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STORIA SAN PIETRO POLESINE

Lamberto Luppi: una coltivatore d'altri tempi a San Pietro Polesine

Un vita in campagna per il coltivatore e allevatore del comune di Castelnovo Bariano (Rovigo), che da sempre cura questo aspetto rurale nel piccolo borgo polesano

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SAN PIETRO POLESINE (Rovigo) - Lamberto Luppi classe 1950, sampietrese doc, coltivatore diretto da sempre, ha vissuto e vive in modo originale a contatto con la natura in una grande fattoria espressione dell'architettura rurale padana. Il nonno Alfonso Luppi, originario di Crevalcore (Bologna), emigrò qui ai primi del '900 in cerca di lavoro su terre appena bonificate, portando entusiasmo per l'ambiente e gli animali, tradizione familiare perpetuatasi sino ad oggi. Da allora i Luppi sono stati denominati come i "bulugnès".

"Da noi - sottolinea Lamberto Luppi - gli animali domestici l'hanno fatta sempre da padrone: galline,capre, bovini, anatre, oche, in passato in particolare erano privilegiate le mucche da latte. Con la crisi epocale degli anni '80-'90 le stalle sono scomparse ma molti animali sono rimasti. Amo le faraone, le anatre, le galline, i pavoni, le capre, le oche... animali sì domestici ma viventi allo stato semibrado. Hanno i pollai ma vivono sulle piante e nella mia azienda trionfa il verde, abitando io in aperta campagna a sud di San Pietro Polesine trai vasti spazi rurali delimitati dalle vie Investitura e Canova".

"Questi animali da cortile conducono vita pensile e di notte, come un tempo, riposano appollaiati sugli alberi onde evitare i predatori tipo faine e volpi, esaltando un senso istintivo di libertà peculiare del benessere animale. Prediligo la quiete, il verde, i linguaggi dei volatili, aborro il caos, il rumore collettivo, l'inquinamento a vario titolo, l'alienazione tipici dei grossi agglomerati urbani".

"In famiglia - continua il coltivatore diretto sampietrese - è stata sempre sovrana la passione per la caccia intesa come etica venatoria e rispetto per l'ambiente. La civiltà contadina considerava la caccia come mezzo per sopravvivere alla ricerca della carne commestibile onde sfamare la famiglia nel quadro dei rispetto dell'equilibrio naturale. Detesto il bracconaggio e le doppiette consumistiche, le stragi di animali a titolo gratuito".

"I veri nembrottiani, o seguaci di Diana, non sono degli sparatori da Far West ma amano respirare il profumo della campagna autunnale e invernale, in compagnia dei propri cani, come faccio da sempre in cerca di lepri, fagiani ed anatre, rispettando le regole di legge ma specie la mia coscienza".

"Altra passione - conclude il cacciatore ambientalista - è quella di conservare attrezzi ed oggetti della civiltà contadina, recuperandoli e in grado di funzionare sempre. Possiedo seminatrici, mezzi per la vinificazione, aratri, carri agricoli e altro, un piccolo museo familiare con cui ho partecipato ad esposizioni varie e che metto a disposizione della scuola".
Articolo di Sabato 20 Marzo 2021

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