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CONTAGIO CORONAVIRUS

"Effettuare tamponi a go-go, oltre a farci entrare nel Guinness dei primati, serve davvero a qualcosa?"

Tamponi on the road, tamponi per rientrare operativi, tamponi per tranquillizzare, tamponi per lo screening, secondo Vanni Destro del Comitato per l'Art.32 del Polesine servono a poco se non segue un adeguato tracciamento

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ROVIGO - Serve equilibrio. per Vanni Destro, rappresentante del Comitato Art.32 sanità e sociale del Polesine. "Qualche giorno fa il professor Crisanti sosteneva che oltre i 10, 12mila casi di positività riscontrati la tracciabilità post tampone era impossibile" scrive Destro. "Ormai quotidianamente i contagi sono ben oltre tali numeri e, di conseguenza, ogni tracciabilità, quella suggerita dal "metodo Vò", è andata a farsi benedire.
Tamponi, tamponi, tamponi è la parola d'ordine, senza pensare al dopo (LEGGI ARTICOLO)".

Non è neppure più importante chi li esegua o dove si eseguano, se vi siano competenze o protocolli certi, se vi siano strutture in cui si possano eseguire in sicurezza. Forse si mira a spingere verso l'autotamponanento come fosse un test di gravidanza da acquistare in farmacia ed eseguire comodamente nel bagno di casa?

Zaia ormai sembra agire come quello che si alza il mattino e la spara lì senza preoccuparsi delle implicazioni, del contesto.
Ha imparato la lezioncina e la applica pedissequamente al micro e al macro perchè quello sa fare.
Ieri i medici di base, oggi i veterinari, domani forse i dentisti o i farmacisti, ma ha senso se non vi è un contesto adeguato o sicuro per esguire la procedura di tamponamento senza rischi di contaminazione dei tamponi o delle persone?

Solo il 20% dei medici di base sarebbe nelle condizioni di eseguire l'operazione garantendo prevenzione e protezione a se stessi ai propri collaboratori e all'utenza, immagino che per i veterinari sia ancora più complesso.
Serve davvero insistere o si rischia uno shock da stress nell'organizzazione sanitaria già duramente provata?

Se si punta a battere un record da Guinnes dei primati allora si continui pure, ma se si vuol dare uno strumento efficace al sistema sanitario per affrontare il Covid-19 senza costringerlo a mettere tutto il resto dei bisogni sanitari in secondo piano, allora si proceda con più raziocinio e minor demagogia.
Il tampone è uno strumento di rilevazione, non è la cura. Svuotato in parte delle potenzialità che offre su scala ridotta ed in situazioni circoscritte, magari diventa pure controproducente".
Articolo di Sabato 7 Novembre 2020

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