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AMARCORD

Figure castelnovesi novecentesche, note tramite il loro nomignolo dialettale

Personaggi caratteristici, un fenomeno lento e graduale, nella civiltà contadina di Castelnovo Bariano (Rovigo) molte persone erano conosciute in primis con il soprannome

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CASTELNOVO BARIANO (Rovigo) - La magia fotografica in bianco e nero di Germano Sprocatti ha immortalato prima del 1980 molte colorite figure paesane, conosciute e rispettate pure nel circondario, storie minime ma sempre positive, personaggi singolari di un microcosmo castelnovese novecentesco ormai perduto. Ricordiamo che nella civiltà contadina molte persone erano conosciute in primis con il soprannome (scutmài), poi per nome e cognome.

Le comunità ultrasecolari hanno maturato nel tempo un forte senso di aggregazione collettiva tanto che c'era la consuetudine ancestrale d'identificarsi non con il patronimico (ossia con il cognome anagrafico) bensì con l'uso del soprannome. Questa tradizione, tipica dei piccoli paesi, è stata aiutata e alimentata dal ridotto numero degli abitanti residenti, praticamente immutato nel corso di lunghi anni per cui era facile conoscersi un po' tutti nell'ambito della ristretta comunità di appartenenza. La nascita dei singoli soprannomi è stato un fenomeno lento e graduale... del tutto spontaneo. Spesso un nomignolo veniva attribuito a una persona dopo che si era verificato un evento particolare legato alla sua vita. Questo poteva essere anche apparentemente insignificante, ma curioso, incisivo e particolare, che colpiva, rimanendo impresso nella mente di familiari e conoscenti. L'efficacia del soprannome era tale che, di lì a poco, si trasmetteva da individuo ad individuo, diventando l'unico identificativo dello stesso. I soggetti perdevano, in un certo senso, il proprio cognome  anagrafico, acquistandone uno comunitario. Il nomignolo, con il tempo, una volta consolidato e condiviso dai compaesani, diventava il solo e unico nome che identificava una data persona, addirittura l'intera famiglia, venendo trasmesso ai figli, ai nipoti e, poi, pure alle nuore e ai generi acquisiti con il matrimonio.

Alcune figure castelnovesi novecentesche, meglio note tramite il loro nomignolo dialettale, sono ricordate ancor oggi dagli over 50. Bar, osterie anche periferiche, vino, gioco delle carte, passioni politiche e calcistiche anche forti e divisive, personaggi caratteristici come Pidòn (Armando Soriani) sempre con il cappello e il giubbino da lavoro della Fecola (allora si chiamava Fragd, adesso Cargill), al Cei (Malerba), al Moletòn (Angelo Fioratti), al Cuch (Quaiotti), al Capànt (Nadalini), Carlon Patòi (Carlo: vedi foto), al Murìn dla Sara (Vincenzi), al maestar Daniele Rusc (Daniele Gurzoni), al maestar Murèt (William Moretti)...

 

 

Articolo di Lunedì 29 Marzo 2021

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