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MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

Le sorelle Macaluso di Emma Dante alla Mostra del Cinema

Un film universale che parla alla donne, diverso, sincero, con interpretazioni memorabili e una struttura ben delineata alla Mostra del Cinema di Venezia

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VENEZIA - Potrei riassumere la mia infanzia in pomeriggi interi passati con mia madre, a obbligarla a giocare con le Barbie e a farmi mettere il rossetto sulle labbra, sporgendole in fuori, in quel gesto tipico che fanno le bambine quando vogliono farsi truccare. Pensavo che questi ricordi fossero quelli “normali”, che anche se ti tornano in mente ti fanno l’effetto di un semplice abbraccio di rito a fine giornata, niente fuochi d’artificio. Eppure, guardando Le sorelle Macaluso di Emma Dante, sono stata investita da un fortissimo senso di malinconia quando la maggiore, Pinuccia, ha steso sulle labbra della minore, Antonella, un velo di rossetto rosso. Per poi dirle di chiudere la bocca per spalmarlo meglio, proprio come mi diceva di fare mia madre, davanti allo specchio del bagno.

Le sorelle Macaluso è un film universale, perché mi sono resa conto dalle prime scene che parla a tutte noi donne, anche a chi come me è cresciuta da figlia unica, sebbene sia la storia di cinque sorelle con caratteri e volontà diversi. A unirle è il loro appartamento in Sicilia, vicino al mare, in cui allevano colombi, quelli che liberi alle feste e che poi tornano sempre indietro. Pinuccia, Maria, Lia, Katia e Antonella, e il loro modo di stare insieme. Il loro modo che consisteva nei pomeriggi al mare, nel dar da mangiare ai piccioni, nel farsi scherzi, nel truccarsi insieme in bagno. L’inizio del film è ambientato in un pomeriggio diverso dagli altri: Maria incontra la ragazza che le piace, si baciano per la prima volta e decide di fare la ballerina. Katia e Lia vogliono entrare a tutti i costi in un hotel in cui è vietato andare. Pinuccia si chiede se piace o no al ragazzo col gel che vede lì in spiaggia. Antonella segue le sorelle, le intrattiene ballando e arrampicandosi sulle scale. Quel giorno, però, tutto cambia perché Antonella muore in un incidente stupido, per colpa di una piccola disattenzione. Negli anni, da quel pomeriggio, i rapporti tra le quattro anime rimaste si incrinano, inaridiscono e finiscono per marcire, soprattutto perché Pinuccia dà la colpa di tutto a Lia, che ha problemi mentali, vive istintivamente, ha continui attacchi di rabbia. Dante, nel suo film, mostra una femminilità vera, che femminilità non è perché diventa più semplicemente umanità, vita di persone distrutte, che si danno la colpa, che incolpano gli altri, che provano ad andare avanti, a sopravvivere nel mondo che a volte è veramente così spietato. Il film dura un’ora e mezza, e forse per questo sembra un po’ affrettato, soprattutto perché gli elementi da digerire sono molti e i colpi sono forti, gli anni che passano tanti, i rapporti troppo profondi per essere spiegati in novanta minuti. Per questo mi sarebbe piaciuto un film più lungo, una mezz’ora in più in cui venissero sciolti meglio tutti i nodi, ma in generale Dante porta un film diverso, sincero, con interpretazioni memorabili e una struttura ben delineata, formata da tre grandi blocchi che mostrano infanzia, età adulta e vecchiaia di chi rimane. Di chi, nonostante tutto, resta.

Anja Trevisan

Articolo di Giovedì 10 Settembre 2020

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