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GREEN ECONOMY

La rete dei comitati polesani si interroga sull’agrovoltaico

Una domanda che può innescare un dibattito quella proposta dai comitati ambientalisti della provincia di Rovigo, piuttosto del No a priori dell’associazione Coldiretti per l’installazione di impianti fotovoltaici in campagna che preservano la produzione a

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ROVIGO - La Regione Veneto in Conferenza dei servizi ha praticamente autorizzato la realizzazione di un parco fotovoltaico a Loreo di estensione attorno ai 50 ettari. L’impianto preserverebbe la produzione agricola e sarebbe considerato agrovoltaico, ovvero la quadratura del cerchio tra le urgenti necessità di produzione elettrica a zero emissioni e la vocazione agricola del luogo.

“Fa rumore soprattutto il progetto di oltre 50 ettari in zona Aia nel Comune di Loreo, si è mobilitata contro con forza Coldiretti (LEGGI ARTICOLO), ma i progetti per la realizzazione di impianti di questo genere punteggiano ormai l'intero territorio.

Come per la produzione di biogas non per autoconsumo, spacciato per economia circolare, anche l'agrovoltaico (LEGGI ARTICOLO) è figlio di un equivoco indotto probabilmente da qualche multinazionale a caccia di incentivi: si spaccia per green economy qualcosa che lo è solo in apparenza.

Il peccato originale sta nel fatto che molte aree agricole sono state rese edificabili industrialmente, negli anni, da poco lungimiranti amministratori locali che pensavano di attirare improbabili attività produttive ed ora invece di capannoni, già troppi e vuoti in Polesine ed in Veneto, si ritrovano il proliferare di fotovoltaico su terra.

A questo si aggiunge il mix di interesse economico che nasce nell'incontro di proprietari terrieri in cerca di facile profitto e grandi produttori di energia fotovoltaica che si mantengono con gli incentivi elargiti frettolosamente al settore: un connubio micidiale che trasforma la buona idea del fotovoltaico da installare in aree industrialmente degradate o già edificate in un ulteriore consumo di suolo e in danno per la biodiversità.

E non ci si venga a raccontare che tenere occupati per decine di anni ettari di terreno fertile con pannelli "alti" che non inaridiscono il suolo e permettono la coltivazione al massimo di un po' di foraggio non è consumo di suolo, in un Veneto già primatista nazionale nella specialità” conclude il portavoce della Rete dei comitati Vanni Destro.
Articolo di Martedì 6 Aprile 2021

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