
NUOVO PALAZZO DI GIUSTIZIA
Alessio Pipinato: "Rovigo deve cambiare e scrollarsi di dosso la diffidenza e le paure"
Non si sa se la scelta per il nuovo tribunale sarà quella dell'ex questura di Rovigo, ma nel mentre, infiamma la polemica su una scelta che non compete alla città
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ROVIGO - Alessio Pipinato difende la propria proposta progettuale del nuovo palazzo di giustizia negli spazi dell'ex questura di Rovigo in una lettera che ripercorre la storia dell'incarico ricevuto e che dipana i dubbi sulla sua effettiva realizzabilità nel sito di maggior gradimento da parte dell'Ordine degli Avvocati (LEGGI ARTICOLO).
L’Ordine degli Avvocati di Rovigo ha provveduto dal 2019 in proprio alla realizzazione di uno “Studio di fattibilità” per verificare possibili alternative insediative del nuovo Palazzo di Giustizia di Rovigo e progettarne la sua fattibilità realizzativa in diversi contesti urbani. Lo studio è stato affidato alla società di ingegneria ed architettura Alessio Pipinato & Partners Srl di Rovigo, da me diretto. Lo studio ha all’attivo la progettazione e direzione lavori di oltre duecento interventi commissionati da Ministeri, concessionari autostradali, regioni, province, comuni, aziende multinazionali, aziende municipalizzate, forze dell’ordine e militari ecc., su edifici o spazi urbani in Italia e all’estero, ivi inclusi immobili vincolati, a cui hanno lavorato decine di architetti, ingegneri, geologi, archeologi, restauratori, storici dell’arte ecc., team multidisciplinari che vengono per ogni nostra commessa composti per consegnare ai nostri clienti il miglior risultato tecnicamente possibile. Per tali lavori abbiamo conseguito anche alcuni premi e menzioni di livello nazionale ed internazionale.


Il contesto all’interno del quale si inserisce l’incarico affidato, discende da una modifica di carattere legislativo, con la quale il Tribunale di Rovigo ha esteso la sua competenza territoriale che oggi comprende l’intera provincia di Rovigo e a diversi comuni della provincia di Padova. Alla luce di questa estensione di competenze si è ravvisata la necessità di ampliare e rinnovare la sede attuale. Nella scelta del sito sono stati considerati una serie di parametri tecnico-funzionali al fine di verificare la compatibilità dell’intervento con l’assetto vincolistico, urbanistico, funzionale, commerciale, infrastrutturale. È stata data preferenza a siti collocati nel centro storico della città, o sue immediate vicinanze individuandone 26 collocati nel centro cittadino. Dopo diversi confronti tra le autorità coinvolte, alcuni siti sono stati ritenuti più idonei rispetto ad altri. Il sito ex Questura è pertanto solo uno dei tanti siti alternativi, che è stato ritenuto insieme a quello della Banca d’Italia di via de Gasperi, sito idoneo.
Per quanto riguarda le criticità sollevate da alcune associazioni o cittadini, pur rispettando pienamente il parere espresso, ritengo che le siano del tutto superabili. E mi compiaccio in realtà, perché di 26 soluzioni proposte, ne sono state criticate soltanto 2.
