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EVENTO

La parità di genere è la misura della democrazia

Susanna Camusso, ex segretario generale della Cgil, mercoledì 9 settembre ha portato la sua riflessione sulla democrazia e sul ruolo delle donne nella società e nel mondo del lavoro al 37ª Festival dei popoli di Badia Polesine (Rovigo)

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BADIA POLESINE (Rovigo) - Susanna Camusso, ex segretario generale della Cgil, introdotta dall’immancabile presidente del Centro documentazione polesano Remo Agnoletto, mercoledì 9 settembre ha portato la sua riflessione sulla democrazia e sul ruolo delle donne nella società e nel mondo del lavoro al 37ª Festival dei popoli. Ha subito posto l’accento sull'importanza del luogo: "Sono onorata di essere in un bene comune, un esperimento di democrazia che si addice al tema della serata». Quindi ha dato la stura a tutta una serie di riflessioni incentrate sul postulato che “La libertà delle donne è la misura stessa della democrazia, perché presuppone innanzitutto la libertà di scelta, ma da sempre, questa è la sua convinzione, alle donne è impedito di scegliere, per il persistere di stereotipi paternalistici”.  “Siamo considerate una minoranza, benché le donne siano la maggioranza nel mondo”.

Susanna Camusso, ora impegnata nelle politiche internazionali e nelle politiche di genere della Cgil, ha posto l’accento su un tema cruciale per la società: l'economia della cura. “Con il Covid abbiamo scoperto l'esistenza di un mondo malato e che, come recita il moto del 37° festival, quella normalità era il problema”. Il Covid-19 ha messo a nudo la fragilità di un sistema, recuperando al centro l'importanza della salute, dell’istruzione, dell’ambiente ma anche di quanto sia importante l'essere un lavoratore stabile o precario.

Durante il Lockdown i due terzi delle donne occupate hanno, infatti, garantito la sanità, la grande distribuzione, l’attività di pulizia e manutenzione dei luoghi, sacrificando tutto e mettendo a rischio la loro salute, prendendosi ‘cura’ della collettività, non certo per chissà quali retribuzioni e, tanto meno, per certezze. «Se invece di definirle eroi per qualche giorno si riflettesse sul valore e sull’essenzialità di quei lavori eviteremmo appelli paternalistici» ha rilevato la Camusso. Già con l’avvio della fase uno,le percentuali si sono ribaltate e dal momento in cui non si è lavorato più per la collettività, ma fondamentalmente per il profitto e la produzione, il 70% degli occupati sono tornati ad essere uomini, perché prevale sempre l’idea che l’organizzazione sociale sia piegata alle questioni economiche. «È questo alimenta le disuguaglianze».

Nell’intervento, una riflessione propedeutica al rilancio post pandemico, con un occhio di riguardo alle politiche di genere, è stata fatta sulla possibilità di sfruttare il programma europeo Next generation e sul Recovery fund, come opportunità per favorire l’occupazione stabile e per realizzare infrastrutture, come gli asili nido (ma è solo un esempio), che non costringano le lavoratrici a lottare perennemente contro il tempo. “A proposito, ha riferito l’oratrice, la stragrande maggioranza degli infortuni delle donne avviene, per l'appunto, in itinere”.

Il giardino della Casa della cultura e della Legalità era gremito e particolarmente partecipe. In prima fila l'assessore alla Cultura Valeria Targa e diversi esponenti del mondo politico e sindacale polesano.

L'incontro è stato chiuso dalle domande del pubblico una delle quali, posta da una signora, è sembrata scalfire per un momento le granitiche convinzioni della Camusso, sul perché le donne ai vertici organizzativi emulano i modelli maschili “… immedesimandosi nelle modalità maschili del ruolo e si sentono realizzate solo operando in quel modo”. “Sì, ma no” è stata la replica della Camusso che, pur ammettendo questa realtà, ancora una volta la addebita alla discriminazione di genere che costringe le donne a quel modello. In altre parole non è ammessa l’alternativa e non è la dimensione biologica che determina la leadership ma la struttura produttiva capitalistico-patriarcale che premia quel modello. Gli applausi hanno chiuso la serata.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Venerdì 11 Settembre 2020

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