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GREEN ECONOMY

Elettricità Futura avverte la Regione Veneto: "Attenzione al Pdl 41, così non si può fare"

Rinnova la disponibilità all'incontro, non ancora avvenuto, la principale associazione del settore elettrico italiano per superare i profili di incostituzionalità e contrarietà a direttive nazionali ed europee della proposta di legge n.41

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ROMA - Sono ancora in attesa di risposta dallo scorso 17 marzo 2021 quando, rivolgendosi al presidente del Consiglio regionale del Veneto Roberto Ciambetti, hanno chiesto un incontro in merito al progetto di legge regionale volta ad introdurre limitazioni allo sviluppo di impianti fotovoltaici a terra su aree agricole (LEGGI ARTICOLO) presentata in seconda commissione dal consigliere Roberto Bet.

Rinnova quindi la richiesta, estendendo l'incontro a tutti i consiglieri regionali, Elettricità Futura, Unione delle Imprese Elettriche Italiane, che è la principale associazione del settore elettrico italiano. L'associazione aderisce a Confindustria e rappresenta oltre 500 imprese e oltre il 70% del mercato elettrico nazionale.
Il direttore generale dell'associazione Andrea Zaghi chiede la possibilità di "essere auditi in riferimento alla normativa che regolamenta lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili nella Regione Veneto".

"L’Associazione - comunica Zaghi - è fortemente preoccupata per il recente progetto di legge n.41 rubricato “Individuazione delle aree inidonee e idonee alla realizzazione di impianti fotovoltaici con moduli ubicati a terra” che introduce rilevanti limiti dimensionali e localizzativi degli impianti fotovoltaici a terra su aree agricole. L’esame di tale proposta di legge, a quanto ci risulta, non è stato ancora avviato.

Il provvedimento, nel caso in cui fosse effettivamente emanato, sarebbe in contrasto con gli obiettivi nazionali ed europei di sviluppo delle fonti rinnovabili e presenterebbe numerosi elementi di pregiudizio analoghi a quelli già evidenziati dalla recente sentenza della Corte Costituzionale (Sentenza n. 106/2020). Qualora tale proposta di legge venisse approvata definitivamente, tali profili di incostituzionalità non potrebbero che essere oggetto di segnalazione dell’Associazione al Governo nazionale.

In particolare, la giurisprudenza costituzionale è univoca nel ritenere che alle Regioni è consentito individuare, caso per caso, “aree e siti non idonei”, avendo specifico riguardo alle diverse fonti e alle diverse taglie di impianto, in via di eccezione e solo qualora sia necessario per proteggere interessi costituzionalmente rilevanti. Alla luce di ciò, la valutazione sincrona degli interessi pubblici coinvolti e meritevoli di tutela può, e deve avvenire, in sede procedimentale.
La struttura del procedimento amministrativo, infatti, rende possibile l’emersione di tali interessi, la loro adeguata prospettazione, nonché la pubblicità e la trasparenza della loro valutazione in attuazione dei princìpi di cui all’Art. 1 della L. n. 241/1990.

Inoltre, di recente il TAR Basilicata con Sentenza n. 721/2020 ha affermato che “Alla luce del quadro normativo nazionale di riferimento (Dlgs n. 387/2003; Dm 10 settembre 2010), gli unici limiti opponibili dalle Regioni allo sviluppo degli impianti da fonti rinnovabili sarebbero di natura ambientale e paesaggistica (mediante la previsione di criteri localizzativi, peraltro non ex ante). Non sarebbe possibile, invece, introdurre limitazioni relativamente a determinate tipologie di impianti da fonti rinnovabili (in termini di tetti di potenza massima autorizzabili”).

Alla luce di tali orientamenti, l’Associazione è rimasta particolarmente colpita dalla citata proposta di legge che, viceversa, limiterebbe ulteriormente lo sviluppo di impianti rinnovabili ed in particolare di quelli fotovoltaici.


E’ evidente infatti che lo sviluppo atteso del fotovoltaico al 2030 da tutti gli scenari internazionali e nazionali, dovrà prevedere anche la realizzazione di impianti di grandi dimensioni a terra, eventualmente abbinati a soluzioni di “agrivoltaico” in grado di coniugare la produzione di energia con quella agricola, entrambi modelli che garantiscono al contempo benefici diretti ai proprietari agricoli, nuovi investimenti per l’economia regionale e nazionale e il necessario incremento di produzione rinnovabile.

L’Associazione si rende da subito disponibile a collaborare con la Regione per fornire ogni possibile supporto a uno sviluppo efficiente e sostenibile della produzione rinnovabile sul territorio".
Articolo di Venerdì 9 Aprile 2021

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