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ECONOMIA

-70% negli spacci delle aziende agricole polesane

Paradigmatico il caso dell’Orto didattico Il profumo della freschezza di Lusia. Cia Rovigo: “Il radecio de busa viene svenduto, non vi sono margini di guadagno. A rischio la tenuta del settore”

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ROVIGO - Fino a -70% dei ricavi nelle vendite dirette che si trovano all’interno delle aziende agricole polesane. Col fatto che il Veneto è ancora zona arancione, e dunque non è possibile uscire dai confini del proprio Comune di residenza, gli spacci agricoli stanno attraversando una congiuntura economica molto critica. Paradigmatico il caso dell’Orto didattico, con annesso agriturismo vegano, Il profumo della freschezza di Lusia. Sospeso ormai da mesi il servizio di ristorazione, la vendita diretta delle tipicità è in caduta libera. “La gente, che fino a metà dicembre poteva venire fin qui a comprare le eccellenze del territorio – commenta il titolare, Renato Maggiolo – ora preferisce non sconfinare per non prendere multe. Abbiamo clienti da Monselice, Rovigo e addirittura dalla provincia di Ferrara. Quella fetta di acquirenti è completamente persa”. Fra le tipicità che rimangono sugli scaffali dell’attività, il tradizionale “radecio de busa”: si tratta di una tecnica di forzatura dei radicchi praticata a Lusia fino alla fine degli anni Settanta, andata poi in disuso per gli alti costi di manodopera. Consisteva nel togliere i radicchi stessi dopo che avevano “preso” alcune ghiacciate, avendo cura di lasciare una decina di centimetri di radice; venivano quindi sgrossati dalle foglie esterne e reimpiantati nella sabbia dell’Adige, in una buca scavata in mezzo ad un campo e riscaldata dal letame in fermentazione. Qualche tempo fa l’Orto didattico ha ripreso l’originaria tecnica predisponendo le “buse” in una serra moderna. “Si tratta di un’eccellenza che vendiamo anche al mercato di Lusia – spiega Maggiolo – Pure qui, però, i margini di guadagno si sono dimezzati”.

Normalmente il prezzo finale si aggira attorno agli 8 euro al kg, oggi viene piazzato a 4-5 euro al kg. “Questo vale pure per gli altri prodotti stagionali – aggiunge – E non è solamente una questione di mancata vendita diretta. Dato che sono pochissimi coloro che si recano personalmente nelle aziende agricole, sta quasi andando a scemare il rapporto umano con la gente, pietra fondante delle nostre attività”.

“Alla lunga il rischio è che i prodotti vengano perfino svenduti – sottolinea il direttore di Cia Rovigo, Paolo Franceschetti – Gli agricoltori non si sono mai fermati, nemmeno durante il lockdown severo della scorsa primavera. Proprio mentre stavamo registrando una lieve ripresa siamo entrati in fascia arancione, con tutte le conseguenze che ne derivano”. “Gli imprenditori non possono certo vivere esclusivamente con la clientela che risiede nel loro stesso paese. Auspichiamo che la situazione generale migliori, altrimenti la crisi del comparto potrebbe estendersi. E a quel punto sarebbe difficile rialzarsi”.

Articolo di Mercoledì 27 Gennaio 2021

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