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SANITA’

Prioritario diventa il rafforzamento della medicina di territorio 

In provincia di Rovigo la seconda ondata del virus fa paura. L’allarme del Sindacato dei pensionati della Cgil: “bisogna accelerare i piani di zona. In ballo 77 milioni di euro per gli anziani polesani”

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ROVIGO - Anche la provincia di Rovigo sta vivendo con grande apprensione la seconda ondata del Coronavirus. E il timore è quello di ritrovarsi nella stessa situazione di marzo, con decessi in crescita del 29% rispetto allo stesso periodo del 2019, e aprile (+10,7%). Così, proprio per scongiurare un trend che solo il lockdown era riuscito a contenere la scorsa primavera, il sindacato dei pensionati del Veneto e di Rovigo invoca una rapida programmazione dei piani di zona che in tempo di pandemia sono definiti “straordinari” e che, solo per l’area “anziani”, riservano ai distretti sanitari rodigini poco meno di 77 milioni di euro, soldi che possono servire soprattutto per il rafforzamento della medicina di territorio.

“Da mesi – ricorda Renato Bressan della segreteria dello Spi Cgil del Veneto – il governo ha finanziato con più di 400 milioni di euro la regione Veneto per la realizzazione delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (Usca), per gli infermieri di famiglia, le liste di attesa, le assunzioni del personale medico/infermieristico, l’aumento dei posti letto in terapia intensiva e sub-intensiva. Interventi sui quali secondo noi siamo ancora indietro. Ora chiediamo di agire anche attraverso i piani di zona che contemplano una programmazione sociosanitaria su più “aree”: famiglia, anziani, disabilità, dipendenza, salute mentale, povertà”.

Per gli anziani rodigini, come detto, ci sono a disposizione circa 77 milioni di euro: oltre 56 milioni e 500 mila euro per il distretto 1 Rovigo e altri 21 milioni di euro per il distretto 2 Adria. In generale i piani di zona straordinari riservano quasi 122 milioni e 500 mila euro per tutte le aree del distretto 1 e circa 37 milioni e 800 mila euro per il distretto 2.

“Con questi soldi - ribadisce Bressan - si può puntare al rafforzamento della medicina di territorio che nella nostra regione, al di là degli annunci e delle promesse, sta mostrando tutti i suoi limiti. Assistenza domiciliare, medici di base, visite, consulenze, assistenza domiciliare integrata, prese in carico: tutti argomenti che interessano i cittadini e soprattutto quelli più anziani ai quali bisogna garantire un accesso alle cure tempestivo ed efficiente. In questi giorni – conclude Bressan – tante persone ci raccontano di non riuscire neppure a contattare per telefono le strutture preposte. Queste cose non devono succedere”. 

Rafforzare ed attivare tutti i nuovi servizi della programmazione sociosanitaria diventa dunque una priorità anche nel Rodigino. “Le risorse dei piani di zona straordinari sono fondamentali per i nostri distretti sanitari - conferma Nicoletta Biancardi segretaria generale dello Spi Cgil di Rovigo - La seconda ondata ci preoccupa molto e ci preoccupa in particolare la situazione nelle case di riposo. Il nostro è un territorio anche complesso, dove vivono tantissimi anziani anche soli e molte volte in realtà isolate con carenti servizi a partire dal trasporto pubblico. Le risorse dei piani di zona servono anche per rendere più accessibili i servizi e l’assistenza per le fasce di popolazione più fragili”.

Articolo di Venerdì 27 Novembre 2020

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