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GESTIONE PROVINCIALE DEI RIFIUTI

Rovigo verso il 51% di Ecoambiente dopo la fusione inversa con il Consorzio Rsu

Valore di concambio mantenuto inalterato anche dopo il bilancio del Crsu. Il cda di Ecoambiente ha approvato il progetto di fusione, la conclusione del lungo percorso ora è a un passo

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ROVIGO - Giovedì 10 settembre il consiglio di amministrazione di Ecoambiente ha approvato il progetto di fusione inversa per incorporazione con il Consorzio Rsu. Una soluzione per far "evaporare" il Crsu voluta dai soci del Consorzio per evitare quanto previsto dalla LR50 del 2012 ovvero la retrocessione delle quote consortili, ed a cui i sindaci della provincia si sono sempre opposti, boicottando tutte le iniziative di ricostituzione dell'organo amministrativo del Consorzio Rsu Azienda speciale da parte del presidente dell'assemblea soci, ovvero il Comune di Rovigo, ai tempi dell'ex sindaco sfiduciato Massimo Bergamin. Il passaggio attraverso Ecoambiente era stato individuato come unica possibilità per non ricevere quota delle obbligazioni in capo al Consorzio, che passano quindi ad Ecoambiente, ovvero ai cittadini del Polesine tramite la Tari, chiusura e messa in sicurezza diella discarica di Taglietto 0 a Villadose in primis, ampliamento volumetrico della discarica di Taglietto 1, (lavori garantiti da bando di gara europea da "fondi propri del Crsu") più alcune altre vertenze a cui sta rispondendo esclusivamente Pierluigi Tugnolo.

Il percorso si era bruscamente interrotto lo scorso dicembre per uno scrupolo interpretativo ad una nota della Agenzia delle Entrate in seguito all'operazione di assemblea straodinaria dei soci di Ecoambiente in aumento di capitale funzionale alla spoliazione del Crsu dei beni detenuti che impedivano normativamente il progetto di fusione inversa, possibile solo quando la società incorporata (Crsu) detiene solo le quote di proprietà della incorporante (Ecoambiente). Da allora sono arrivate le risposte dell'Agenzia dell'Entrate relativamente agli interpelli su eventuali profili di elusività fiscale, che hanno avvallato l'operazione dal punto di vista fiscale. Tutto si è quindi rimesso in moto e già da luglio Ecoambiente e Consorzio Rsu hanno lavorato per concordare e seguire un programma di massima, con date e scadenze.

Il 10 settembre, è stato  approvato il progetto di fusione da parte del Cda di Ecoambiente. Entro il 18 settembre anche l'organo amministrativo del Consorzio Rsu (soppresso secondo il Crsu, con buona pace dei sindaci soci, e rappresentato dal liquidatore regionale di funzioni Pierluigi Tugnolo) dovrà compiere lo stesso passo di approvazione, perché quel giorno si terrà l'assemblea di controllo analogo che dovrà a sua volta approvare il tutto. Dopo l'approvazione dovrà trascorrere il tempo di 15 giorni di pubblicità legale. Poi, il 12 ottobre, si riuniranno le due assemblee dei soci di Ecoambiente e del Consorzio Rsu, ultimo passo prima della ratifica della fusione davanti al notaio, che sancirà la fine del Consorzio Rsu, i cui beni residui, ad eccezione delle quote di partecipazione in Ecoambiente, nel frattempo vorrebbero essere tutti trasferiti al Consiglio di Bacino ed al Comune di Villadose, piuttosto che ai proprietari, ovvero i Comuni soci, che però, da anni, non li vogliono più.

Il progetto di fusione è tecnicamente lo stesso, già approvato con delibera da tutti i consigli comunali del Polesine, ed ha mantenuto i medesimi rapporti di concambio già previsti nel 2018. L’aspetto di novità è un’ulteriore perizia giurata del commercialista Giampaolo Capuzzo che non fa altro che confermare l’operazione, completando il parere dell’Agenzia delle Entrate.

Secondo Ecoambiente, società in scadenza di affidamento del servizio al 31 dicembre 2020, il compimento del percorso di fusione permetterà di mettere in sicurezza il rinnovo della gestione in house del servizio integrato dei rifiuti pubblico, essenziale per la collettività, secondo il modello già in atto. Il Consiglio di bacino, alla domanda del prefetto di Rovigo su quale fosse il problema del mancato avvio delle procedure di affidamento nei confronti di Ecoambiente rispose che l'unica motivazione per il quale non sarebbe stato possibile affidare alla società il servizio dipendeva dal fatto che il socio Crsu non aveva ancora sottoscritto il patto di controllo analogo da parte dei comuni soci, ottemperato la settimana successiva dal rappresentante, per i soci, Pierluigi Tugnolo.

Il cda di Ecoambiente, formato dal presidente Marco Trombini, dall'amministratore delegato Giancarlo Lovisari e dalla consigliera Michela Bacchiega esprime tutta la propria soddisfazione: “Siamo riusciti a ripartire con velocità e decisione sulla strada che era già stata tracciata ed il traguardo che consentirà di voltare pagina con tutte le difficoltà del passato e di arrivare al nuovo affidamento in sicurezza, è ormai ad un passo. Questo permetterà di dare un futuro sicuro ad una società pubblica, sana ed efficiente, ed ai suoi circa 300 dipendenti, nonché di dare al contempo ai cittadini polesani certezze sulla corretta e trasparente gestione del servizio integrato del ciclo dei rifiuti in Polesine”.

Alla prossima assemblea di controllo analogo i sindaci saranno chiamati anche a decidere quali somme erogare al Crsu tramite Ecoambiente dopo che il Consorzio ha presentato il bilancio 2019 da cui si evince che l'iniziale contributo consortile richiesto era di 20 euro a tonnellata di rifiuti portati in discarica, di cui solo 10 incassati. Sul credito del Consorzio, della parte non ancora corrisposta, anche se Tugnolo sembra si possa "accontentare" di 16 euro, ovvero 6 oltre quanto già pagato, la proposta dei sindaci potrebbe essere attorno ai 14. Per tutto il 2020 invece il Consorzio sembrerebbe non aver incassato alcuna somma.

 
Articolo di Sabato 12 Settembre 2020

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