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LINGUE STRANIERE A SCUOLA

I reporter della scuola media Venezze intervistano lo scrittore Christian Försch

Lezione speciale di tedesco per gli alunni della professoressa Giulia Zen: l'occasione di un faccia a faccia virtuale con un esperto della storia tedesca, romanziere, saggista e traduttore

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ROVIGO - Gli alunni delle classi terze della Scuola “Francesco Venezze” si sono collegati via internet con lo scrittore Christian Försch: quasi due ore di intervista e ben 52 domande, riferisce Aron: prima in tedesco, su età, famiglia, routine quotidiana, hobby e tempo libero, e poi in italiano, per avere informazioni sul periodo storico della Germania divisa e sulla sua professione di scrittore. È stata un’esperienza interessante e coinvolgente, concordano Elena e Teresa, perché abbiamo potuto sentire la testimonianza diretta di chi ha vissuto in prima persona gli eventi storici che stiamo studiando sui libri.

Il testimone di un periodo storico, Försch è nato a Bad Kissingen, nel nord della Baviera.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale arrivarono nella cittadina di 20.000 abitanti ben 10.000 soldati americani, che si stabilirono tutti in un quartiere vicino alla caserma.
Sulle colline, appena fuori dal paese, furono costruiti anche un aeroporto militare e una base missilistica. La vita a Bad Kissingen cambiò con l’occupazione americana e ogni giorno si vedevano e sentivano passare carri armati, elicotteri e aerei militari americani.
Ma che cosa sapevano i tedeschi di quello che succedeva “dall’altra parte”?
E come arrivavano le notizie?
– ha chiesto Filippo.
Le informazioni tra le due parti della Germania si avevano attraverso i canali televisivi. C’era tuttavia un'area della Germania vicina a Dresda, dove non arrivava alcun segnale.
Questo ha colpito molto Hanna e Viola: quella zona veniva chiamata “Tal der Ahnungslosen'', la Valle degli Ignari, poiché le persone che ci vivevano, circa il 15% della popolazione della RDT, potevano accedere esclusivamente alle notizie filtrate dal sistema di censura della Germania dell'Est.
A Marco ha colpito la storia della vendita da parte della RDT di prigionieri politici: tra il 1964 e il 1989 sono stati riscattati dall’ovest decine di migliaia di prigionieri con un guadagno per la Germania dell’est di più di tre miliardi di DM.
In questo modo arrivò a Bad Kissingen anche il padre di un amico del signor Försch, rinchiuso in un carcere della Stasi, perché aveva imbrattato i muri con slogan contro il regime dell’est.

“C’è un ricordo di quegli anni che l’ha segnata profondamente e che si porta ancora con sè?” – ha chiesto Jia Shan.
Un evento drammatico, che l’ha profondamente segnato, è stata la morte del suo migliore amico, investito da un autocarro americano. Non fu aperta alcuna indagine, nessuno degli americani fu mai incriminato o condannato per questo, nemmeno la persona alla guida del veicolo, e gli americani non furono neanche presenti al funerale del ragazzo. Fu come se non fosse successo nulla e questo fece rabbia e fa ancora oggi molta rabbia al Signor Försch.
In che modo la caduta del muro ha influenzato la sua vita e la sua scrittura? – gli ha chiesto Gabriele.
“Mi ha fatto riflettere molto” - ha risposto il signor Försch.
Il muro, ma anche la militarizzazione della Germania sono stati per lui simbolo di violenza, prepotenza e privazione di libertà.
Sofia e Mariasofia gli hanno chiesto di descrivere le differenze tra est e ovest dopo la riunificazione: all’inizio erano abissali, le due parti di Berlino sembravano due città diverse. Berlino est appariva grigia, cupa, triste, desolata, silenziosa e buia, non c’erano insegne luminose e si respirava ovunque l’odore delle stufe a carbone e del combustibile delle Trabant, le tipiche auto in vetroresina della RDT. Molti edifici erano fatiscenti e nei muri delle case e dei cortili interni c’erano ancora i buchi degli spari della Guerra. Era un po’ come un mondo in bianco e nero rispetto al mondo a colori, vivace e luminoso di Berlino ovest. Ora le differenze non sono più così evidenti, un turista straniero non le percepisce.
Sono soprattutto nella mentalità, muri invisibili, legati a pregiudizi, che condizionano ancora oggi il modo di pensare di molte persone, ma per il Signor Försch le differenze di cultura e sensibilità rappresentano anche una ricchezza della Germania che la rende unica, anche se purtroppo, con la riunificazione, l’eredità culturale dell’est non è stata adeguatamente salvaguardata e valorizzata.
“Ma la divisione ha portato anche qualche vantaggio alle persone che vivevano all’est?” ha chiesto Eleonora.
Premesso che all’est non c’era libertà, perché nonostante il nome di Repubblica Democratica in realtà era una dittatura, il Signor Försch ha spiegato che all’est il mondo era più semplice, che non c’erano né disoccupati né senzatetto e che tutti avevano diritto a un lavoro, a un appartamento e ad una piccola auto, anche se i tempi di attesa erano lunghissimi.

