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8 MARZO

Le donne stanno pagando il prezzo più alto

Stefania Botton, della Segretaria territoriale della Cisl Padova Rovigo, chiede una inversione di rotta 312mila donne hanno perso il lavoro, e sono più penalizzate anche sul fronte delle assunzioni

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ROVIGO - “Sarà un 8 marzo diverso quello che ci apprestiamo a celebrare: meno mimose, meno incontri, meno manifestazioni. Ma mai come quest’anno la Giornata internazionale della donna rappresenta un’occasione imperdibile per sottolineare l’urgenza di scelte concrete che avviino un cambiamento profondo in tutto il Paese”.

Lo evidenzia Stefania Botton della Segretaria territoriale della Cisl Padova Rovigo.

“E’ stato più volte ripetuto, ma è giusto sottolineare, che le donne stanno pagando il prezzo più alto della crisi economica dovuta alla pandemia. I dati Istat di fine 2020 sono impressionanti: su 444mila posti di lavoro persi in Italia, 312mila sono di donne. Anche l’imprenditoria femminile, secondo Unioncamere, ha subito una battuta d’arresto, dopo una crescita ininterrotta dal 2014. Il 2020 si è chiuso con 4mila attività in meno guidate da donne, prevalentemente giovani e del Centro Nord: un calo contenuto, ma significativo. Nel nostro territorio la situazione è meno grave, ma comunque pesante. Secondo dati di Veneto Lavoro le donne sono più penalizzate anche sul fronte delle assunzioni, facendo registrare nel gennaio 2021 un calo del -32% rispetto al gennaio 2020, a fronte del -24% degli uomini. L’unico incremento si registra nel lavoro domestico, dove su 41.500 assunzioni, 34mila sono di donne. Questo è sicuramente dovuto alla regolarizzazione di tante straniere e stranieri che grazie al Decreto Emersione ha permesso di uscire dall'ombra del lavoro nero tante lavoratrici e lavoratori impegnate nel lavoro domestico e in agricoltura”.

“Eppure le donne sono state in prima fila nell’affrontare la pandemia - continua Stefania Botton - ovunque nel mondo: infermiere, oss, dottoresse, studiose, ma anche imprenditrici, insegnanti e professioniste di tutti i livelli e settori hanno dimostrato passione, fantasia e senso pratico nell’affrontare i mille problemi inediti che questa situazione senza precedenti ha posto loro. Ma siamo ben lontani dal superare le disuguaglianze salariali, anche perché le donne nei ruoli apicali sono ancora una netta minoranza, nonostante siano spesso più preparate dei loro colleghi maschi perché il meccanismo di selezione nei loro confronti è più severo.

Apprezziamo a questo proposito l’impegno dell’Università di Padova per incoraggiare le studentesse ad intraprendere percorsi universitari nell’ambito delle discipline Stem. E abbiamo apprezzato l’impegno assunto dal presidente Draghi riguardo al superamento delle disuguaglianze di genere. Ora, grazie ai fondi europei, abbiamo l’occasione per frenare la china pericolosa assunta dal nostro sistema sociale da almeno 15 anni, con il progressivo smantellamento del sistema sanitario e dei servizi alla famiglia attraverso i tagli agli enti locali. Invertire questa rotta significa non solo creare le giuste condizioni per migliorare le opportunità lavorative delle donne, ma anche non imporre loro di scegliere tra lavoro e famiglia, come sta succedendo e come speravamo non dovesse mai più succedere. Tra le misure da adottare per garantire una maggiore condivisione delle responsabilità di cura c’è il miglioramento delle norme sul congedo obbligatorio di paternità, il ripristino del diritto al congedo Covid e un più corretto utilizzo delle nuove forme di flessibilità lavorativa, anche attraverso la contrattazione collettiva, aziendale e territoriale. Non dimentichiamo inoltre che meno autonomia economica vuol dire anche più violenza sulle donne e che il piano nazionale strategico sulla violenza maschile contro le donne è scaduto lo scorso anno”.

 

Articolo di Sabato 6 Marzo 2021

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