Condividi la notizia

NUOVO DPCM

Hanno riaperto con enormi sacrifici, ora a chiudere non ci stanno

Il Comitato Provinciale Arci Nuova associazione di Rovigo critica il provvedimento del Governo Conte sulla chiusura dei circoli

0
Succede a:

ROVIGO - “Noi non ci stiamo”. (LEGGI ARTICOLO) Questo è lo slogan che riassume la posizione del Comitato Provinciale Arci Nuova associazione di Rovigo in coerenza con quella nazionale, illustrato dal presidente Provinciale Lino Pietro Callegarin. “A nostra parere -  sostiene Callegarin - questo provvedimento penalizza fortemente quello parte del terzo settore e in particolare l’Arci, che svolge un’attività fondamentale per la crescita del Paese, per la democrazia e la partecipazione, per la diffusione della cultura, per fare in modo che si riescano a mantenere, anche nella distanza fisica, relazioni sociali e solidarietà concreta nella fase delle diseguaglianze culturali e sociali accresciutesi durante la pandemia. I nostri circoli, con sacrifici e fatica, hanno riaperto in sicurezza, sempre con grande attenzione alle norme dettate dai protocolli. Abbiamo svolto un ruolo nella necessaria formazione alla responsabilità dei cittadini.  Il nostro ruolo di impegno civico, di attivazione della solidarietà e di presidi contro la solitudine in cui si sono trovati i cittadini, è stato fondamentale”. 
 

La difesa della salute rappresenta per noi una delle priorità - continua Callegarin - e siamo consapevoli della fase in cui si trova il nostro paese, quella di un’esponenziale crescita del virus. Per questi motivi il provvedimento di ieri, a partire dall’idea che si possano “sospendere” le attività culturali, sociali e ricreative, ci sembra non rispettoso del ruolo che abbiamo e che vogliamo svolgere. Come si sa, il provvedimento prevede una propria validità fino al 24 novembre, ma anche un solo mese, per lo stato di difficoltà in cui si trovano le nostre basi associative, rischia di essere per molti un momento drammatico, da cui sarà difficile rialzarsi, sia per le economie, che per la tenuta sociale e psicologica di molti nostri dirigenti territoriali. Quanto sosteniamo non è una difesa “corporativa”, ma nasce da una convinzione profonda, e cioè che senza questi tipi di attività (la cultura, la socialità, la partecipazione, la tenuta di presidi territoriali) la strategia relativa al tentativo di “convivenza” con il Coronavirus sarà necessariamente fallimentare, certamente dal punto di vista culturale e sociale”.

Articolo di Martedì 27 Ottobre 2020

Condividi ora la notizia con i tuoi amici

Oggi in Spettacoli e Cultura

La tua opinione conta!

Contribuisci alle discussioni quotidiane con gli altri utenti di RovigoOggi.it