Christian Försch vive da anni tra Italia e Germania. Per questo, spiega Miriam, gli abbiamo posto anche alcune domande sul confronto tra i due Paesi.
È venuto in Italia per la prima volta, a Venezia, quando aveva solo un anno, poi ci è tornato regolarmente e ormai conosce bene molte città e luoghi caratteristici italiani, dal nord al sud, isole comprese, ma in particolare ama Napoli, dove ha ambientato ben tre dei suoi libri gialli. Quando è in Italia, del suo Paese gli mancano il “vero” pane nero e i boschi.
Degli Italiani ama la cordialità, l’originalità, la creatività e il lato umano.
Dei tedeschi apprezza il fatto che pensino spesso al “collettivo”, ma ritiene che a volte siano davvero arroganti, fissati coi soldi e che non siano in grado di improvvisare.
La città tedesca che ama di più è Berlino, in cui vive dal 1989.

Christian Försch ha iniziato la sua carriera di scrittore realizzando trasmissioni radiofoniche di tipo documentario e letterario, poi si è dedicato alla traduzione di libri dall’italiano al tedesco, ha lavorato come giornalista e ha pubblicato romanzi, gialli, biografie e libri di saggistica, molti sotto pseudonimo.
Tante le domande rivolte dai ragazzi del Venezze sulla sua professione di scrittore.
Quando aveva la nostra età e andava a scuola – riferisce Caterina, lui odiava scrivere i temi e solo quando ha cominciato a scrivere liberamente, per se stesso, si è appassionato alla scrittura.
Ha iniziato a scrivere perché gli piaceva molto ascoltare storie e racconti e a sua volta voleva raccontare le proprie storie e trasmettere le proprie emozioni.
Sveva e Alessandra gli hanno chiesto che cosa si deve fare per diventare scrittori: bisogna iniziare a scrivere! E scrivere tanto. -ha risposto.
Non è facile poterlo fare di professione, ma è così bello scrivere, che vale la pena di inseguire questo sogno per vederlo realizzato.
È un lavoro libero e creativo ed è bello poter creare qualcosa di nuovo, che arricchisca in qualche modo altre persone.
Abbiamo visto che un suo libro è diventato un bestseller, questo significa migliaia di copie vendute! Ma lei ha mai vinto un premio Nobel? -gli ha chiesto Giacomo. “Mi dispiace deludervi, ragazzi, nessun premio Nobel!” -ha risposto il Signor Försch sorridendo …
L’ultima domanda rivolta da Martina è stata: “Se potesse tornare indietro nel tempo, quali scelte ripeterebbe e quali invece preferirebbe evitare?”.
“Rifarei tutto – ha risposto - anche gli errori, perché mi hanno formato e aiutato a migliorarmi.” Il saluto finale, a nome di tutto il Venezze, è toccato a Jessica: “Danke, Herr Försch! Auf Wiedersehen!”
 
Articolo di Mercoledì 31 Marzo 2021

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