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LAVORO

Le donne dovranno aspettare fino al 2074 per la parità di retribuzione?

Occupazione femminile: per la Cisl Rovigo la parità retributiva è strategica per la ripresa post Covid, in Veneto il reddito medio di un uomo supera i 25mila euro, mentre quello delle donne non raggiunge i 18mila

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ROVIGO - In un periodo in cui sono le donne a pagare il prezzo più alto dell’emergenza sanitaria sul piano dell’occupazione e dell’impegno di cura, è fondamentale ridare alla parità retributiva il ruolo che merita nella programmazione della ripresa economica”, lo evidenzia Stefania Botton, segretaria amministrativa della Cisl Padova Rovigo con delega alle politiche sociali, pari opportunità e immigrazione. 

I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil lo hanno chiesto nei giorni scorsi alle ministre del Lavoro e delle Pari Opportunità. 

“Se non intervengono azioni per accelerare l'attuale ritmo di cambiamento, le donne nell’UE dovranno aspettare fino al 2104 per ricevere la parità di retribuzione. In Italia la data prevista è il 2074!”, dice la lettera. E prosegue: “Purtroppo, la parità di retribuzione sembra un argomento non adeguatamente valutato, nonostante le donne costituiscano la maggioranza della forza lavoro in prima linea contro il Covid-19, in lavori tanto strategici e indispensabili quanto sottopagati, come l’assistenza e la cura”-

In Veneto il reddito medio di un uomo supera i 25mila euro, mentre quello delle donne non raggiunge i 18mila. “E nonostante le donne studino più degli uomini e con risultati migliori, le loro retribuzioni medie sono per il 35% inferiori a quelle dei loro colleghi maschi, differenza che aumenta man mano che si sale di livello. In Italia, contrariamente ad altri paesi europei, la causa principale è da attribuire al divario nei tassi di occupazione, seguito dal divario nelle ore retribuite e dal Gender pay gap. E nonostante l’occupazione femminile sia cresciuta dopo l’ultima grande crisi, l’aumento è da attribuire in larga parte a lavori mal pagati o precari. Fattori che si riflettono sul calcolo della pensione, che in Veneto supera i 2.000 euro di media per gli uomini e non arriva ai 1.500 per le donne”.

Tutto fa pensare che anche in questa crisi il prezzo più alto sarà pagato dalle donne, anche sul fronte dell’occupazione. “Secondo i dati diffusi recentemente da Veneto Lavoro, il calo delle assunzioni nei primi 10 mesi di quest’anno rispetto al 2019, è del 26% per le donne del 23% per gli uomini. Sono invece in prevalenza donne le lavoratrici impiegate nei servizi alla persona, per le quali nel primo trimestre dell’anno è stato registrato un incremento del 32% delle assunzioni. 

La maternità - sottolinea Stefania Botton - rimane uno degli ostacoli principali all’ingresso e alla permanenza delle donne nel mondo del lavoro. Nel 2019 le dimissioni convalidate dalla direzioni territoriali del lavoro sono state 8.439, 4.878 delle quali da parte di donne, per le quali il tema della conciliazione vita-lavoro è tra le motivazioni più indicate. In un territorio come il nostro, segnato da un constate e progressivo invecchiamento delle popolazione e da un inesorabile calo delle nascite, valorizzare il diritto alla maternità significa quindi non solo affermarne il valore sociale, ma investire sul futuro”. 

“E’ importante quindi destinare all’occupazione femminile parte dei fondi europei erogati per sostenere la ripresa post Covid, che contribuirebbero così sicuramente all’aumento del Pil. E poiché il 65% di queste risorse dovranno essere impiegate per la lotta alla crisi climatica e per la transizione ecologica e digitale dell’economia, quindi in settori dove la presenza femminile è più scarsa, non possiamo perdere questa occasione per implementarla con nuovi investimenti, evitando così che le donne ne restino escluse, visto quanto sia strategica l’occupazione femminile per il paese.

E’ necessario infine intervenire sulla contrattazione collettiva, di primo e di secondo livello, per favorire un’organizzazione del lavoro che valorizzi la professionalità delle donne, le loro competenze e abilità. Le aziende dove questo viene fatto hanno dimostrato performance superiori alle altre. Ma per superare definitivamente deleteri stereotipi culturali serve il contributo del governo, insieme ai sindacati, alle associazioni e alle istituzioni, e della Commissione Europea”.

 

Articolo di Giovedì 12 Novembre 2020

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