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SICUREZZA

Velobox invisibile, e il punto continua ad essere critico 

La presenza di un’isola ecologica senza un marciapiede è una situazione ad alto rischio, il deterrente del velobox serve a poco in via Colombo a Rovigo, lo evidenzia uno studio svolto dalla Fiab 

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ROVIGO - L’installazione del velobox in via Colombo, a Rovigo, appare come un’attenzione verso la messa in sicurezza dell’attraversamento ciclopedonale in un punto molto pericoloso e molto frequentato.

L'attraversamento in via Colombo è posizionato, a pochi passi dal centro storico, dove un tempo vi era il ponte sull’Adigetto, ora “tombinato, di cui resta conservata la curvatura "a schiena d'asino", rimanendo ancora oggi un nodo importante per la viabilità, ciclabile e pedonale, che riguarda una parte del popoloso quartiere S. Pio X, da e verso la città, in particolare per studenti e pendolari (da qui si raggiunge comodamente la stazione  e il centro). Si inserisce, inoltre, in un tratto molto piacevole per chi vuole passeggiare nel verde cittadino lungo la Riviera S. Pio X.

Nel medesimo attraversamento troviamo, però, anche la presenza di un'isola ecologica che, di fatto, diviene un elemento di rischio, costringendo le persone che devono servirsene a rimanere  sulla carreggiata; non c’è un marciapiede né un cordolo né altro spazio riservato che metta questi cittadini-pedoni in sicurezza, anzi la situazione critica li rende vulnerabili.

Il punto in esame è un incrocio molto frequentato: le analisi condotte da Fiab, lo scorso 3 giugno durante una delle iniziative collegate al Contaciclisti, hanno rilevato il passaggio di ben 2,3 bici al minuto. In particolare, nella sola direttrice lungo la Riviera, ne sono state censite 70 in un'ora. E' emerso, inoltre, che  ciclisti e pedoni, per poter vedere la strada che intendono attraversare, sono costretti a spingersi fin sulla carreggiata, esponendosi così al traffico automobilistico che è anche molto sostenuto in termini di velocità oraria.
Riguardo allo scorrere delle auto, si ribadisce che sono due, appunto, i fattori che aumentano il rischio in questo attraversamento: la velocità e la scarsa visibilità, in particolare, per quanto concerne questo ultimo aspetto,  per chi arriva da via Chiarugi-Granzette per intenderci- dove la curvatura della strada rende invisibile il passaggio.

Nel tempo le soluzioni si sono limitate alla segnaletica verticale e si può considerare che anche quest'ultimo intervento rientri in tale categoria. In particolare, il velobox installato (occasionalmente presidiato da videocamera) ha puramente una funzione di "spaventapasseri": per chi proviene da via Marco Polo ha forse un effetto deterrente ma risulta comunque invisibile, così come l'attraversamento, per chi arriva da via Chiarugi.

Ci troviamo dunque di fronte a uno strumento inadatto ad assolvere la funzione per cui presumiamo sia stato installato cioè quello di  moderare la velocità in quel punto, senza considerare che comunque sortisce un effetto ritardato: un automobilista distratto, ossia che non riduce la velocità di marcia, ignorerà il velobox come  la presenza di un pedone o di un ciclista. In conclusione, possiamo dire che il velobox, per il punto in cui è stato posto, sia sostanzialmente inutile.

Viene da chiedersi, ancora una volta, perché non si sia pensato a soluzioni più efficaci e per la moderazione del traffico lungo questo tratto e per favorire la sicurezza dell’attraversamento. Ad esempio, dato che esiste la “nuova” bretella Merlin che ben si presta a collegare lo stesso quartiere con la frazione di Granzette e pure il padovano, si potrebbe valutare di chiudere alle auto il tratto di strada considerato, come già fatto con la parallela via Pierluigi da Palestrina dietro la chiesa di quartiere,  aggirando così il nodo in questione. In alternativa, si potrebbe ragionare sul potenziarne l'effetto imbuto, restringendo la carreggiata e quindi costringendo i veicoli a motore a rallentare, magari togliendo anche un senso di marcia. Ma anche un semaforo pedonale a chiamata potrebbe essere efficace. Insomma, di soluzioni funzionali se ne possono pensare molte, dalle più moderate alle più decise, a cui non corrispondono di certo i placebo di plastica arancione. L'incrocio è malato e va curato.

Articolo di Lunedì 19 Ottobre 2020

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