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CORONAVIRUS E VACCINI

Il caso di un 89enne con gravi patologie, un’ora in fila sotto al sole

Con Pfizer si sarebbe sentito più sicuro, ma il medico ha indicato AstraZeneca. Lo sconforto e la lettera del figlio di un grande anziano accompagnato al centro vaccinale di Rovigo, tra disagi e risposte poco gradite, si rivolgerà all’Ulss 5 Polesana

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ROVIGO - Ultraottantenni in fila per ore sotto al sole, i referti indicanti le loro patologie, anche gravi, manco letti. Arroganza e poca disponibilità da parte di alcuni medici che hanno probabilmente stabilito che deve essere utilizzato AstraZeneca indipendentemente dall’età e dalle patologie. La sanità del Veneto muore a Rovigo.

Ieri, 1’ aprile alle ore 11, ho accompagnato mio padre, 89 anni (uno di quelli che vengono definiti “grandi anziani” e che tutti i media dicono che devono essere vaccinati con Pfizer) al Censer di Rovigo per la prima vaccinazione. Mio padre soffre di patologie molto importanti, in questo periodo inoltre fortissimi dolori gli impediscono di muovere gli arti superiori. Scrupolosamente avevo compilato l’apposito modulo, indicando l’età, l’elenco infinito di medicinali specifici ed importanti che è costretto ad assumere quotidianamente, nonché quelli che gli vengono somministrati da tre settimane per diminuire il dolore.

Dopo un’ora fila di fila sotto il sole, assieme ad un centinaio di persone e dopo una nuova estenuante attesa all’interno del punto vaccinazione, finalmente un medico. Peccato che l’attempato sanitario ancor prima di aver letto la modulistica riempita con tanta attenzione avesse con un semplice sguardo già sentenziato: ”AstraZeneca!”.

A quel punto l’ho invitato con estrema cortesia a leggere tutte le patologie di mio padre, pregandolo almeno di dare un’occhiata all’elenco infinito dei medicinali. Disponibilità zero. Dopo un “consulto” di due secondi con il collega che gli stava seduto accanto si è limitato a ripetere come un mantra “AstraZeneca!”

Ho visto la tristezza negli occhi mi padre, che aveva già fatto uno sforzo immane per recarsi al Censer, i suoi conoscenti, coetanei o anche più giovani, senza particolari patologie, tutti vaccinati con Pfizer nei giorni precedenti, a Padova, ad Adria. Lui no, probabilmente per quel dottore distaccato, ma anche incerto, lui non è un “grande anziano” di 89 anni…forse è un giovanotto ed in buona salute.

Mi sono rivolto per l’ultima volta al sanitario, ancora una volta con gentilezza e quasi implorante gli ho detto: “dottore, mio padre si sentirebbe più sicuro con Pfizer”. Senza aggiungere una parola, con arroganza e una punta di disprezzo il medico mi ha allungato di scatto le carte che avevamo compilato dicendo un secco: “potete andarvene!”. Ho riaccompagnato a casa mio padre provato nel fisico e nell’animo, pensando a quanta dedizione, gentilezza ed abnegazione egli ha messo nel suo lavoro, qualità riconosciute perfino dal Presidente della Repubblica, ed all’atteggiamento di quel soggetto seduto, in tutti i sensi, in camice bianco. Non mi fermerò qui, mi rivolgerò alla direzione del Ulss 5, quasi certamente non cambierà nulla. A Rovigo difficilmente cambia qualche cosa. Sono quasi certo che inventeranno protocolli mutati nelle ultime ore, giustificheranno “l’attenta valutazione” del loro novello Ippocrate. Alla fine, forse, ammetteranno che il vaccino Pfizer non c’è per tutti i “grandi anziani” e cercheranno di giustificare improbabili criteri di selezione, ma sono ancor più certo che non ammetteranno mai la mancanza di umanità e l’arroganza di alcuni loro medici.

Lettera firmata

Articolo di Venerdì 2 Aprile 2021

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