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TRIBUNALE 

Omicidio Cavazza, Annalisa resta in carcere

Il Tribunale del Riesame conferma la custodia cautelare per Annalisa Guarnieri, è accusata di omicidio premeditato in concorso con il fidanzato 17enne. Il 4 febbraio Edis Cavazza, padre del ragazzo, è stato ucciso con un machete a Sant’Apollinare - Rovigo

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ROVIGO - Annalisa Guarnieri resta in carcere. Questa la decisione del Tribunale del Riesame di Venezia. E’ accusata di omicidio premeditato in concorso con il fidanzato 17enne per la morte di Edis Cavazza.

Nel carcere femminile di Verona Montorio, Annalisa Guarnieri, assistita dall’avvocato Sandra Passadore, venerdì 26 febbraio ha potuto raccontare la sua verità al sostituto procuratore del Tribunale di Rovigo, Maria Giulia Rizzo (LEGGI ARTICOLO)Giovedì 4 febbraio l’udienza con la richiesta di una misura cautelare più morbida, ma è stata rigettata.

Il 4 febbraio, poco prima della 20, è stato trovato il corpo senza vita di  Edis Cavazza, nel piccolo campo “nomadi” di via Risorgimento a Sant’Apollinare, l’allarme lo hanno lanciato proprio i parenti (LEGGI ARTICOLO - GUARDA IL VIDEO), la Polizia di Stato e la Squadra Mobile alle 22 e 30 arrestano a Ceregnano,  P.C., il figlio 17enne, e la sua fidanzata Annalisa Guarnieri, davanti alla casa del padre di lei. Sono accusati di omicidio premeditato in concorso.

Edis Cavazza, 45 anni, è morto per un colpo di machete alla clavicola (trovato qualche giorno da un runner LEGGI ARTICOLO). Secondo la versione della 26enne, fidanzata con il figlio di Edis Cavazza, non si è trattato di omicidio premeditato, anzi. Una furiosa lite degenerata, un colpo accidentale, ma secondo l’accusa invece è andata diversamente.

“Non volevo ucciderlo”, questo ha detto al Giudice il 17enne, la fidanzata ha sostanzialmente confermato alla Procura la versione del ragazzo, entrambi restano in carcere. 

L’Avvocato Sandra Passadore formulerà a breve la richiesta degli arresti domiciliari a casa della madre, per permettere alla ragazza di curarsi per alcune patologie.

“Annalisa Guarnieri ha collaborato con gli inquirenti, fornendo indicazioni concrete per il ritrovamento dell’arma del delitto” (anche se poi è stato trovato per puro caso da un podista), non ci sarebbe nemmeno il pericolo di fuga. La ragazza ha poi reso un’ampia dichiarazione al pubblico ministero, 3 ore dettagliate di interrogatorio, in cui ha raccontato la propria verità.

Si attende ancora l’esito dell’autopsia sul cadavere, e gli accertamenti sui telefono cellulari, che potrebbero confermare la versione della ragazza. Accertamento probatorio sui minori presenti quella drammatica sera (gli altri figli della vittima) che la difesa ha già richiesto, e che potrebbero definire quanto accaduto con la massima precisione, per una rivalutazione complessiva, escludendo comunque la premeditazione, e con conseguente revoca della misura cautelare.

 

 

Articolo di Mercoledì 3 Marzo 2021

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