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FESTIVAL DEI POPOLI

Il primo giorno di scuola sia festa nazionale

Nel giardino della Casa della cultura e della legalità di Salvaterra, nel comune di Badia Polesine (Rovigo), Raffaele Mantegazza, ha parlato della costruzione e della difesa della democrazia dal punto di vista emotivo

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BADIA POLESINE (Rovigo) – “Il primo giorno di scuola sia festa nazionale” è la proposta dal docente di Pedagogia generale e sociale alla Bicocca di Milano Raffaele Mantegazza, ospite sabato sera 12 settembre al 37° Festival dei Popoli a Badia Polesine, che aggiunge “Vorrei che fosse un giorno di festa, da ricordare negli anni, perché con la scuola riparte veramente l’intero Paese”.

Come sempre introdotto da Remo Agnoletto, nel giardino della Casa della cultura e della legalità di Salvaterra, Raffaele Mantegazza, ha parlato della costruzione e della difesa della democrazia dal punto di vista emotivo. Tema dell’incontro da lui suggerito: “Nasce forse, timidi ma decisi passi dentro il nuovo”, con riferimento al crollo delle certezze dopo Covid-19. Per farlo ha iniziato recitando il testo di una bella canzone del cantautore bolognese Andrea Mingardi dal titolo emblematico: “La mafia siamo noi”. Siamo noi che pensiamo di essere meglio degli altri…che seguiamo i consigli della televisione …siamo noi che abbiamo sempre bisogno d’avere un padrone… ma ci mettiamo in mostra, siamo buoni con i negri ed i terroni ma appena ci sentiamo un po’ al sicuro picchiamo duro, …la mafia siamo noi soci del mondo, un’azienda che dura una vita e piangiamo quando non ci sono i dividendi, …siamo noi col nostro finto stupore e diciamo “ma chi l’avrebbe immaginato che sarebbe finita così, senza amore” … però sempre pronti a trovare fuori da noi le ragioni del male.

Da qui la riflessione del pedagogo Mantegazza si è sviluppata attorno alla dimensione affettiva della democrazia, agganciandosi alla cronaca della recentissima morte violenta di Willy. La risposta va ricercata nell’umano che è stato denudato. “In fondo anche gli assassini saranno stati bambini, anche loro saranno andati a giocare con i compagni e avranno avuto le emozioni del primo giorno d’asilo”. Perché sono diventati così? Per spiegare “la banalità del male”, magistralmente raccontata da Hannah Arendt nel saggio su Eichmann, Mantegazza ha utilizzato i miti dell’antica Grecia per arrivare a Freud quando dice che “La psiche individuale è dominata dall’inconscio” cioè da forze irrazionali contenute dall’Io “…una crosta su questo magma ribollente” che ci permette di trasformare gli istinti violenti insiti nella natura umana, in arte, creatività, politica, dialogo, tolleranza. Quello che invece non si deve fare è ignorare questo lato oscuro dell’esistenza che è dentro  di noi. “In ciascuno dorme un piccolo Eichmann e può essere governato solo con l’educazione alla democrazia”. In definitiva la bontà consiste nel non ignorare la propria potenziale cattiveria; siamo buoni quando ci rendiamo conto di poter fare il male e ci asteniamo, perché l’altro è un altro essere umano. È questo il senso della democrazia “Una costruzione umana, che sceglie di fare il bene”. Il problema è essenzialmente educativo. “Educare all’affettività, come dice Umberto Galimberti, significa però capire che nella sfera affettiva convivono opposti sentimenti”. Una comunità di affetti tutti legittimi purché non siano distruttivi per gli altri. Gianni Rodari scrisse un libro bellissimo “Il pianeta degli alberi di natale”, la riscrittura dell’utopia per bambini e in cui, con la metafora del “palazzo rompi tutto”, è genialmente spiegato che la distruzione dev’essere incanalata al buono. L’altro insegnamento da ricavare è che la democrazia giudica i fatti, non giudica le emozioni, semmai le fa crescere. E qui entra il tema della paura. “C’è una paura psicotica, irrazionale, talvolta utilizzata politicamente e c’è una paura razionale, quella che ci porta ad assumere comportamenti di prudenza (come usare la mascherina per proteggere con se stessi gli altri)”. In questi mesi le due paure si sono intrecciate generando confusione e comportamenti negazionisti. Vanno capiti (non giustificati) introducendo quella che Mantegazza definisce “…la dimensione pre-politica delle emozioni”, quella per intenderci che c’indigna di fronte all’ingiustizia o alla violenza gratuita. Il problema è che c’è qualcuno che cavalca queste “emozioni di pancia”. In soccorso alla democrazia c’è la Costituzione, definita dal professore “Un grande insieme di regole che partono dall’umano”. La dimensione umana della “pietas” va difesa, contro le dinamiche comportamentali del bullismo e della violenza inutile o della micro violenza che si legittima nella sopraffazione del debole e del diverso e poi sfocia nei raid teppistici o nella violenza negli stadi anticamera del totalitarismo. Bisogna ammettere che il totalitarismo è eccitante, afferma Mantegazza, ma allora dobbiamo fare in modo che la democrazia lo sia di più e per farlo bisogna lavorare sui più giovani, affermando il primato dell’etica  che, senza negare l’irrazionale cerca di arrivare alla ragione.

Come? Il metodo migliore è insegnare ai ragazzi il valore dell’autocensura e delle argomentazioni basate sul principio che l’onere delle prove è sempre a  carico dei negazionisti. Solo così si potrà arginale il dilagare dell’arbitrio dilagante sui social e delle fake news.

La morale finale è questa: Non si arriva alla punta dell’iceberg se non si capisce quello che c’è sotto.

Nel dibattito è emersa una domanda sulla scuola parentale. Il giudizio di Raffaele Mantegazza è stato assolutamente contrario, “Perché il ruolo del genitore non è quello dell’insegnante e perché limita la socializzazione giacché nella vita ti puoi scegliere gli amici, non gli interlocutori”.

Un’altra domanda ha riguardato le possibili derive autoritarie dalla crisi pandemica, sull’esempio Ungheria. Il professore, anche se non esclude tentazioni di quel genere, è convinto che in Italia ci siano gli anticorpi per difendere la democrazia.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Domenica 13 Settembre 2020

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