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SINDACATI

Per Cgil, Cisl e Uil per il 2021 servono nuovi modelli di sviluppo per la ripresa

Per le Organizzazioni sindacali di Rovigo è indispensabile coinvolgere il mondo dell’istruzione e della formazione nel tavolo che dovrà governare la ripresa economica, nel momento in cui sarà eliminato il blocco dei licenziamenti

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Scavazzin, Osti e Colombo

ROVIGO - “Si chiude un anno molto difficile, segnato dalla pandemia che ha stravolto molte delle nostre certezze, ha messo in ginocchio l’Italia con una crisi senza precedenti e ha imposto mutamenti profondi sia in materia sanitaria che a livello economico e del lavoro. Il nostro primo pensiero ovviamente non può che andare alle tantissime persone che sono morte a causa del virus in tutta Italia e alle loro famiglie. Anche la nostra provincia ha pagato un caro prezzo, soprattutto nella generazione che rappresenta la nostra storia e un patrimonio di esperienze unico e prezioso. Così come il nostro pensiero va ai tanti operatori sanitari che sono stati contagiati sul posto di lavoro e che hanno perso la vita. Pensando a loro, non possiamo non ricordare con rammarico il periodo in cui infermieri, medici e oss venivano definiti eroi, con una punta di retorica tipica di quell’ondata emotiva, mentre ora vengono criticati solo se si permettono di chiedere, anche attraverso uno sciopero, una adeguata retribuzione e il rinnovo del contratto nazionale”.

Così Pieralberto Colombo (Cgil Rovigo), Samuel Scavazzin (Cisl Padova - Rovigo) e Fabio Osti (Uil Rovigo).

“E’ stato un anno difficile anche per la nostra provincia, con oltre 8 milioni e mezzo di ore di cassa integrazione autorizzate solo fino ad ottobre, contro le 433mila di tutto il 2019 e con l’11% dei posti di lavoro persi nei primi undici mesi dell’anno, destinati certamente ad aumentare con la fine del blocco dei licenziamenti, che noi riteniamo vada prorogato anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria. Da parte delle Organizzazioni sindacali per il prossimo anno c’è innanzitutto l’impegno a mantenere alta l’attenzione sulla salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro a partire dall’emergenza sanitaria, attraverso la rigorosa applicazione del protocollo sottoscritto dalle parti sindacali con il governo nell’aprile scorso. Ma intendiamo anche contribuire a porre le basi per il rilancio economico del Polesine. Una parte di questo rilancio non può che passare attraverso la Zls. Su questo tema è calato un inspiegabile e preoccupante silenzio, nonostante l’esplicito invito da parte del ministro Provenzano, che si era a suo tempo impegnato a favore della Zls polesana, ad accelerare sull’elaborazione del piano di sviluppo strategico.

Dopo la fretta iniziale da parte della Regione, legata forse a motivi elettorali, tutto si è fermato fin dai primi di agosto. Il piano strategico non è mai stato reso noto, nonostante le Organizzazioni sindacali abbiano chiesto fin dall’inizio di partecipare attivamente alla sua stesura, almeno per gli aspetti che riguardano la buona occupazione. Così come riteniamo indispensabile che le parti sociali siano coinvolte nelle scelte sulla destinazione dei fondi europei, grazie ai quali il 2021 sarà un anno decisivo per creare le condizioni per uno sviluppo che guardi alla qualità e che vada quindi indirizzato verso modelli produttivi legati alla transizione energetica e ambientale. E questo anche per rilanciare il settore turistico, come volano di sviluppo importante per il nostro territorio, attraverso una sinergia tra tutti gli attori, dalle istituzionali locali alle parti sociali”.

“Come Cgil, Cisl e Uil - continuano Pieralberto Colombo, Samuel Scavazzin e Fabio Osti - abbiamo inviato da oltre un mese a tutte le istituzioni coinvolte – Regione, Provincia, conferenza dei sindaci, sindaci dei Comuni interessati – la richiesta di attivazione di un tavolo, una sorta di cabina di regia, che concretamente affronti e definisca le linee guida di uno sviluppo duraturo e di qualità del nostro territorio e ponga le basi di un percorso che prenda le mosse dalla valorizzazione delle risorse umane, dall’innovazione tecnologica e dall’implementazione di tutto il sistema della formazione e dell’istruzione, per noi fondamentale. E’ questo un elemento indispensabile per prepararci a cogliere le opportunità offerte dall’eventuale arrivo di nuove attività nella nostra provincia, evitando di subirlo passivamente come è avvenuto con Amazon. Un insediamento che ha portato sì posti di lavoro, ma ha anche creato delle criticità che non vorremmo si riproponessero nel nuovo modello di sviluppo che auspichiamo per il Polesine.

Perché questo accada è indispensabile coinvolgere il mondo dell’istruzione e della formazione nel tavolo che dovrà governare la ripresa economica. Anche perché il tema delle politiche attive del lavoro diventerà ancora più decisivo nel momento in cui sarà eliminato il blocco dei licenziamenti. Siamo convinti che la ristrutturazione e la riorganizzazione delle aziende, una volta superata l’emergenza sanitaria, non passi attraverso i licenziamenti (che rischiano comunque di essere utilizzati da qualche azienda in modo strumentale), ma attraverso l’aggiornamento e la formazione dei lavoratori, per prepararli alle nuove sfide e ai nuovi modelli di sviluppo. Ci auguriamo quindi di iniziare il nuovo anno inaugurando un importante e innovativo percorso verso la riqualificazione di lavoratori, guardando ad un futuro che renda la transizione digitale un’opportunità e non un pericolo. Su questi temi si impegneranno le Organizzazioni sindacali nel 2021”. 


 

Articolo di Giovedì 14 Gennaio 2021

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