Condividi la notizia

MUSICA ROVIGO

Riccardo Zanellato: storia, talento e l'esperienza a Rovigo Cello City

Intervista esclusiva a Riccardo Zanellato, cantante lirico di Porto Tolle, eccellenza del panorama mondiale

0
Succede a:
ROVIGO - Riccardo Zanellato è una grande voce del Polesine: dalla natia Contarina ai più importanti teatri lirici di tutto il mondo, la sua voce di basso si è imposta e ha fatto di lui uno degli interpreti di
riferimento del nostro tempo.
Eppure, quello per la lirica non è stato un amore a prima vista, come ci ha raccontato dopo l’applauditissimo recital nel Tempio della Rotonda, che ha inaugurato domenica 30 agosto la settima edizione di Rovigo Cello City.

“Nonostante mi sia diplomato in chitarra al conservatorio Antonio Buzzolla di Adria, ero allergico al melodramma, non sopportavo l’ascolto di un cantante lirico per più di cinque minuti. Poi, venne il servizio militare, dove, invece di fare il fuciliere assaltatore, sono stato scelto per il coro Julia degli alpini, e qui chiunque mi ascoltasse mi ripeteva che ero pazzo a non coltivare la mia voce, perché ero nato per cantare". Così proprio il cantante lirico Riccardo Zanellato. 
"Così, un po’ scettico e un po’ curioso, ho preparato un’aria per un’audizione, “Non più andrai farfallone amoroso”, ed è stata una folgorazione. Da allora non mi sono più fermato".


Quando è stata la prima volta che è salito sul palcoscenico e ha pensato: sì, questa è la mia strada, sono un cantante?
“Due anni dopo, nel 1994. Studiavo con il maestro Arrigo Pola, che fu insegnante anche di Pavarotti, e partecipai ad un concorso dove sedeva in giuria anche Iris Adami Corradetti. Non vinsi, ma la grande cantante mi fece contattare dal suo segretario per un’audizione; dopo avermi ascoltato, si rivolse ai presenti, dicendo: ‘Avete visto che avevo ragione!’ Lei non era d’accordo col verdetto della giuria, e grazie a lei debuttai in una Bohème realizzata in forma semiscenica al conservatorio Pollini di Padova. Subito dopo arrivò il vero debutto sulla scena, al teatro Verdi di Padova nel ruolo del conte di Ceprano in Rigoletto. Lì ho capito che questa era la strada giusta per me”.

E la chitarra dei suoi antichi studi, che cosa rappresenta per lei?
“Sicuramente è una riscoperta del lock down! Purtroppo, per chi, come me, viaggia tanto, è un bagaglio in più, per cui ho dovuto accantonarla per tanto tempo. Ma questi mesi trascorsi forzatamente a casa sono stati l’occasione giusta per riscoprirla, anche perché io credo profondamente che ogni cantante, nel suo bagaglio di esperienze, dovrebbe avere lo studio di uno strumento, oltre ovviamente a quello della voce: se è vero che gli strumentisti devono imparare a respirare, mentre troppe volte, presi dalla smania del virtuosismo, si dimenticano che la musica è prima di tutto canto, è altrettanto vero che anche i cantanti devono acquisire un’idea della propria voce come strumento, senza accontentarsi di quel che risulta vocalmente comodo“.

Lei lavora con tanti importanti direttori d’orchestra, ma con Riccardo Muti ha un rapporto preferenziale. Ce ne vuole parlare?
“Era il 2006, e il Maestro Muti voleva una seconda compagnia per mettere in scena a Roma Iphigénie en Aulide di Gluck. Io stavo lavorando ad Amsterdam, ma c’era un ruolo secondario, disponibile senza audizione, e per Muti sono partito di corsa. Siamo tutti nella stanza ad aspettare il Maestro, lui entra, si guarda attorno, rivolgendomi uno dei suoi sguardi fulminanti, e dice: ‘Ma chi è quell'energumeno?’ Però, poi mi ha fatto rapidamente passare dalla seconda alla prima compagnia, e da allora è nato un grande rapporto, tanto che mi ha addirittura definito uno dei suoi figli artistici, un grandissimo onore per me. Muti mi ha insegnato a leggere in profondità la partitura, con umiltà, allontanando quegli atteggiamenti da virtuoso, intenzionato soltanto ad impressionare il pubblico".
"Gli sono infinitamente riconoscente, e cerco di meritarmi ogni volta la sua stima.”

Per concludere, un commento sulla sua prima esperienza a Rovigo Cello City: “Conosco molto bene sia Vittorio Piombo (direttore artistico, ndr) che Gerardo Felisatti (direttore d'orchestra, ndr), e ho accolto con gioia il loro invito. E poi non posso che avere un feeling con il violoncello, perché la sua estensione, la sua corda, è proprio quella del basso. Rovigo Cello City è stata per me una bellissima esperienza, nel segno della connessione con le persone: per chi fa musica, soprattutto in questo periodo che ci impone più distanze del solito, è fondamentale partecipare alle emozioni degli artisti con cui si condivide il palcoscenico, per poter trasmettere qualcosa di bello al pubblico. L’emissione è davvero sonora quando è anche un’emissione emotiva, e questo festival lo sa fare benissimo”.

                                                                                                                                                    Nicoletta Confalone
Articolo di Domenica 13 Settembre 2020

Condividi ora la notizia con i tuoi amici

Oggi in Spettacoli e Cultura

La tua opinione conta!

Contribuisci alle discussioni quotidiane con gli altri utenti di RovigoOggi.it