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GREEN ECONOMY

Futuro più green solo con più energia. Dal Recovery Fund gli investimenti per rivoluzionare la rete

Non solo biciclette o monopattini, entro 10 anni le auto elettriche saranno nelle nostre case per farci inquinare meno. La scommessa da vincere è quella di consentirne la ricarica in maniera eco stostenibile da fonti rinnovabili

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ROVIGO - L'ultima revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza del governo italiano da presentare alla Commissione europea per utilizzare i 209 miliardi di euro destinati all'Italia come Recovery Fund prevede risorse per 31,98 miliardi in infrastrutture per la mobilità sostenibile e 67,49 miliardi per la rivoluzione e transizione ecologica.

Gran parte di queste somme saranno a beneficio del settore automobilistico in quanto entro il 2030 solo il 5% delle auto vendute nella Ue sarà ancora a combustione interna, a fronte di un 55% di auto elettriche e 45% di ibride.
Le stime sono confermate dalla banca americana Morgan Stanley che ha valutato che negli Stati Uniti, a regime, si genererà un valore potenziale di 1.300 miliardi annui, pari all’8% del Pil.


La rivoluzione green per le auto è stata sancita con la pubblicazione nel maggio 2017, negli Stati Uniti, del rapporto sull’evoluzione della mobilità nel prossimo decennio con un sottotitolo inequivocabile: "The Disruption of Transportation and the Collapse of the Internal-Combustion Vehicle and Oil Industries" ovvero “La trasformazione radicale del sistema dei trasporti e il collasso delle industrie dell’auto e del petrolio” coordinato da Tony Seba, della prestigiosa Stanford University. Il dossier approfondisce in modo analitico e dettagliato le dinamiche che trasformeranno le case automobilistiche grazie alla potente sinergia di innovazioni radicali come la condivisione, la trazione elettrica e la guida autonoma.

L'auto elettrica ha quindi negli ultimi 3 anni fatto passi da gigante così come l'indotto. Su circa 100 mila stazioni di ricarica attive in tutta Europa, il 28% si trova in Olanda, il 22% in Germania, il 14% in Francia e il 12% in Gran Bretagna. In Italia secondo i dati raccolti dall’E-Mobility Report del Politecnico di Milano, ci sono appena 2.750 colonnine. L’Europa avrebbe bisogno di almeno 2 milioni di colonnine per garantire al cittadino automobilista un’efficiente e diffusa rete di ricarica.

All'aumento del numero di punti di ricarica dovrà però corrispondere un poderoso ammodernamento della rete di distribuzione dell'energia elettrica sul modello di smart grid, ovvero una griglia entro la quale, ottimisticamente, bisognerà garantire l'approvvigionamento energetico per i consumi di quella singola cella della griglia, attraverso la produzione, il consumo in loco, la messa in rete e possibilmente lo storage dell'energia per compensare i picchi di richiesta, una sfida ambiziosa entro il 2030 che vede l'Italia, al momento, in ritardo.

La rivoluzione quindi sarà quella della filiera corta dell'energia, con una dimensione unitaria definita dalla singola cella nella griglia, in quanto la rete attuale che serve il Paese non sarà in grado di far fronte all'aumento dei consumi che deriveranno dalla reale svolta green del Paese. Questa energia extra, vista l'impossibilità di produrla attraverso il nucleare, sarà possibilmente prodotta in maniera rinnovabile, attraverso il solare, l'eolico, il geotermico, all'interno della singola griglia di consumo con la possibilità di essere immagazzinata in loco.

Tanto per capire la portata degli extra consumi che solo il settore automobilistico potrà portare, le utilitarie elettriche, pensate per un uso casa-scuola-lavoro o percorso cittadino anche di medio raggio, con 200-250 km di autonomia massima per carica, potranno anche essere ricaricate a casa, senza grandi difficoltà usando la corrente alternata anche con impianti abituali da 3-5 kw nell'arco della notte, in 8-10 ore. Discorso diverso per le auto più grandi con maggiore autonomia e batterie da 50-70 kw/h che dovranno usare almeno colonnine di carica da 11 kw, meglio se da 25-50 kw, per non parlare delle cariche rapide nei distributori attuali che, in 10 anni, verranno soppiantati da aree di ricarica veloce con colonnine da 100-150 Kw per poter garantire una discreta autonomia anche con soli 15 min di sosta per la ricarica.

Un distributore autostradale oggi con 10 pompe di carburante diventerà un'area di sosta con 25 colonnine da 100-150Kw (l'attuale potenza offerta dalla tecnologia Tesla Supercharger), con un assorbimento potenziale dalla rete di 2-3 MegaWatt, ogni mezz'ora, una enormità, solo per ricaricare 50 auto alla stazione di servizio in un'ora. Quante auto fanno il pieno oggi in 60 min in una stazione di servizio media in autostrada?

Come fare quindi considerando che in Italia circolano 39,6 milioni di auto che entro il 2030 includeranno almeno 5 milioni di veicoli elettrici (forse 10) che consumeranno, come minimo, 10 Kw/h al giorno solo per i piccoli spostamenti?
Un sapiente bilanciamento della capacità produttiva, chiaramente eco-friendly, nella cella della smart grid è l'unica soluzione, al momento disponibile, su cui concentrare la programmazione dello sviluppo dei prossimi 10 anni del Paese per poter affrontare la rivoluzione Green ed aprire realmente le porte alla nuova economia.
Articolo di Giovedì 28 Gennaio 2021

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