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MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

A Pierfrancesco Favino la Coppa Volpi

I vincitori della Mostra del Cinema di Venezia, Pietro Castellitto vince col suo esordio, Pierfrancesco Favino e Vanessa Kirby i migliori attori. Leone d’Oro per il miglior film va a Nomadland di Chloé Zhao

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VENEZIA - Pietro Castellitto esordisce alla regia col film I predatori e vince, nella sezione Orizzonti, il premio per la miglior sceneggiatura. Infatti ha scritto, diretto e interpretato l’opera, che racconta varie storie, in quanto film corale: una famiglia benestante con un figlio bizzarro ossessionato da Nietzsche (lo stesso Pietro), madre famosa regista e padre medico. Una seconda famiglia, formata da un figlio dodicenne, un padre fascista che possiede un’armeria e una madre che fa le pulizie e sogna un futuro più in grande. Le storie delle famiglie si intrecciano inesorabilmente quando Federico, il personaggio di Pietro, decide di dissotterrare Nietzsche e chiede illegalmente una bomba a Claudio, il fascista. Una commedia dai toni cupi, a tratti, che si occupa anche di raccontare matrimoni disfatti, tradimenti, amicizie basate sul nulla, rapporti familiari (sia tra nipoti, nonni, cugini, zii) portati all’esasperazione, attraverso gli occhi di un ragazzo fortemente individualista, anti-comunista, cresciuto col naso dentro i libri del filosofo.

Gli altri premi più attesi sono sicuramente: la Coppa Volpi per il miglior attore protagonista a Pierfrancesco Favino per Padrenostro, la Coppa Volpi per miglior attrice protagonista a Vanessa Kirby per Pieces of a woman, film che narra la storia di una coppia dopo aver perso il proprio bambino durante il parto, per colpa dell’ostetrica; miglior sceneggiatura a The disciple e, il Leone d’Oro per il miglior film va a Nomadland di Chloé Zhao, con una fantastica Frances Macdormand come protagonista. È la storia vera di ingenti gruppi di persone che, in America, stanno velocemente abbandonando le proprie case per problemi economici, cominciando a vivere in furgoni, da una parte all’altra degli Stati Uniti, riunendosi in comunità nel deserto. Frances interpreta Fren, una donna che sta raggiungendo l’anzianità e che vive nel suo furgone da anni, saltando da un lavoro precario all’altro dopo la morte del marito, che ama ancora.

Film di denuncia sociale: Nuevo orden e Run hide fight

Nuevo orden è il film in concorso scritto, diretto e montato da Michel Franco. Uno dei più violenti a gareggiare per il Leone d’Oro, è ambientato in Messico nel 2021, un futuro prossimo in cui il divario tra le classi sociali si è fatto sempre più evidente. Per questo motivo scoppia una rivolta armata, e durante il suo matrimonio la protagonista benestante Mariana viene rapita dai rivoluzionari per chiedere un riscatto di dieci milioni alla sua famiglia. Viene istituito il coprifuoco dopo le nove di sera per la classe sociale più bassa, mentre alcuni membri di tutte le famiglie abbienti vengono sequestrati come Mariana e portati in quelli che sembrano essere campi di concentramento, in cui subiscono violenze e stupri. A colorare il film è la vernice verde fluo che vediamo dall’inizio alla fine della proiezione, il colore che usano i rivoluzionari per attaccare i ricchi, con cui cospargono le opere d’arte, le auto, i monumenti e i palazzi più importanti di Città del Messico. Il film ricorda vagamente Joker, il Leone 2019, per il tema dell’abbandono dei poveri a se stessi, della rivolta e della violenza, ma, al contrario del film di Philipps, non sembra avere una struttura ben precisa, ma piuttosto seguire la storia di Mariana e della sua famiglia, compresi i domestici, solo in base al pagamento del riscatto. La seconda parte, per questo, risulta deludere un po’ le aspettative che si erano create nella prima.

Fuori concorso, invece, è passato giovedì alle 22.00  Run hide fight di Kyle Rankin, che tradotto vuol dire corri nasconditi combatti. Zoe (Isabel May) è una diciassettenne in procinto di finire il liceo, ancora traumatizzata e arrabbiata per la morte della madre, appena un anno prima. Il suo unico sfogo è andare a caccia col padre. La mattina dell’ultimo giorno fanno irruzione a scuola con un furgone pieno di esplosivi quattro studenti armati, col fine di compiere una strage in diretta streaming sui principali social (Facebook, Instagram, Periscope). Zoe, dopo essere riuscita a scappare, decide di tornare indietro ad aiutare gli altri studenti, anche sotto consiglio della madre, che continua a vedere quotidianamente con l’immaginazione. Dal ritmo coinvolgente, Run hide fight non vuole denunciare solo l’accessibilità alle armi in America, ma anche i motivi per cui alcuni ragazzi, ignorati dagli insegnanti mentre chiedono aiuto, riescano ad arrivare a compiere atti tanto crudeli: uno dei quattro, infatti, dopo anni di bullismo, di continue prese in giro (anche da parte dei professori), e trovando appoggio solo nel leader del gruppo, decide di vendicarsi anche su gruppi interi di innocenti. Un film di denuncia, quindi, come Nuevo orden.

In Orizzonti, infine,  da segnalare Yellow cat del kazako Adilkhan Yerzhanov,  è la storia di Kerbek, un ragazzo con un lieve ritardo mentale che, innamoratosi di una prostituta con la stessa problematica,  che decide di aprire un cinema in una montagna isolata e sperduta. Il film, messo così, non sembra niente di che, ma sorprende la capacità del regista di ambientare il tutto in un posto spoglio, con pochissimi oggetti, una scenografia pressoché costruita solo su piccole case di mattoni, pochi alberi e molto deserto, e rendere comunque la sua opera piena di vita, speranza e solidarietà. Perché l’amore che nasce tra Kerbek ed Eva valica i confini fisici e diventa platonico, come Kerbek spiega a Eva in una battuta, mentre sono stesi in mezzo alla polvere: “tu per me sei come un albero... e io sono la pioggia”.

Anja Trevisan

 

Articolo di Domenica 13 Settembre 2020

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