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CONVIVIALE

Il “Contratto di Foce” spiegato al Rotary

Una panoramica generale sul tema dell’ambiente e del paesaggio posti come centralità di qualsiasi programmazione per lo sviluppo di Rovigo e provincia, nella conviviale del Rotary club Badia – Lendinara 

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BADIA POLESINE (Rovigo) - Continuano le conviviali del Rotary club Badia – Lendinara all’insegna del tema delle opportunità che può sviluppare il territorio polesano, come ha sottolineato la Presidente Laura Negri, che ha espresso il desiderio di trattare questi argomenti negli incontri rivolti ai soci in questa sua annata.

La serata di martedì 15 settembre, ha visto protagonisti l’ingegnere Giancarlo Mantovani, direttore del Consorzio di Bonifica Delta del Po, e Laura Mosca, architetto e consulente del Consorzio di Bonifica. Entrambi hanno offerto una panoramica generale sul tema dell’ambiente e del paesaggio posti come centralità di qualsiasi programmazione per lo sviluppo di Rovigo e provincia, nella consapevolezza che ogni azione dovrà essere valorizzata sensibilizzando i cittadini del territorio polesano.

Al centro della serata è stata data attenzione alle dinamiche che hanno dato la possibilità ai comuni della foce del Po di attingere risorse tramite la partecipazione a bandi regionali ed europei, permettendo l’inserimento del Delta Polesano nel sistema “MAB Unesco - uomo e biosfera” nel 2017 e nel “MAB Unesco Po grande” nel 2019, promuovendo progetti a valenza nazionale e internazionale.

Nello specifico, è stato spiegato quanto sia stato importante il percorso di partecipazione da parte degli stakeholder territoriali come le amministrazioni locali, le associazioni di categoria e gli operatori con i quali sono stati creati tavoli specifici per la progettazione e programmazione di azioni lungimiranti, andando oltre ai consueti progetti calati dall’alto rigidi e che spesso limitano le potenzialità delle risorse investite. 

Proprio da qui nasce il “Contratto di Foce”, una forma particolare di accordo volontario fra tutte le istituzioni interessate, affinché la gestione delle acque sia un’attività condivisa.  

In Italia non c’è una norma che definisca cos’è un contratto di fiume ma la Comunità europea lo prevede, così come le Autorità di bacino e la Regione Veneto che l’ha previsto nel ‘Piano territoriale’, per risolvere col metodo della concertazione le problematiche inerenti la gestione delle acque. “In questo modo, ha rilevato Mantovani, si è riusciti a recuperare un finanziamento dell’ordine di 15 milioni di euro mediante il Programma di Sviluppo Rurale con interventi mirati per scuola, sanità e mobilità, oltre che per agricoltura, pesca e turismo”. Risorse destinate direttamente ai comuni, agli istituti scolastici e all’Ulss. Il grande impegno ha favorito la possibilità di dialogo intrapreso dai sette comuni del Delta che hanno recepito l’opportunità di auto candidarsi alla partecipazione a queste linee di finanziamento all’interno dei fondi europei. “Sono iter sempre complessi” è stato detto, ma che prevedono anche la promozione delle convenzioni associate dei servizi dei comuni aderenti.

L’architetto Laura Mosca, che  ha seguito il “contratto” fin dal principio, superando disaccordi e campanilismi, ha posto l’accento sulla suddivisione degli interventi da fare in due macro aree, la prima che riguardava i servizi di base come salute, scuola e trasporti, la seconda turismo, pesca ed agricoltura, entrambi alla base del nostro territorio e che potranno dare un futuro  ai giovani. 

La sfida lanciata è quella di allargare questo sistema locale anche ai comuni del medio alto Polesine, verso un “contratto di Fiume Adige Po” con il quale si potrà operare in funzione della nuova programmazione dei bandi europei 2021/2027. 

La serata, nell’ambito della quale è stato accennato all’importanza dello sviluppo del turismo lento come volano di sviluppo, ha visto ospiti anche l’onorevole Giacometti, il sindaco di Fratta Polesine Giuseppe Tasso e il sindaco di Castelmassa Luigi Petrella.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Sabato 19 Settembre 2020

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