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LIBRO CASTELNOVO BARIANO

Il ponte sul Po di Catelnovo Bariano in un fotolibro di Germano Sprocatti

Il fotografo naturalista di Castelnovo Bariano (Rovigo) ha voluto realizzare questo libro che racconta la storia ad immagini di questo ponte, che da sempre è il collegamento con la lombardia

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CASTELNOVO BARIANO (Rovigo) - Castelnovo Bariano ai primi del '900, come tutto l'Alto Polesine del resto, sente un'aria nuova a livello socio- economico. L'agricoltura decolla (mais, grano, bietole, patate), nascono nuove industrie (fornace, a Castelmassa l'odierna Cargill)), urge rinnovare la viabilità. Il Po lombardo-veneto non deve più essere un ostacolo ma collegare le due sponde, la castelnovese e la sermidese.

Il 6 novembre 1902 viene inaugurato, a cura dei Comuni di Massa Superiore (l'odierna Castelmassa) e Castelnovo Bariano il ponte in chiatte. Un consorzio intercomunale porta a termine la strategica
infrastruttura, superando grossi problemi burocratico-finanziari: costo finale lire 210.565,51. I vasti banchi di sabbia e l'esistenza, ieri come oggi, di fronte a Castelmassa dell'isola Renaio, sovrani specie in periodo di magra, obbligano il progettista massese Oliviero Bianchi a concepire non un collegamento diretto fra Castelmassa e Sermide.

Da sempre esisteva un traghetto Castelnovo Bariano e Sermide, ciò tra l'argine golenale rodigino Mayol e il mantovano, in un punto stretto del Po lontano dal centro urbano massese, corrente fluente e niente secche. In questo tratto nasce il nuovo ponte, prima poggiante su barconi in legno, poi in cemento armato. La Domenica del Corriere , il più popolare magazine di quei tempi, il 22 novembre 1902 dedica la copertina alla solenne inaugurazione lombardo-veneta. Le tariffe per il passaggio pontiere sono distinte in 19 categorie e all'uopo sono assunti un paio di bigliettai esattori, oltre ad un numero consistente di operai per la gestione.

Nel 1944, per cause belliche, il ponte interregionale viene bombardato e distrutto dagli alleati anglo- americani tanto che i collegamenti sermidesi-castelnovesi sono affidati a imbarcazioni varie, ciò dal 13 luglio 1944 al 10 agosto 1947. Dopo il 25 aprile 1945 si sente forte la necessità di ricostruire il ponte distrutto, in particolare le bietole altopolesane non raggiungono celermente lo zuccherificio di Sermide, la cui direzione aziendale si attiva in tal senso. Il 17 maggio 1947 si apre il cantiere e il 10 agosto successivo si inaugura il nuovo ponte in pompa magna. Fu sempre gestito da un consorzio intercomunale fra Castelmassa e Castelnovo Bariano.

Nel 1962 una legge nazionale prevede l'eliminazione dei ponti in chiatte sul Po e la sostituzione con strutture in cemento armato adeguate ai tempi. Le cause: traffico specie pesante in continuo aumento; le lunghe interruzioni quotidiane per il passaggio delle navi fluviali; le cattive condizioni dei vecchi ponti e le ingenti spese di manutenzione; le piene autunnali e primaverili sempre incombenti e la relativa chiusura prolungata. Nel luglio 1971 è aperto senza inaugurazione l'attuale ponte: lungo 1026 metri e largo 10, diventa strategico per le comunicazioni lombardo-veneto-emiliane.

Il fotografo naturalista Germano Sprocatti ha dedicato un capitolo alla vita del vecchio ponte, ciò nel suo libro fotografico L'eclissi della civiltà contadina tra Po e Canalbianco , che sarà stampato a breve, se ci saranno il finanziamenti. "Camion, macchine, moto, bici, pedoni, una varietà umana peculiare, quando la motorizzazione spinta e l'inquinamento erano di là da venire".

Una baracca in legno all'inizio della struttura. dalla parte castelnovese ospitava l'esattore che - scrive Germano Sprocatti - ti dava il biglietto a pagamento con cui potevi transitare. Le cifre erano adeguate ai tempi e non esose e si racconta di qualche portoghese che svicolava a sbafo, usando trucchi astuti. La navigazione fluviale era d'ostacolo alla circolazione pontiera.

L'apertura del ponte durava circa 30', a volte capitava che l'interruzione si prolungasse, se giungevano più navi tanto che l'operazione si ripeteva più volte nell'arco delle 24 h. Passavano su e giù le bettoline (in dialetto petroliere), che trasportavano in genere petrolio grezzo dalla laguna veneta alle raffinerie di Mantova e Cremona".

Proverbiali l piene del Po, nel '900 ricco di acque. Le piogge autunnali lo ingrossavano assai e si ricorda che il 14 novembre 1951 ruppe in più punti ad Occhiobello, una piena mai vista. In primavera lo scioglimento delle nevi in montagna faceva alzare tanto il livello medio per cui più volte il ponte veniva chiuso e alcune sezioni (puntàde) ancorate a riva per lasciare sfogare la corrente. La fornace Meneghini sorgeva in golena tra l'argine principale e il secondario a fiume, la strada per il ponte le passava accanto. Questa veniva  interrotta e chiusa verso il ponte con un alto sbarramento in legno nell'apertura stradale dell'argine Mayol (traàda) e sacchi di sabbia (apertura nell'argine dove la strada in discesa portava al ponte).

"Il 25 aprile 1961 il Po è in piena e la corrente vorticosa trasporta a valle centinaia di tronchi di pioppo abbattuti in un bosco golenale. L'enorme pressione è fatale alle chiatte, che vengono trascinate via. A bordo di alcune rimangono sette operai pontieri, tratti a riva e salvati a una decina di km dagli ancoraggi del ponte, verso Ficarolo. Altre puntàde vengono bloccate a diversa distanza a valle di Sermide dopo un estenuante inseguimento. Il fatto dimostra che il ponte in chiatte è ormai inadeguato e pericoloso".
Articolo di Mercoledì 17 Marzo 2021

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