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DROGA

Dalla morte di Enrica Boni era partita una maxi indagine, prime condanne ed assoluzioni

La Squadra Mobile di Rovigo aveva scoperchiato un vasto giro di cocaina, eroina ed hashish dopo la morte della 45enne. Assolto l’imputato principale dall’accusa di aver procurato il decesso della donna, condannato invece per lo spaccio a 2 anni di carcere

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ROVIGO - Una indagine nata da una tragedia, e che ha portato alla sbarra diverse persone coinvolte a vario titolo per spaccio di droga.

Tutto ha avuto inizio quando le volanti della Polizia erano intervenute a casa di Enrica Boni, la rodigina di 45 anni che era stata trovata priva di sensi a causa di un overdose di cocaina. Nella stessa abitazione era stato trovato anche il presunto spacciatore: N. G., pregiudicato rodigino di 32 anni che si era dato alla fuga nel corso della perquisizione. Dopo un inseguimento è stato tratto in arresto e trovato in possesso di 20 grammi di cocaina e hashish, aveva anche diversi contanti che si trovavano all'interno di una borsa, e che stava tentando di disperdere fuggendo dalle forze dell'ordine. 

Enrica Boni è morta mercoledì il 15 marzo 2017 dopo oltre tre mesi di agonia (LEGGI ARTICOLO), nel frattempo la Squadra Mobile della Questura di Rovigo, diretta all’epoca dei fatti dal commissario capo Gianluca Gentiluomo, con la fianco il Commissario Alessandro Coltro, hanno avviato una corposa indagine, con il supporto di intercettazioni telefoniche ed ambientali. .

Una rete di spacciatori con quasi nessun collegamento tra loro (se non attraverso i clienti), l'operazione “Surviving 2016” aveva scoperchiato un sottobosco, che vedeva protagonisti noti pregiudicati, anche con pesanti condanne, e piccoli pusher.

Si rifornivano di cocaina ed eroina di tipo “thaj”, denominata anche “eroina thailandese”, venduta in particolare in Grecia per 2 euro al grammo, e in Italia a 30 o 50 euro. Veniva tagliata con shampoo o acido delle batterie delle auto, ed è altamente nociva.

Un quadro molto complesso con molti indagati (31 soggetti), per cui il pm Monica Bombana, che all’epoca dei fatti aveva coordinato le indagini, aveva chiesto al giudice per le indagini preliminari l'emissione di 15 custodie in carcere, 11 arresti domiciliari e 3 obblighi di firma, tutti rigettati. Il pm ha quindi fatto ricorso al tribunale del riesame di Venezia che ha accolto parzialmente le richieste con 7 misure cautelari, un divieto di dimora in provincia di Rovigo, mentre per 6 persone era stato disposto l'obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

Venerdì 16 aprile nuovo capitolo della vicenda davanti al Gip Pietro Mondaini in Tribunale a Rovigo. Alcuni imputati sono usciti di scena con l’assoluzione piena, altri hanno preferito patteggiare rimediando comunque pene considerevoli (visti i precedenti), altri imputati invece hanno preferito il rito ordinario, rinunciando all’abbreviato che prevede una riduzione della pena. Assolti già venerdì i tre imputati difesi dall'avvocato Giovanni Gentilini, l'intera famiglia esce di scenda dal processo.

Ma l’imputato principale della vicenda era il 32enne difeso dall’avvocato Ezio Conchi del foro di Rovigo. N.G. era presente nell’abitazione di Enrica Boni, quando la donna era andata in overdose, fu lui stesso a chiedere l’intervento del Suem 118. Per lui la posizione era aggravata anche dal capo d’imputazione, che lo vedeva responsabile della morte della 45enne mediante la cessione di droga (Morte o lesioni come conseguenza di altro delitto). Il Pm Sabrina Duò aveva chiesto la condanna, ma per l’accusa più grave il Giudice lo ha assolto, mentre per l’accusa di spaccio, relativa all’indagine condotta dalla Squadra Mobile, ha rimediato 2 anni di carcere. Pena appesantità in virtù di precedenti specifici.

Soddisfatto l’avvocato Ezio Conchi per l’assoluzione del suo assistito dall’accusa più pesante, ovvero quella di aver causato la morte di Enrica Boni “Valuteremo sulla condanna di spaccio la motivazione del Giudice, ma è certo che presenteremo appello”.

Articolo di Venerdì 16 Aprile 2021

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