Per quanto alla criticità di carattere geologico e geotecnico, faccio presente che la nuova costruzione (nelle sue diverse alternative a 6 piani fuori terra o a 4 piani fuori terra, oltre che uno o due piani interrati peraltro di dimensioni molto contenute) si basa si indagini geologiche e geotecniche a disposizione per l’area in esame e aree contermini. A seguito delle calcolazioni effettuate la medesima soluzione è risultata del tutto realizzabile, in continuità con tutto l’edificato presente nella zona di simili dimensioni ed altezze, come l’ex Celio, o tutto l’agglomerato finitimo, o ancora la ben più recente realizzazione del complesso le Torri (peraltro di altezza superiore alla proposta progettuale) e dotato anch’esso di uno smisurato piano interrato, molto più ampio di quello proposto. La realizzazione interrata proposta è peraltro del tutto in linea con una serie di innumerevoli costruzioni interrate realizzate di dimensioni molto più ragguardevoli di quella di progetto: come nella città di Padova dove in certi casi si è realizzato addirittura sotto a palazzi storici esistenti, come a palazzo Molin, o a palazzo Roccabonella nel pieno centro di Padova. O ancora nell’assai recente restauro del centro San Gaetano (ex Tribunale di Padova) dove gli interrati esistenti sono stati ampliati in un contesto storico ed archeologico molto impegnativo. O ancora a Bologna (parcheggio di piazza VIII agosto), a Verona (tutti i parcheggi in pieno centro storico come il parcheggio Arena, il parcheggio Cittadella a due passi dalla mura storiche di Verona e dall’Arena), quindi in contesti di pregio storico architettonico e pure archeologico ben più di rilievo di quello in oggetto (che attualmente ricordiamolo è un edificio non utilizzato di pregio architettonico inesistente, ad eccezione della c.d. “Caserma Gattinara”), in cui alcuni accorgimenti costruttivi hanno consentito anche la realizzazione di interrati di diverse migliaia di metri quadri (quindi ben più ampi di quanto previsto) senza provocare alcuna problematica né agli edifici esistenti, né al contesto. Ricordiamo per ampliare l’orizzonte, che in Olanda, ovvero in una terra che vive sotto il livello del mare, non si contano le realizzazioni anche di numerosi piani sottoterra che non hanno mai provocato alcun danno né al contesto né agli edifici finitimi. O vogliamo scordare ancora che a Roma, probabilmente il sito archeologico più rilevante al mondo, sono state scavate e realizzate ben 60 km di metropolitane con oltre 70 stazioni? Quindi per concludere questa prima parte il calcolo tecnico effettuato e l’esperienza, non la teoria, dicono esattamente l’opposto di quanto riportato recentemente.
Per quanto alla tematica archeologica: tutti gli ambiti studiati, inclusa l’ex questura, sono stati accuratamente analizzati previa verifica di tutti i vincoli esistenti nelle aree in parola presso la Soprintendenza competente, e non è emerso alcun vincolo nel sito “ex Questura”. Se potenzialmente vi sia invece “rischio” di ritrovamenti, questo verrà riscontrato eventualmente in sede di progettazione preliminare, nella quale ai sensi dell’art.23 Dlgs. 50/2016 verrà istruita la c.d. “verifica preventiva dell’interesse archeologico”, che illustrerà la situazione dell’ambito e prevederà (eventualmente) possibili tutele in fase realizzativa, e le tutele messe in opera saranno quelle previste dall’ordinamento vigente (per es. scavo archeologico assistito). La tematica archeologica pertanto la vedrei al contrario quindi non come un vincolo (peraltro esistente ovunque, anche in mezzo alla campagna più sperduta), bensì come una possibilità, in quanto gli eventuali ritrovamenti anziché rimanere seppelliti per i prossimi 1000 anni, potrebbero essere esposti in qualche Museo cittadino. O potrebbero rimanere in sito, e costituire elemento di pregio alla nuova realizzazione (come ordinariamente si opera in tutti i contesti di simile pregio).
Per quanto alla tematica di vincolo architettonico: non sussiste alcun vincolo architettonico né diretto, né indiretto negli immobili oggetto di intervento, anche questo risulta da apposito accesso atti svolto presso la Soprintendenza competente. Esiste un vincolo relativo alla c.d. ex Caserma Gattinara, che sarà eventualmente soggetta a un intervento di restauro conservativo. Anche questa -a mio parere- è una opportunità e non un vincolo, e deve essere vista come una occasione unica di recupero di un manufatto sito in centro storico che altrimenti rimarrebbe a “marcire” per i prossimi 100 anni.
Per quanto a questioni più specifiche: l’esistente “traliccio” verrebbe demolito, insieme a tutti i fabbricati non sottoposti a vincolo e di pregio architettonico nullo; non esiste alcun contrasto con la normativa urbanistica, che per edifici di questo tipo (pubblici, di interesse statale) ammette la possibilità di variare cubature massime, altezze, distanze dai confini (come peraltro da noi realizzato più volte per opere pubbliche ministeriali, e quindi anche qui parlo per esperienza professionale, non per congetture o teorie).
Infine, per quanto alla questione “formale” sollevata da un collega architetto, (LEGGI ARTICOLO) qui entriamo nella sfera del “mi piace” o “non mi piace” che non mi tange in alcun modo. E nel merito della quale anch’io potrei sollevare più di qualche dubbio sulla “firmitas, utilitas, venustas” di altre realizzazioni rodigine contemporanee, incluse le sue. Ma non mi permetto proprio, perché non fa parte del mio modo di lavorare e di pormi nei confronti dei colleghi. Consiglio invece al collega di leggere un libro di Sgarbi, “Vedere le parole. La scrittura d'arte da Vasari a Longhi”, in cui viene spiegato molto bene che la questione estetica (ciò che è bello) non coincide con ciò che piace.
