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MAFIA

'Ndrangheta, blitz contro la cosca Alvaro, una misura cautelare anche a Rovigo

Si chiama Operazione “Eyphemos II”, la Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, ha ottenuto altre 9 misure cautelari. Una personalità di spicco della cosca era già in carcere a Rovigo 

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ROVIGO - Nel febbraio del 2020 finirono in carcere 65 persone. Il 28 settembre, al termine di complesse ed articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, la Squadra Mobile e il Commissariato di Palmi, con il concorso degli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine e delle Squadre Mobili di Milano, Ancona, Pesaro Urbino, Udine, Potenza, Sassari e Rovigo - sotto le direttive del Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano Paci e del Sostituto Procuratore Giulia Pantano - hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misure cautelari e contestuale decreto di sequestro preventivo emessi il 21 settembre 2020 dal Gip presso il Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di 9 soggetti, indagati, a vario titolo, per concorso esterno in associazione mafiosa (cosca Alvaro, trasferimento fraudolento di valori ed autoriciclaggio, con l’aggravante di aver agevolato l’associazione mafiosa.

Tra i destinatari anche Natale Lupoi alias “Beccaccia”, nato a Sinopoli (RC) il 10 giugno 1975, residente a Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC), già detenuto a Rovigo, si è visto arrivare la custodia cautelare in carcere. E’ indagato per trasferimento fraudolento di valori, aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa.

Era stato arrestato a febbraio nella prima Operazione “Eyphemos”, in seguito era stato trasferito nella Casa circondariale di Rovigo dove la Squadra Mobile della Questura gli ha notificato il nuovo provvedimento.

Gli altri arrestati sono: Domenico Laurendi alias “Rocchellina”, nato a Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC) il 7 ottobre 1969, già detenuto; Antonino Gagliostro alias “u mutu”, nato a Reggio Calabria il 5 maggio 1973, residente a  Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC), già detenuto; Rocco Laurendi, nato a Cinquefrondi (RC) il 3 ottobre 1996, residente a Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC), già detenuto; Saverio Salerno, nato a Bagnara Calabra (RC) il 23 febbraio 1959; Rosa Alvaro, nata a Cinquefrondi (RC) il 18 novembre 1983; Gregorio Cuppari, nato a Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC) il 21 ottobre 1968, commercialista; Rosario Bonfiglio, nato a Siracusa in data 8 ottobre 1974, residente a Sant’Eufemia d’Aspromonte, imprenditore; Diego Laurendi, nato a Polistena (RC) il 19 maggio 2000, residente a Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC) residente a Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC).

Sotto sequestro la Ld Immobiliari e Costruzioni srl con sede a Santa Eufemia d’Aspromonte in via Cilea, ristoranti, terreni, appartamenti, quote di società.

L’inchiesta “Eyfhémos” aveva svelato l’esistenza e l’operatività di una locale di ‘Ndrangheta a Sant’Eufemia d’Aspromonte, facente capo alla cosca “Alvaro” operante a Sinopoli, San Procopio, Cosoleto, Sant’Eufemia d’Aspromonte, Delianuova e in zone limitrofe. La peculiarità dell’operazione “EyphemosII” risiede nel fatto che sono stati colpiti i patrimoni di alcuni indagati e le condotte illecite poste in essere al fine di celare i beni provento delle attività delittuose, onde evitare possibili ablazioni da parte dello Stato. Le intercettazioni hanno fatto comprendere i meccanismi utilizzati da Domenico Laurendi per dissimulare il patrimonio posseduto. Così scrive il Gip sul punto“ (…) Evidentemente, il Laurendi che commercia in droga di qualsiasi qualità, che commercia in armi anche da guerra costituendo veri e propri arsenali, che consuma estorsioni ai danni di imprenditori ha cumulato profitti illeciti che ha dovuto necessariamente reimpiegare e lo ha anche fatto attraverso vere e proprie scatole cinesi immobiliari ed imprenditoriali.”.

Per fare ciò, il Laurendi si è servito del valido apporto di alcuni soggetti, tra cui il commercialista – suo “consigliori”, oltre che “consulente tecnico” dell’associazione mafiosa; allo stesso viene contestato il concorso esterno in associazione mafiosa. Cuppari ha di fatto contribuito al perseguimento delle finalità della cosca suddetta, ovvero proteggere il proprio patrimonio mobiliare ed immobiliare da eventuali aggressioni da parte dello Stato ed in secondo luogo inserirsi, monopolizzandoli poi con la forza di intimidazione, nei settori dell’edilizia e della ristorazione. 

L’indagine ha poi dimostrato che non solo Domenico Laurendi, ma anche altri indagati, hanno posto in essere condotte di trasferimento fraudolento di valori ed autoriciclaggio, investendo, i proventi delle loro attività delittuose.

 

 

Articolo di Lunedì 28 Settembre 2020

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