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ARTISTA CASTELNOVO

Giuseppe Zenezini: il mago della ceramica di Castelnovo Bariano

68 anni e tanta esperienza nel campo della modellazione della ceramica, con tanti progetti portati a termine e tanti ancora nel cassetto per coltivare la propria passione (Rovigo)

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CASTELNOVO BARIANO (Rovigo) - Giuseppe Zenezini, anni 68, attuale curatore del museo civico nella frazione di San Pietro Polesine, nel 1982, a cura del Cassae della Transpadana Ferrarese, partecipò attivamente, sulla riva sinistra del Tartaro fossile (confine legnaghese) agli scavi onde portare alla luce la testa di un ponte romano. Al contrario fu riesumato il basamento di una torre doganale confinaria veneziana (secolo 15°) a controllare i finitimi territori gonzaghesco-estensi, nel contesto della navigazione commerciale tra Adige e Po.

A cura della competente Sovrintendenza fu dato alle stampe un corposo catalogo che ebbe rilievo nazionale. Furono recuperati, fra l'altro circa 5.400 frammenti di ceramiche quattrocentesche ferraresi (piatti, scodelle, brocche, tazze, ciotole). "In un quadriennio - ricorda Giuseppe Zenezini - assemblammo e ricreammo questi utili strumenti, oggi parte strategica del nostro museo sampietrese. Non eravamo restauratori professionisti, ci improvvisammo prima archeologi, poi restauratori, la grande passione e la dedizione ci premiò allora. Lunghe sere a lavorare io, mio fratello Agide e Pietro Prandini".

Per Giuseppe Zenezini la ceramica divenne ragione di vita tanto che alle scuole elementari dal 1992 in poi tenne lezioni ai bambini del 1° e del 2° ciclo (lavorazione della creta; età del Bronzo; lampade romane;
ceramiche di Torretta..): la manualità ragionata in aula; la teoria al museo sampietrese). "Dopo il 2000 - prosegue Giuseppe Zenezini - approfondii gli studi ceramici e cominciai a produrre per conto mio piatti, scodelle, brocche, tazze, ciotole del '400 ferrarese. Acquistai pezzi crudi di argilla insieme ad un forno di cottura, un lavoro certosino, il mio hobby sino ad oggi".

"Come nasce un piatto estense? Progetto, tazza in argilla cruda, bagno di terra bianca o ingabbiato, disegno con un punteruolo o graffiatura, prima cottura a 1000° gradi, colorazione (un paio di colori base come il verde ramina e il giallo ferraccia), lucidatura o vetrificatura, ricottura a 960°, il tutto per una settimana di lavoro".

"Dal 2016 - conclude -mi sono dedicato a tempo pieno alla ceramica quattrocentesca ferrarese, ispirandomi alla mitologia, alla storia, al quotidiano della corte umanistica estense. Sino ad oggi ho prodotto un centinaio di pezzi tra piatti, scodelle, brocche, tazze, ciotole, vasi. Lo scorso agosto, tramite un sito di ceramisti su Facebook, mi sono iscritto al 1° concorso di ceramica d'arte contemporanea, 4a edizione, Mondo Mare Festival, dal 7 al 9/8 ad Albisola Superiore (Savona). Ho presentato due pezzi: un piatto di 40 cm di diametro effigiante il ballo tratto dalla Bibbia di Borso d'Este; un secondo piatto delle stesse dimensioni raffigurante il gioco delle carte, copia dell'originale conservato al londinese British Museum. Sono stato premiato per il piatto estense. A breve un altro concorso il Master Ceramist di Savona".
Articolo di Giovedì 17 Settembre 2020

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