Passiamo ad un ragionamento più generale: queste cronache controverse su di un edificio che deve ancora essere realizzato (e che peraltro ancora non sappiamo né se verrà realizzato, né dove verrà realizzato), onestamente mi paiono del tutto superflue, oltre che inutili e dannose per la città stessa. Inoltre, queste critiche su un nostro studio che non è mai stato pubblicato nella sua interezza (quindi basate su supposizioni e non su specifici dettagli) mi paiono peraltro improprie e anche in parte offensive. Un conto è il diritto alla critica, un conto è il congetturare in assenza di conoscenza di ciò che si è progettato.
Ma il punto è in realtà un altro: Rovigo deve cambiare. Deve innanzitutto certamente cambiare il modo di porsi nei confronti del futuro, dobbiamo scollarci di dosso questo atteggiamento diffidente e pauroso nei confronti del cambiamento, altrimenti Rovigo rimarrà una città bloccata, mummificata, cristallizzata su un’idea di conservazione che non trova nessuna ragione di esistere, oltre che superata universalmente in quanto contraria alla logica dello sviluppo e della crescita dell’ancora ultima città del Veneto. La desertificazione dei centri storici è figlia di queste congetture anomale, e tipicamente italiche finalizzate a conservare a tutti i costi, con la logica conseguenza che ogni nuova costruzione viene realizzata su terreno vergine e che i centri delle città si sono completamente svuotati delle principali attività sociali, culturali, lavorative, economiche.
Se vogliamo invece spostarci sul tema prettamente architettonico: c’è chi considera ad esempio il nuovo ingresso a Piramide in vetro e acciaio di Ieoh Ming Pei al Louvre di Parigi uno “sfregio” alla storia del museo, chi invece lo considera l’unico modo che ha avuto quel museo di crescere e riprendere vita dopo decenni di decrescita. C’è chi considera il Centro Georges Pompidou (o Beaubourg) di Parigi uno “sfregio alla città”, “un’astronave caduta dal cielo”, degli allora sconosciuti Renzo Piano e Richard Rogers, un mostro! C’è chi lo ama e lo adora. C’è chi considera il museo ai piedi dell’acropoli di Atene (peraltro contenente un sito archeologico ragguardevole) di Bernard Tschumi una nuova possibilità di attrazione turistica, chi uno “sfregio” alla storia di Atene. E così posso capire che c’è chi desidera un nuovo e moderno tribunale in centro storico a Rovigo per ridare linfa vitale ad un centro moribondo, e chi lo considera uno “sfregio” alla prestigiosa via Donatoni! Questione di punti di vista. Piace ciò che piace!
Le città cambiano, crescono, si sviluppano, in certi casi cadono e si annientano involute nella loro pochezza e povertà per mille cause diverse, in altri casi si rinnovano e proliferano proficuamente verso il futuro. La cultura del “contro” -a prescindere, anche su un progetto che non si conosce- è vecchia, superata, irrazionale e ingiusta nei confronti di tutti coloro che hanno deciso -quasi per sfida- di rimanere qui per poter dar vita a qualcosa che -forse- verrà, ovvero una città moderna, al passo con i tempi, aperta al confronto e alle idee degli altri, democratica, libera, senza pregiudizi. E’ inoltre ingiusta ed arbitraria nei confronti del lavoro di tutti i professionisti (peraltro molti rodigini) che hanno preso parte a questo importante progetto. Bloccare o tentare di bloccare nuove opere in questo modo significa solo rinforzare la parte che vuole -nello specifico- un tribunale in mezzo alla campagna, quindi con un danno enorme rappresentato dall’enorme consumo di suolo che tale improvvida e irrazionale scelta comporterebbe.
Ringrazio le centinaia di persone, associazioni, enti che ci hanno sostenuto e ringraziato per aver inserito tra le alternative una vera e propria soluzione in “centro storico”, così come sostengono veramente molte parti. Ringrazio anche le critiche costruttive pervenute da alcuni colleghi, che considero utili ad approfondire la tematica. Mi riservo invece d’ora in poi di perseguire anche per via legale chi intenderà mettere in discussione -senza prova alcuna- la validità dei progetti proposti e redatti dal mio studio.
Concludo doverosamente osservando che lo studio effettuato si pone solo come uno strumento per le istituzioni, proposto in maniera encomiabile dall’Ordine degli Avvocati, per superare il gap tra la “chiacchiera” e il “progetto”.
Direttore Tecnico di AP&P srl
Ingegnere, Architetto,
Dottore di Ricerca in Ingegneria delle Strutture
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