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NUOVO DPCM

Federnuoto: Piscine chiuse anche per gli agonisti, troppo costoso tenerle in funzione 

Potrebbero restare aperte solo per gli atleti, ma i costi sono insostenibili senza i normali utenti delle piscine. La Federazione Nuoto del Veneto chiude in accordo con i gestori degli impianti, Rovigo inclusa, e chiede ristoro per le società. 

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ROVIGO - Le piscine del Veneto chiudono anche agli agonisti. Lo annuncia la Federnuoto Veneto in una lettera inviata al presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, al ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, al Governatore del Veneto, Luca Zaia, a Cristiano Corrazzari, assessore allo Sport Regione del Veneto, Manuela Lanzarin, assessore regionale alla Sanità e a Mario Conte, Presidente Anci Veneto.

C’è da dire che le piscine, probabilmente, sono tra i luoghi più sicuri in questo momento. Chi gestisce gli impianti, durante i mesi di riapertura dopo il primo lockdown, ha potenziato sensibilmente la quantità di cloro nell’acqua, negli spogliatoi non è più possibile sostare se non per brevissimo periodo, la mascherina viene indossata fino all’ingresso in vasca, l’accesso alle corsie è contingentato, e per esperienza diretta, a Rovigo è stato fatto anche di più delle misure anti Covid. Casi di Covid-19 riscontrati al Polo Natatorio di Rovigo: zero.

“A nome delle 110 Società sportive affiliate al Comitato Regionale Veneto della Federnuoto, che comprendono 64 Società con impianti in gestione e 75 Scuole Nuoto Federali, vi comunichiamo che le nostre piscine, così come sono state chiuse all'accesso al pubblico dal Dpcm dello scorso 24 ottobre, non saranno in alcun modo aperte agli allenamenti degli atleti agonisti.

Lo stesso Dpcm, alla lettera e) dell'art. l, comma 9, specifica che le sessioni di allenamento e le competizioni di atleti di interesse Nazionale sono consentite a porte chiuse nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni Sportive, discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva.

In Veneto sono 11.400 gli atleti tesserati che rientrano in questa categoria, un numero tuttavia insufficiente a garantire la sostenibilità economica dei 100 impianti pubblici e privati del territorio eegionale, che non possono permettersi di aprire le strutture per consentire gli allenamenti di poche decine di atleti. Il nostro movimento sta accusando enormi perdite dall'inizio della pandemia, non siamo in grado di accollarci un ulteriore carico economico che, per l'ennesima volta, viene scaricato sul territorio e in particolare sul Mondo dello Sport.

D'altra parte, il principio stesso di chiudere le piscine al pubblico, ma tenerle aperte per gli atleti, ci lascia alquanto perplessi: forse che tali spazi sono sicuri solo per certe categorie di utenti? Noi crediamo che lo Sport appartenga a tutti e non solo ad alcuni e per questo motivo, in questi mesi, abbiamo investito per adeguare gli impianti ai protocolli e renderli sicuri per i quasi 400mila cittadini veneti, di ogni età ed estrazione sociale, che si rivolgono quotidianamente alle nostre Scuole Nuoto Federali. Sono loro, ognuno di loro, la nostra ricchezza, la base che ci consente di investire nelle eccellenze di tanti giovani atleti, non viceversa. Anche per questo motivo restiamo fermi nel proposito di aprire le piscine a tutti, oppure a nessuno.

In ogni caso, se questo nuovo lockdown è davvero il sacrificio necessario a limitare la diffusione del virus, allora chiediamo che ci venga quanto meno riconosciuto il merito di aver contribuito alla causa, ristorando le società sportive delle perdite subite e mettendoci successivamente nelle condizioni di ripartire in maniera economicamente sostenibile. Insieme ad Assonuoto, l'Associazione dei Gestori di Impianti Natatori del Veneto, abbiamo individuato alcune istanze fondamentali ai fini della ripartenza e che vi chiediamo di condividere con le Autorità Governative per tutelare un settore, che svolge un servizio alla collettività, la cui sopravvivenza è messa seriamente a rischio.

Da molti anni, ormai, a causa dei tagli alla spesa pubblica e la ristrettezza delle risorse, le Amministrazioni Comunali non sono più in grado di partecipare alla gestione degli oneri delle piscine pubbliche, i cui elevatissimi costi di funzionamento e manutenzione ricadono nella quasi totalità sulle società sportive.

Ne consegue che il nostro settore, già in sofferenza, con la crisi innescata dalla pandemia e con questo nuovo lockdown vede seriamente compromessa la sua possibilità di ripartire, se non ci sarà la volontà politica di rimettere lo Sport al centro dei programmi sociali e di sanità pubblica, se non ci sarà la volontà di investire in un Mondo che da sempre offre un servizio prezioso per la salute delle persone e, in termini educativi, per il benessere delle famiglie. Confidando nella vostra attenzione e collaborazione, colgo l'occasione per porgere distinti saluti”.

Roberto Cognonato
Presidente Crv Fin

Articolo di Mercoledì 28 Ottobre 2020

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