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ECONOMIA

Il piccolo negozio regge, a picco gli outlet

Stefano Pattaro, presidente di Ascom Rovigo conferma: “Il piccolo commercio ha tenuto meglio della grande distribuzione”

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BADIA POLESINE (Rovigo) - Le considerazioni di Stefano Pattaro, presidente di Ascom Confcommercio di Rovigo confermano che “Il piccolo commercio ha tenuto meglio della grande distribuzione organizzata che patisce maggiormente la concorrenza dell’e-commerce”, come dire che l’effetto-Covid colpisce a diverse velocità. Il piccolo negozio multi-brand sta reggendo meglio di quelle realtà che Pattaro definisce sbrigativamente “scatoloni” e nelle quali per lavorare c’è bisogno di assembramento sociale. Un fenomeno positivo un po’ inatteso. “In effetti, sono quotidianamente in contatto con gli agenti di tutto il triveneto che mi confermano questa tendenza” prosegue presidente di Ascom e, dall’analisi dei consumi, emerge un dato non dissimile da quello nazionale. 

Gli outlet stanno registrando un meno 60% di vendite: “Primo perché per il 70% il cliente dell’outlet è un turista straniero, continua Pattaro, e quindi quella distribuzione patisce la congiuntura settore turistico, poi perché i grandi marchi hanno dei canali distributivi ufficiali contingentati con dei vincoli particolari, come quello di essere posizionato in una grande città, con determinate metrature, di arredamento ecct ”. Succede che molti negozianti del centro nord europa, che facevano man bassa in quei punti vendita, non vengono più. Inoltre i grandi contenitori che sono notoriamente dei punti di aggregazione sociale stanno perdendo questo ruolo, penalizzati dalle norme anti covid per cui quello che era un momento di evasione è diventato, con le regole sul distanziamento, un disagio da evitare, proprio perché viene ostacolata la socializzazione.

“Il cosiddetto Fast fashion, inoltre, non incontra più il favore dei clienti orientati sempre più a prodotti durevoli e di maggior qualità”. L’abbigliamento va meglio degli accessori e sembra non soffrire la concorrenza dell’online anche per ovvi motivi pratici, legati al poter provare i capi da acquistare. 

In ogni caso, secondo i dati di Confcommercio, il quadro complessivo appare preoccupante e si pensa che ci vorranno almeno cinque anni per tornare ai livelli di spesa pro capite del 2019, con una perdita nel 2020 pari a1.900 euro pro capite, circa il 10,9% (pari a una perdita di 116 miliardi) a livello nazionale. Un dato che evidenzia e conferma l’unicità dell’anno in corso, il peggiore dal secondo dopoguerra. I dati dell’Osservatorio dei consumi parlano di un calo dal 40 al 50% specie nella ristorazione e non-food. La ristorazione, soprattutto nella pausa pranzo, è quella che sta soffrendo di più.

“In Polesine le cose vanno un po’ meglio” dice Pattaro perché i flussi turistici qua non sono mai arrivati massicciamente per cui con la pandemia non se ne è sentita la mancanza, ma anche il Polesine ha lasciato per strada oltre700 milioni di euro rispetto allo scorso anno, con un saldo negativo sui posti di lavoro.

“Per il futuro prossimo siamo molto preoccupati, tutto dipende dall’evoluzione autunnale e invernale della pandemia e stiamo aspettando la fine del blocco dei licenziamenti per capire cosa succederà realmente nel mercato, ci sarà ancora bisogno di sostegno da parte dello Stato nei confronti delle imprese, temiamo nubi minacciose entro la fine dell’anno”.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Giovedì 17 Settembre 2020

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