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Corte di Cassazione, tolleranza zero sul reato di violenza sessuale a tutela dei minorenni

L'avvocato Fulvia Fois illustra la pronuncia della Suprema Corte che integra il reato anche nel caso in cui vengano inviati messaggi e immagini pornografiche ad un minore con la minaccia di pubblicare la chat in cui gli stessi sono stati condivisi

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Care lettrici e cari lettori, 

la rubrica di questa settimana riguarda una recente ed importantissima pronuncia della Corte di Cassazione che ha ridefinito, ancora una volta, il reato di violenza sessuale ex art. 609 bis c.p., ritenendolo integrato anche nel caso in cui vengano inviati messaggi e immagini pornografiche ad un minore con la minaccia di pubblicare la chat in cui gli stessi sono stati condivisi.

Come noto, anche perché ho già avuto modo di trattare la questione violenza sessuale in altre precedenti rubriche, i confini della violenza, originariamente ritenuta sussistente solo in caso di intervenuto contatto fisico tra autore e vittima, sono stati progressivamente ampliati nel corso degli anni, con evidente intento condannatorio di tutti quei gesti che seppur apparentemente meno “gravi” sono comunque ugualmente lesivi del bene giuridico tutelato, ovvero la libertà di autodeterminazione sessuale della vittima. 

Partendo da questo presupposto, la giurisprudenza ha ritenuto che integrino il reato di violenza sessuale anche uno schiaffo sui glutei, un bacio forzato sulle labbra oppure la costrizione della vittima ad assistere ad episodi di autoerotismo, così come un abbraccio repentino che provochi un indesiderato contatto tra i corpi e impedisca alla vittima di difendersi e allontanarsi.

Quello che emerge dall’evoluzione giurisprudenziale è, dunque, un sempre maggior riguardo a quello che è il vero bene giuridico tutelato dall’art. 609 bis c.p., il quale al primo comma recita: 

“Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da sei a dodici anni”.

A differenza di quanto potremmo essere portati a pensare, questo articolo non mira a tutelare solamente il diritto all’inviolabilità fisica della persona, quanto piuttosto la libertà sessuale nel suo senso più ampio, intesa come il diritto di autodeterminazione in ordine alla propria sfera intima e agli atti che la compongono.

Chiarito quale sia il bene giuridico tutelato, appare pacifico che il reato di violenza sessuale può dirsi integrato non solo qualora ci sia un’invasione fisica, corporale, della vittima, bensì in tutti i casi in cui la libertà di quest’ultima sia compromessa, venendo ad esempio costretta, sotto minaccia, ad assistere ad atti sessuali o a compierne. 

È proprio questo il caso su cui si è pronunciata la Cassazione.

Nello specifico, la Corte ha ritenuto colpevole di violenza sessuale un uomo che aveva inviato messaggi Whatsapp sessualmente espliciti - compresa un’immagine di sé stesso nudo - ad una minorenne, costringendola anche ad inviare una foto senza reggiseno sotto la minaccia di pubblicare la chat su Instagram e altre pagine pornografiche.

I giudici, in particolare, hanno sancito che la violenza sessuale è perfettamente integrata anche in assenza di un effettivo contatto fisico qualora “gli atti sessuali – nello specifico, l’invio e la ricezione di immagini e messaggi a sfondo erotico – siano finalizzati a compromettere il bene primario della libertà individuale nella prospettiva di soddisfare o eccitare il proprio istinto sessuale”.

È stato dunque precisato, ancora una volta, che la mancanza dell’atto fisico non è di per sé sufficiente ad escludere il reato ex art. 609 bis c.p., ben potendo riconoscersi molteplici vie per soggiogare l’autodeterminazione sessuale altrui, in particolare qualora la vittima sia psicologicamente più debole, come ad esempio può essere un minorenne.

Questa pronuncia è di fondamentale importanza non solo per aver ampliato la portata dell’art. 609 bis c.p. ma anche per aver colmato un pericoloso vuoto di tutela del nostro ordinamento.

Il nostro codice penale, infatti, prevede un apposito reato per chi compie atti sessuali in presenza di minori di anni quattordici al fine di farli assistere agli stessi oppure mostra materiale pornografico a persona infraquattordicenne al fine di indurla a compiere o subire atti sessuali: in questi casi è integrato il reato di corruzione di minorenne che l’art. 609 quinquiespunisce con la reclusione da uno a cinque anni.

D’altro canto, l’art. 609 undecies del codice penale individua il reato di adescamento di minorenni, punendo con la reclusione da uno a tre anni chiunque cerchi di carpire la fiducia di un minore di anni sedici con artifici, raggiri, lusinghe o minacce posti in essere anche via internet o con altri mezzi di comunicazione, al fine di compiere altri reati anche a sfondo sessuale.

La lacuna è evidente e il problema duplice: gli articoli 609 quinquies e 609 undecies fanno esplicito riferimento, rispettivamente, ai soggetti infraquattordicenni e ai minori di anni sedici, tutelandone il corretto sviluppo sessuale, che deve essere armonioso e naturale, scevro da ingerenze esterne, ma lasciano per così dire “esposta” una fascia di soggetti ugualmente fragile e bisognevole di protezione, ovvero i minori dai sedici ai diciotto anni d’età.

Ecco, allora, che nel tentativo di rendere più omogenea la tutela, la Corte di Cassazione è intervenuta affermando che condotte tipiche del reato di corruzione di minori - quali l’invio di materiale pornografico al fine di indurre la vittima a compiere o subire atti sessuali – o riconducibili al reato di adescamento di minorenni – come ad es. la minaccia di pubblicare la chat in cui sono stati condivisi contenuti pornografici - assumono rilevanza penale non solo se compiuti nei confronti di persona minore di anni quattordici, bensì, più generalmente, anche se compiuti nei confronti di persona minore di anni diciotto, ferma restando la necessaria valutazione della idoneità di tali atti a violare la libertà di autodeterminazione sessuale della vittima e l’intenzione dell’autore di soddisfare i propri deplorevoli desideri.

Si tratta di un piccolo grande traguardo volto a tutelare maggiormente tutti i ragazzi e le ragazze minorenni.

Non ci stanchiamo però di ribadire che la tutela giuridica da sola non basta: in una società che invita a condividere sempre di più e senza censure aspetti della propria intimità e che fa dell’esibizione del proprio corpo uno strumento di affermazione sociale, appare necessario riformulare l’educazione fornendo soprattutto ai minori un filtro di lettura dei messaggi provenienti sia dai social network che dai media, oltre a responsabilizzare anche questi ultimi, parti integranti di un meccanismo che fagocita l’individualità e annienta il pudore.

Ritengo sempre più importante informare ed essere informati dei propri diritti e quindi dei risvolti giuridici delle condotte che vengono poste in essere nei  confronti soprattutto di minori.

La giusta informazione rende liberi di tutelare questi diritti senza paura o esitazione.

Se avete delle domande o volete propormi un argomento di cui parlare nelle prossime rubriche, potete farlo compilando il modulo che trovate sul sito www.dirittoetutelafois.com oppure scrivendomi a dirittoetutela3.0@gmail.com


Avvocato Fulvia Fois

Articolo di Domenica 13 Settembre 2020

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