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VIOLENZA SULLE DONNE

La violenza ha una misura ed è il cedimento 

Rosangela Pesenti, presidente associazione nazionale Archivi dell'Unione Donne Italiane, propone una riflessione sul tema del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne

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BADIA POLESINE (Rovigo) – Il centro Documentazione Polesano, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, propone una riflessione fatta da Rosangela Pesenti, presidente associazione nazionale Archivi dell'Udi (Unione Donne Italiane).

Rosangela è convinta che la violenza ha una misura ed è il cedimento femminile, quando dice: “Cedi i tuoi spazi, il tuo tempo, il tuo cuore, le tue ragioni e se lui li fa a brandelli, tu li ricuci e ogni volta che li ricuci ne perdi un pezzetto”. Ogni volta che una donna cede alla sopportazione cede qualcosa di se, fino a quando scopre un giorno che non ha più nulla da cedere, nemmeno la speranza.

È una riflessione attualissima confermata dagli orribili episodi di stamani a Cadoneghe e Stalettì, riportati dalla cronaca.

Il problema, sostiene la Pesenti, è soprattutto culturale perché la vita non è fatta di assoluti e gli assoluti sono pericolosi perché semplificano, cancellano, mistificano. Cedere allora può diventare parte del resistere ma non può diventare un modo di vivere.

Accomodarsi dentro le forme sociali disegnate su gerarchie e privilegi maschili favorisce la sopraffazione, finché gli uomini perpetuandola nei cliché sociali e sostenuti dall’arrendevolezza femminile, cedono alla propria violenza, diventando persecutori e perfino assassini.

Per questo è fondamentale riconoscere le donne nella storia e nella società e, attraverso la cultura, è possibile studiarla, comprenderla, usarla e quindi mutarla. D’altra parte in un paese che ha scelto di fondare sulla democrazia il proprio patto di convivenza, ogni cittadino è chiamato a concorrere alla cancellazione della violenza come modo per regolare i conflitti, di qualsiasi natura. Superare il crinale che separa la complicità di un silenzio atavico dal coraggio, diventa imperativo per contrastare il degrado delle relazioni umane.

Le cronache sembrano confermare che anche il lockdown prima e il perdurare della pandemia sanitaria poi, abbiano contribuito all’aumento degli stress familiari, degli stupri, dei maltrattamenti ed infine del femminicidio.

“Ecco allora che parlare oggi di violenza sulle donne oggi è indispensabile alla coscienza, anche se purtroppo niente in questo momento ci fa pensare che si tratti di un appuntamento temporaneo” dice ancora la Pesenti, ma il 25 novembre non può diventare un appuntamento tra gli altri nello scadenziario politico che segnala l’emergenza democratica. Questo perché la violenza contro le donne è la matrice di ogni concezione gerarchica e financo razzista, vive nelle oscure relazioni quotidiane ed è quindi più difficile da cogliere. 

Possiamo scegliere di tacere o parlare, di guardare o voltare la testa ma, in ogni caso contribuiremo a costruire le forme e modi del vivere, dentro i quali crescere le future generazioni perpetuando o eradicando questo problema.

All’odierna situazione, secondo la presidente dell’Udi, non è estranea la pervasività di una narrazione sociale che fa mercato del corpo femminile, declassato a merce in vendita su cui iscrivere qualsiasi significato. In questo modo la dignità è mortificata dalla costruzione dello stereotipo che cancella la relazione paritaria alimentando battute, ammiccamenti, turpiloquio, gesti osceni, che purtroppo coinvolgono per imitazione molte ragazze.

“Sulla violenza contro le donne, conclude la Pesenti, gli uomini perbene diventeranno credibili quando si muoveranno autonomamente sulla questione, quando faranno incontri di soli uomini così come fanno con grande naturalezza e disinvoltura su tutte le altre questioni … non per timbrare il cartellino del 25 novembre”.

Per questo sono necessarie, ma non bastano le celebrazioni come quella odierna, se non si traducono nella correzione dei comportamenti.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Mercoledì 25 Novembre 2020

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