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Finché morte non ci separi o quasi. I diritti successori dei coniugi separati o divorziati

Cosa spetta di eredità all'ex coniuge dal quale ci siamo solo separati? Questo ed altri aspetti dei diritti patrimoniali e di successione sono spiegati dall'avvocato Fulvia Fois

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Care lettrici e cari lettori, 

la rubrica di questa settimana prende spunto da una domanda che mi sento spesso porre dai miei clienti: “Avvocato, mi conviene di più solo separarmi o anche divorziare?”.

Ho notato che é opinione abbastanza comune pensare che con la separazione cessi completamente il vincolo matrimoniale e, di conseguenza, che i coniugi siano finalmente liberi e non debbano più avere niente a che fare l’uno con l’altro.  
In realtà le cose non stanno proprio così
e nella scelta tra il “fermarsi” alla separazione o continuare fino al divorzio, è bene tenere a mente alcuni aspetti essenziali che riguardano, in particolare, i diritti patrimoniali e successori del coniuge.

Molto spesso mi capita di sentire persone separate che parlano del proprio “ex marito” o della “ex moglie”; questo non è propriamente corretto, infatti non tutti sanno che la separazione consiste in una sorta di “fase transitoria” in cui i coniugi valutano se porre effettivamente fine al loro matrimonio con il divorzio, oppure, nella migliore delle ipotesi, se vi siano i presupposti per una riconciliazione e quindi per continuare la propria vita insieme annullando gli effetti della separazione.

Con la separazione, dunque, i coniugi non pongono fine al matrimonio e il rapporto di coniugio continua a sussistere: in altre parole, le parti continuano ad essere marito e moglie.

Questa è la principale differenza rispetto al divorzio, l’unico istituto in grado di sciogliere o far cessare gli effetti civili del matrimonio, e che potrà essere chiesto trascorsi 6 mesi dalla separazione consensuale oppure dopo 1 anno dalla separazione giudiziale.

Ma cosa significa concretamente?

La sentenza di separazione giudiziale o l’omologa della separazione consensuale conferiscono alle parti lo status di separati e determinano, per così dire, un “ridimensionamento” di alcuni doveri matrimoniali, ad esempio viene meno il dovere di coabitazione, l’obbligo di fedeltà, l’obbligo di assistenza morale e di collaborazione, ma restano fermi i diritti di successione del coniuge, a meno che gli sia stata addebitata la separazione.

Quest’ultimo punto è di fondamentale importanza.

Qualora, infatti, intervenuta la separazione ma prima del divorzio, uno dei coniugi passi a miglior vita, l’altro avrà per legge tutto il diritto di ereditare quote variabili del patrimonio dell’altro a seconda che succeda da solo o in presenza di figli.

Ad esempio, in mancanza di testamento, il coniuge separato che succeda da solo avrà diritto all’intero patrimonio, mentre se sono presenti anche dei figli, avrà diritto alla metà o ad un terzo del patrimonio a seconda che i figli siano uno o più di uno. Non pensate di ovviare, a questa spiacevole previsione, come talvolta mi “suggerite”, facendo testamento! 

La legge prevede infatti che il coniuge abbia diritto ad una quota di patrimonio – dalla metà ad un quarto dello stesso, a seconda che succeda da solo o in presenza di uno o più figli - indipendentemente dal fatto che il de cuius abbia stabilito diversamente nel testamento o, in via preventiva, abbia effettuato delle donazioni in corso di vita.

Il problema si risolve solo con il divorzio, a seguito del quale l’ex coniuge non potrà vantare alcuna pretesa sui beni ereditari.

L’unico diritto spettante al coniuge divorziato, infatti, è la possibilità di chiedere un assegno periodico a carico della quota disponibile dell’eredità, che potrà essere erogato solo al sussistere congiunto di due presupposti: il richiedente deve beneficiare di un assegno di divorzio e al momento della richiesta deve trovarsi in stato di bisogno, per tale intendendosi l’incapacità di provvedere autonomamente a soddisfare le esigenze essenziali della vita.

Altro aspetto meritevole di attenzione è la pensione di reversibilità, ovvero il contributo spettante ai familiari superstiti in caso di decesso del pensionato o del soggetto assicurato che abbia maturato i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia o di invalidità.

Il coniuge separato, infatti, avrà diritto alla pensione di reversibilità anche qualora gli sia stato imputato l’addebito della separazione, mentre in caso di divorzio l’ex coniuge avrà diritto soltanto ad una quota della pensione e solo a patto che:
• Sia beneficiario di un assegno di divorzio;
• Non abbia contratto nuove nozze;
• Il rapporto di lavoro da cui trae origine il trattamento pensionistico sia antecedente alla sentenza di divorzio.

Qualora sussistano questi tre requisiti, il coniuge divorziato potrà vedersi riconosciuta, per l’appunto, una quota della pensione di reversibilità il cui importo verrà parametrato in base agli anni in cui il matrimonio (fino alla sentenza di divorzio) ha coinciso con lo svolgimento dell’attività lavorativa da parte del defunto.

Da questa breve revisione dei differenti risvolti che una separazione o un divorzio possono avere sulla sfera patrimoniale di quello che per noi è, generalmente, il nostro ex coniuge, si evince la necessità di una profonda riflessione sulle scelte che siamo chiamati a fare.

Come in tutte le cose, anche nella conclusione di un rapporto sentimentale, la voglia del fare le cose in fretta per liberarci il prima possibile dell’altro può essere pregiudizievole.

Affidatevi al vostro Avvocato e vagliate con lui tutte le possibili ipotesi in modo tale da prendere la decisione più giusta e godervi serenamente e senza ulteriori preoccupazioni la vostra nuova vita.

Se avete delle domande o volete suggerirmi un argomento di cui parlare potete farlo scrivendomi all’indirizzo e-mail dirittoetutela3.0@gmail.com oppure compilando il modulo che trovate al sito www.dirittoetutelafois.com

Avvocato Fulvia Fois

 

Articolo di Domenica 24 Gennaio 2021

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