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CULTURA

Conclusione in bellezza

Ultimo appuntamento con la Domenica ai Concordi, Musica e Poesia - Musica e Pittura 2020, in diretta YouTube domenica 29 novembre

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ROVIGO - L’evento conclusivo di “Frontiere 2020”, duplice rassegna di Musica e Poesia e di Musica e Pittura, organizzata e offerta da Conservatorio di Musica Francesco Venezze, Fondazione Banca del Monte di Rovigo e Accademia dei Concordi, è stato presentato in diretta YouTube domenica 29 novembre.

Dopo la conclusiva relazione del ciclo dedicato alle carte geografiche conservate presso l’Accademia dei Concordi a cura di Pier Luigi Bagatin, con la presentazione dell’Atlante novissimo (Venezia, 1776) di Antonio Zatta in cui campeggiava una raffinata Europa del XVIII secolo, l’obiettivo dell’evento si è spostato sugli incalzanti drammi della prima metà del ventesimo secolo, come ha ricordato il Presidente della Fondazione Banca del Monte Luigi Costato nel saluto di benvenuto, ovvero sul Leitmotiv del concerto, dedicato alla “Musica nei campi del Duce”. Un tema, questo, sul quale il Conservatorio di Rovigo, grazie alle ricerche di Raffaele Deluca e Giuseppe Fagnocchi, sta muovendo i suoi primi ma già significativi passi in collaborazione con la prestigiosa Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, come ha spiegato il Direttore del Cdec Gadi Luzzatto Voghera nel suo contributo online all’evento, auspicando la realizzazione di un dipartimento dedicato alla musica ebraica dallo studio delle fonti fino alla produzione di nuove esperienze musicali, sempre in collaborazione con il Conservatorio di Rovigo. Tale ricerca, in particolare sulla musica internata, legata cioè ai campi italiani in cui l’arte dei suoni fu una medicina spirituale per molti ebrei confinati, è stata auspicata anche da Laura Brazzo, intervenuta sempre a nome del Cdec, mediante lo studio della collezione di Israel Kalk che testimonia la sua continua assistenza a centinaia di perseguitati durante il conflitto mondiale.

Infine Giuseppe Fagnocchi - dopo aver ringraziato tutti coloro che hanno preso parte attiva agli otto eventi della rassegna, dai coordinatori del progetto scaturito dal corso in DAD di Storia dei repertori cameristici, allo staff sulla sicurezza coordinato da Anna Bellagamba, alle oltre quaranta presenze di studenti come esecutori (nove dei quali anche estensori delle note al libretto dei concerti) - ha focalizzato la sua presentazione sugli autori in programma, ricordando anche il recentissimo volume di Raffaele Deluca, Tradotti agli estremi confini, pubblicato da Mimesis, e il cimitero ebraico antico di Rovigo la cui foto chiude simbolicamente il libretto di Frontiere 2020.

Arricchito da numerose fonti documentarie visive, apparse nel corso dell’ampio video, e dalla lettura a cura di Alessandro Lazzaro di una petizione del giovane internato Bogdan Zins al ministero dell’Interno a favore di un pianoforte (che nel 1942 effettivamente vi arrivò) nel principale campo di internamento italiano di Ferramonti di Tarsia, il programma musicale ha preso avvio con una delicata Barcarola di Leon Levitch, che a sedici anni si trovò rinchiuso nel medesimo campo, interpretata al pianoforte da Beatrice Bruscagin. Sono seguite la trascrizione della Sonatina WoO 43 di Beethoven nella versione per violoncello e pianoforte - proposta da Anastasia Rollo e Jonathan Iacovelli - di Isak Thaler, maestro di Levitch ma anche suo compagno di internamento e la Fantasia op. 145 per chitarra e pianoforte di Mario Castelnuovo-Tedesco, costretto ad emigrare negli Stati Uniti a seguito delle leggi razziali e successivo docente sempre di Levitch, nella equilibrata ricerca sonora tra due strumenti diversissimi tra loro di Siegfried Pegoraro e Giuseppe Fagnocchi.

Il programma ha poi documentato alcuni di quelli che furono i maestri viennesi dei musicisti internati, con composizioni nelle quali già si avvertono il senso della morte e della precarietà del valore della vita nel decennio precedente il conflitto: da un lato quattro Lieder opportunamente scelti tra quelli di Franz Schreker, di derivazione persino espressionista e interpretati con grande carica emotiva dal soprano Laura De Silva con la sempre attenta collaborazione pianistica di Beatrice Bruscagin; dall’altro il severo movimento finale di un quintetto per pianoforte e archi di Franz Schmidt, docente al Conservatorio di Vienna di molti musicisti che furono poi internati dopo l’ingresso dell’Italia in guerra, in cui contrappunto, tendenza alla modalità, armonie dissonanti, creano una suggestione di colori resi dal Quartetto Agorà con Antonella Solimine e Alessandro Pelizzo violini, Andrea Bortoletto viola e Alessia Bruno violoncello, insieme a Giuseppe Fagnocchi che ha concluso il concerto con Laura De Silva in un coinvolgente Walzlied di operetta, brano che accosta peraltro due generi assai noti della Vienna del tempo (il valzer e l’operetta) nel quale fu maestro un altro musicista ebreo, Edmund Eysler.

Alla fine la “lezione” di questo evento non solo musicale ma più profondamente culturale era sintetizzata dalle forti parole di Rainer Maria Rilke “E dietro mille sbarre nessun mondo” con cui si concludeva questo articolato appuntamento finale di Frontiere 2020.

La registrazione, condotta presso l’Auditorium Marco Tamburini grazie alla realizzazione tecnica di Francesco Petronelli, Antonio Ministeri e Daniele Ceciliot. rimane disponibile sul canale YouTube dedicato alla rassegna https://www.youtube.com/channel/UCmT-QGG2hsiot5HgSenooyA e potrà essere visualizzata anche accedendo dai siti istituzionali www.fondazionebancadelmonte.rovigo.it www.conservatoriorovigo.it www.concordi.it

Articolo di Domenica 29 Novembre 2020

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