorso empatico nell’educazione che con l’obbligo della mascherina e del distanziamento si perde, per esempio i maestri non potranno soffiare il naso ai più piccoli, ne abbracciarli per confortarli quando piangono … non so quanto reggerò a tutto questo stress”.

Tramite l’homeschooling i genitori si assumono dunque una responsabilità verso i propri figli e l’intera società, ma i genitori sono in grado di insegnare?

La risposta corale ricevuta è stata “Si”. Perché nessuna istituzione scolastica può competere con dei genitori amorevoli, organizzati e ben motivati.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Mercoledì 9 Settembre 2020

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