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LUDOPATIA

Gioco d’azzardo: un segnale d’allarme sull’incertezza del futuro

Il gioco d’azzardo proietta Rovigo ai vertici nazionali come una delle province che spende di più, non un bel segnale. La preoccupazione di Samuel Scavazzin segretario della Cisl Padova Rovigo 

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ROVIGO - “I dati sulle dimensioni assunte dal gioco d’azzardo in Polesine sono allarmanti. Al d là dei numeri, quello su cui bisogna riflettere è il costo altissimo che questo fenomeno comporta sotto il profilo sociale ed economico. Uno studio che ha messo a confronto il reddito delle famiglie italiane con la spesa per un paniere di giochi “tradizionali” come Lotto, Totocalcio e Gratta e Vinci, ha dimostrato che chi ha un reddito più basso è più esposto al rischio di ludopatia, con una percentuale di spesa del 3%, che scende all’1% per le famiglie con reddito più alto. C’è da chiedersi come mai in un territorio come il nostro, dove l’impegno, il merito e la dedizione al lavoro sono sempre stati considerati valori importanti, abbia preso piede l’idea che il successo possa dipendere dalla pura fortuna. E la risposta sta nell’incertezza del futuro, nella precarietà del lavoro e nella fragilità del rapporto tra merito e affermazione nella sfera professionale”.

Riflessioni importanti quelle di Samuel Scavazzin, Segretario generale della Cisl Padova Rovigo- In Provincia vengono spesi 415 milioni di euro nel gioco d’azzardo (dato del 2019), una follia.

“E dato che per la quasi totalità dei casi il gioco d’azzardo si traduce in una costante perdita di denaro, diventa un ulteriore fattore di disuguaglianza socio-economica. Inoltre, le false aspettative suscitate nelle vittime della ludopatia portano non di rado a dissesti patrimoniali, professionali e familiari, con un ulteriore costo economico e con un inevitabile strascico di depressione, ansia e stress. Senza contare i costi sanitari, indispensabili a venire incontro alle esigenze di tante famiglie che sono incappate in questo problema, come dimostra il nuovo sportello attivato dall’Ulss 5 con le sovvenzioni del Fondo regionale sul gioco d’azzardo.

Già da qualche anno il governo italiano ha inserito la ludopatia nei Lea (livelli essenziali di assistenza sanitaria), ma manca ancora un quadro normativo adeguato a livello nazionale. In un contesto più ampio, nonostante ricerche e linee guida diffuse sull’argomento dall’Unione europea, gli Stati membri non hanno adottato una condotta uniforme: c’è chi ha varato normative efficaci e chi non ha ancora affrontato l’argomento”.

Una malattia, una piaga sociale, un dramma per le famiglie colpite, ma lo Stato ci guadagna, ma non se si stratta di gioco illegale.

“In Italia le entrate erariali derivanti dal gioco d’azzardo - conclude Samuel Scavazzin - nelle casse dello Stato finiscono il 27% del Lotto, il 44,7% del Superenalotto e percentuali molto inferiori per i giochi di nuova generazione – definiscono una vera e propria industria del gioco, che contribuisce al 4% del Pil e impiega oltre 150.000 occupati. Dal computo è ovviamente escluso tutto il giro d’affari del gioco gestito dalla criminalità organizzata. Lo scorso anno il governo ha adottato misure restrittive, ma molto di più si potrebbe fare, anche a livello locale. Alcuni Comuni hanno adottato interventi di natura sociale come l’obbligo del “distanziometro” di chi che offre gioco d’azzardo da luoghi dichiarati sensibili come scuole, chiese, compro oro e palestre o una limitazione oraria di apertura degli esercizi. Una collaborazione tra istituzioni locali, sanitarie e parti sociali potrebbe portare a soluzioni positive, che facciano sentire meno soli quanti cadono nel baratro della ludopatia”.

 

Articolo di Mercoledì 30 Settembre 2020

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