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CULTURA VENETO

Beltotto ringrazia Corazzari per le adesioni alla 'famiglia' sempre più grande di Teatro Stabile, solo Rovigo non risponde

Il presidente del prestigioso ente teatrale Veneto procede con la campagna "acquisti": l'obiettivo è riunire i teatri dei capoluoghi di provincia nell'organizzazione dello Stabile

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PADOVA - Nell’anno nero dello spettacolo dal vivo ecco il “Noi partiamo e il pubblico venga con noi”. La sfida del teatro in una sala chiusa Giampiero Beltotto, presidente del Teatro Stabile del Veneto, la affronta di petto e annuncia l’avvio della programmazione 2020-21 nei teatri gestiti direttamente, in primis il Goldoni di Venezia, il Comunale di Treviso e il Verdi di Padova, più nelle singole realtà che fanno riferimento allo Stabile come Bassano del Grappa e Badia Polesine.
I severi protocolli anticontagio fanno diventare i teatri luoghi sicuri: distanziamento, igienizzazione, mascherina in viso, file distanziate, pagamenti elettronici e prenotazioni online son rigida routine per chi organizza e fa spettacoli.
La cosa pesa, soprattutto economicamente e per la perdita di posti per il pubblico. “Di fatto rinunciamo al 55% del nostro pubblico, per noi sarà un bagno di sangue, ma dobbiamo affermare la responsabilità del teatro pubblico, dal momento che i soci dello Stabile sono pubblici” spiega Beltotto.

La stagione estiva è andata bene: l’inaugurazione dello spettacolo dal vivo a giugno è avvenuta simultaneamente nelle tre piazze in cui lo Stabile ha i teatri di riferimento, e poi è proseguita per 100 appuntamenti con molta partecipazione.
Anche gli oltre 200 spettacoli estivi organizzati da Arteven, il circuito multidisciplinare regionale, con cui lo Stabile ha sottoscritto una convenzione di collaborazione a partire dalla stagione 2020-21 sono stati molto seguiti, ad indicare che il bisogno di condividere emozioni dal vivo, dopo la reclusione del lockdown, è molto forte. Imparata la gestione dei protocolli anticontagio, la prova del 9 sarà la stagione invernale.

“Devo ringraziare pubblicamente l’assessore alla cultura del Veneto Cristiano Corazzari, - sottolinea Beltotto - in questi mesi miei di presidenza è stato una presenza di straordinaria efficacia rispetto alle politiche della Regione del Veneto. Ha sempre aiutato e non è mai rimasto indietro rispetto a provocazioni. Quando durante l’estate lo Stabile ha trovato il supporto e l’adesione delle Camere di commercio del Veneto, che sono entrate come soci ordinari - “un sodalizio forte che unisce e che affonda le radici anche nel tessuto economico dei territori” - si è mosso in prima persona. L'ho apprezzato molto, pur nella difficoltà emergenziale del Covid lui ha fatto in modo che la Regione trovasse i soldi per fare la squadra, noi dello Stabile li abbiamo raddoppiati e costruito un pacchetto di spettacoli, che ora è nelle mani di Arteven così che anche tutti i comuni abbiamo la possibilità di aprire le sale per i loro spettatori” ha spiegato Beltotto. Sul piatto dunque ci sono 500mila euro tra Regione e Teatro Stabile, con contributo fattivo di Arteven.

Il progetto di Beltotto, con il Teatro Stabile a guida del teatro veneto, passo dopo passo procede. Neanche troppo lentamente.
“Mi auguro che soprattutto i teatri dei centri capoluogo decidano di entrare nella famiglia più ampia, che ha raggiunto con Arteven un ottimo equilibrio”. “Come presidente dello Stabile mi muovo secondo input gestionali dei soci che sono di tutti i colori politici, eventuali pregiudizi di tipo politico sono negati dai fatti: a Padova c’è una giunta con cui andiamo d’amore e d’accordo. Con Vicenza abbiamo cominciato un rapporto ricco e fecondo, nonostante Cesare Galla (celebre critico teatrale ndr) che è come l’ultimo dei giapponesi; anche con Verona stiamo tessendo grandi e fervide relazioni, di Belluno ho ricevuto personalità interessate ad entrare in relazione con noi”. “Non mi sembra che a Treviso - specifica - qualcuno si sia sentito invaso e non mi sembra occupata Arteven, ciascuno sta facendo il mestiere suo” dice Beltotto per esorcizzare eventuali attribuzioni del ruolo da 'generale conquistatore'.

Rovigo mancherebbe all’appello ma non perché Beltotto non si sia fatto vivo, anzi. “Persino il presidente Zaia all’assemblea soci racconta Beltotto - ha chiesto: ma la città Rovigo non c’è? Diteglielo a Rovigo che se entra nello Stabile la Regione gli darà una mano!”.
“Ecco - conclude Beltotto - anche io mi chiedo Rovigo dove è, Rovigo cosa intende fare, visto che con sindaco e assessore ci siamo visti un numero sufficiente di volte, sette. Mi hanno posto delle domande alle quali ho sempre dato risposta. Rovigo ci sei? Vuoi davvero fare tutto da sola mentre gli altri attorno fanno squadra?”. D'altra parte le avvisaglie che il teatro di Rovigo intenda fare in autonomia, o almeno tentare, ci sono tutte. In questi giorni il Sociale di Rovigo sulla lirica non ha sottoscritto l'accordo con i teatri di Padova e Treviso per le coproduzioni, molto probabilmente in virtù di altre collaborazioni.
Il Comune di Rovigo, che aveva chiesto alla Regione Veneto per il 2020 un sostegno da 45mila euro per la stagione del teatro Sociale e ne ha ricevuti solo 25mila, non deve essersi sentito molto considerato sapendo invece che il teatro Dal Monaco di Treviso, come quello di Rovigo teatro di tradizione e di pari livello nelle produzioni liriche e di prosa, ha ricevuto diverse centinaia di migliaia di euro "allineandosi".
Tutto ciò a confermare come l'autonomia, anche in campo culturale, sia sempre un argomento di grande attualità.

 
Articolo di Venerdì 18 Settembre 2020

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