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GREEN ECONOMY

Rinnovabili al palo: per difendere la produzione a biomasse si sacrifica il fotovoltaico, 150 volte più efficiente

L'Europa mette a disposizione risorse importanti dal fondo Next Generation EU per rivoluzionare il Paese e la produzione di energia da fonti rinnovabili, ma per Coldiretti il fotovoltaico rimane taboo

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ROVIGO - L’Italia vanta un pessimo primato: il più elevato grado di dipendenza energetica dall’estero tra le maggiori economie europee, circa il 78%. In questo contesto, con il nucleare bandito da referendum, la transizione energetica a cui tutti gli Stati europei sono chiamati, offre un’importante opportunità per valorizzare le risorse rinnovabili nazionali e rendersi indipendenti in maniera sostenibile.


Eolico, fotovoltaico e biomasse saranno il mezzo attraverso cui, velocemente, ci si potrà avvicinare all’obiettivo delle zero emissioni. Solo l’eolico ed il fotovoltaico sono realmente zero emissivi per definizione, la produzione energetica a biomasse, di contro, è da considerarsi neutra se intesa in maniera circolare, ovvero i benefici della crescita e maturazione delle piante, alberi, compensano gli effetti negativi delle particelle inquinanti delle emissioni da combustione più gli inquinanti locali utilizzati per la “maturazione” delle coltivazioni.


Nel caso invece in cui si utilizzi solo la filiera bosco-legno-energia, ovvero biomasse residuali di origine forestale e agrofrestale e rifiuti della lavorazione del legno, il problema diventa quello della tutela del patrimonio verde nazionale, non sempre possibile, vista la consistente circolazione di legna da altri paesi Ue ed extra Ue, con le conseguenze delle ricadute inquinanti per il trasporto.


Le giustificazioni del settore agricolo a questo mezzo di produzione energetica, che in Italia già produce oltre 4TWh di energia elettrica, con l’obiettivo di incrementare di ulteriori 7,5TWh sono principalmente di due tipi: da un punto di vista industriale, le bioenergie hanno un forte legame con il territorio nazionale, dove generano importanti ricadute a livello di occupazione e reddito, ed in più offrono un contributo consistente alla gestione e manutenzione delle foreste.


Tutto ciò che esula da questo concetto di produzione di energia, in campagna, viene considerato bandito, soprattutto da Coldiretti, che invoca il consumo di suolo agricolo contro la messa a terra dei pannelli fotovoltaici, dimenticando però che 1 ettaro destinato a fotovoltaico produce quanto 150-200 ettari a biomasse.


Il settore delle agroenergie risulta quindi fortemente “di parte” per un comparto, quello della produzione di energia da biomasse, poco efficiente, rapporto 150 ad 1 rispetto al fotovoltaico, emissivo, in quanto la produzione di energia avviene per combustione, abbastanza complicato per rimanere in equilibrio, tanto che per arrivare alla neutralizzazione del bilancio inquinante si inseriscono anche i rifiuti organici della filiera agricola, agroindustriale e della raccolta differenziata urbana, per produrre, ad esempio, biometano, di modo che i benefici complessivi arrivino a compensare gli effetti negativi, e tutto per produrre reddito ed occupazione per il mondo agricolo, non certo per favorire la transizione energetica in chiave green e rendere energeticamente indipendente il Paese.


La scusa poi del “consumo di suolo agricolo” dei pannelli fotovoltaici non sembra reggere, verso chi ne utilizza almeno 150 volte di più produrre energia in medesima quantità, tanto che il settore è alla ricerca di una sponda istituzionale da tempo, già con l’ex ministro all’Agricoltura Teresa Bellanova, che vieti l’installazione a terra dei pannelli fotovoltaici, in quanto solo il divieto normativo potrebbe impedire una naturale produzione di energia, realmente zero emissiva, su terreno agricolo.


Il Paese, probabilmente, al di là dei divieti che blocchino la transizione ecologica, dovrebbe ragionare mettendo insieme i due mondi e verificare se esistono i presupposti di pacificarli, lasciando ad entrambi i rispettivi spazi operativi. Qualcuno ha mai chiesto, per esempio, se un campo a fotovoltaico possa essere produttivo dal punto di vista agricolo? Qualcuno si è mai interessato a verificare, prima di imporre divieti, se i due mondi possono coesistere?


Non è forse quello della mediazione il compito della politica?
 
Articolo di Mercoledì 17 Marzo 2021

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