Condividi la notizia

GIORNATA DELLA MEMORIA

La doverosa testimonianza per chi oggi non c’è più

Giornata della memoria, Rachele ricorderà Lala Lubelska per alimentare il diritto dei giovani di conoscere la verità. Parlerà agli studenti del Primo Levi di Badia Polesine (Rovigo)

0
Succede a:
Rachele Cicogna
Lala Lubelska

BADIA POLESINE (Rovigo) – La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, quale “Giorno della Memoria”, per ricordare la Shoah (cioè lo sterminio del popolo ebraico) e le leggi razziali che ne prepararono l’avvento, con la sistematica persecuzione anche in Italia dei cittadini ebrei.

Oggi e domani, in occasione della sedicesima edizione della ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite, Rachele Cicogna nipote di Lala Lubelska, ebrea polacca originaria della cittadina di Lodz sopravvissuta con le sorelle Sara e Rifka all’Olocausto, parlerà dunque agli studenti del Primo Levi di Badia. Sarà accompagnata dal libro “In viaggio verso il nulla” redatto da don Pierantonio Castello, edito nel 2007 e recentemente ristampato. In questo modo, Rachele Cicogna prosegue una tradizione di testimonianza iniziata proprio da nonna Lala, grazie alla collaborazione del preside Piero Bassani (“che la scorrazzava per tutto il Polesine”), proseguita poi dal figlio Giorgio Cicogna. Lo stesso Bassani esattamente dieci anni fa scelse di intitolare l’aula magna del Balzan a Lala Lubelska.

L’ho incontrata nel suo ufficio di via S. Alberto per chiederle qualche anticipazione e qualche riflessione sull’olocausto.

Dalla voce di Rachele emerge subito la passione di chi è cresciuta respirando fin da piccola la gravità della storia vissuta dalla nonna e l’impegno civile della doverosa testimonianza per chi oggi non c’è più.

“Ho vissuto con una persona temprata da prove in parte indescrivibili, alle quali Lala non si è tuttavia piegata, cercando anzi nella vita un risarcimento attraverso la memoria e la cultura, che sono poi la vera ricchezza interiore nei popoli apolidi e perseguitati”.

Ha ancora senso dunque questa giornata?

“Si”, risponde Rachele, che smentisce la tesi che vorrebbe i giovani disinteressati a quelle vicende storiche, “… è vero piuttosto che molto dipende da come si trasferiscono le memorie”.

Perché “Le memorie”?

“Perché vorrei tanto che gli adulti di oggi smettessero di porre il cappello della politica su qualsiasi tragedia e perché vorrei fosse restituita dignità anche agli altri perseguitati di qualsiasi colore, affinché le tragedie del novecento non avessero a ripetersi”.

Spiegati meglio:

“I concetti di 'storia' e di 'memoria' sono intuitivamente diversi ma spesso si confondono, tanto più quando si parla di fatti di un passato lacerante, vissuto in prima persona o attraverso le vicissitudini di chi ci ha preceduto”.

Talvolta può capitare che se l'esperienza personale o familiare o riportata da gente conosciuta non collima con gli approdi storici, non si sia inclini a dar loro credito. Questo potrebbe alimentare il negazionismo.

Rachele che conduce una battaglia contro il revisionismo storico, per avallare questa tesi, sorprendentemente parla dalla prima forma di negazionismo patita dai reduci dei campi di sterminio nazisti dell’est Europa (gli ashkenaziti) proprio in Israele quando, nel dopoguerra, venivano, “bullizzati” dagli ebrei sefarditi (quelli della penisola iberica) assolutamente increduli.

“Oggi però c’è una nuova generazione di giovani che avanza, cerchiamo di non sciupare la possibilità di cambiare l’approccio ideologico che trasforma qualsiasi commemorazione in una bandiera”, sostiene Rachele.

Quelli che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte e coloro che, anche in schieramenti diversi si sono opposti al progetto di sterminio e, a rischio della propria vita hanno salvato altre vite, non meritano la banalizzazione del tifo da curva sud. “In ogni caso e finché potrò, conclude Rachele, difenderò il diritto dei giovani di conoscere la verità”.

Per la cronaca che si fa storia, Lala nel campo di lavoro di Flossemburg, prima di finire a Mauthausen, incontrò il Nobilhomo veneziano Giancarlo Cicogna, imprigionato per non aver aderito alla repubblica di Salò. Fu amore che in quei momenti terribili si fece consolazione e rassicurazione. Dopo la guerra i due si ritrovarono e sposati, si trasferirono a vivere a Badia Polesine.

“Domani a scuola parlerò anche di questa storia d’amore nella durezza e nella complessità di quelle vicende storiche, conclude Rachele, così come ne parlo a mia figlia Allegra quando le ricordo che il nome del suo bisnonno Giancarlo è nel giardino dei Giusti a Gerusalemme, e ripeterò anche che c’è una porta sola di accesso ad un futuro di giustizia, la sua chiave è la conoscenza e la consapevolezza”.

Al termine dei due incontri, di martedì 26 e per mercoledì 27 gennaio, il dirigente scolastico Amos Golinelli, con il coordinamento delle docenti Cinzia Malachin e Rosanna Antoniolli, modererà il dibattito al quale gli studenti sono invitati a partecipare con qualsiasi domanda pertinente all’argomento.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Martedì 26 Gennaio 2021

Condividi ora la notizia con i tuoi amici

Oggi in Cronaca

La tua opinione conta!

Contribuisci alle discussioni quotidiane con gli altri utenti di RovigoOggi.it