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ENERGIA ED AMBIENTE

Azzalin (PD): "Schizofrenia politica della Regione Veneto sulle trivelle, prima i ricorsi, oggi il silenzio"

L'ex consigliere regionale veneto: “Trivellazioni al largo del Delta, non c’è un solo argomento a favore. E le istituzioni ritrovino la parola contro un progetto strategicamente sbagliato e pericoloso”

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ROVIGO - “Non c’è un solo motivo valido in favore delle trivellazioni al largo del Delta del Po. E la politica deve dirlo forte. Le ragioni alla base del referendum dell’aprile 2016 sono ancora tutte sul tavolo, per questo i rappresentanti delle istituzioni non abbassino la guardia e trovino un sussulto per opporsi a un progetto retrogrado e sbagliato, indipendentemente dal colore della maggioranza governativa”. È quanto afferma Graziano Azzalin, ex consigliere regionale del Partito Democratico e rappresentante veneto del Comitato promotore del referendum di cinque anni fa, a proposito del via libera ambientale a 10 progetti per sfruttare i giacimenti nazionali di metano e petrolio nei fondali che coinvolgono anche la provincia di Rovigo.


Il Polesine ha già pagato abbastanza per i danni da subsidenza, non è bastato più di mezzo secolo a curare le ferite. E non vogliamo nuove estrazioni. La scelta del Governo è quantomeno contraddittoria e non si capisce bene a quali interessi risponda. Come può essere compatibile con gli obiettivi della decarbonizzazione, della transizione ecologica e del Green deal europeo?”.

“È poi paradossale - insiste Azzalin - che la futura piattaforma Teodorico si trovi praticamente sul confine del Sic marino dell’Alto Adriatico. Da un lato si crea uno strumento per tutelare specie a rischio di estinzione, dall’altro si autorizzano perforazioni per la ricerca di idrocarburi. Quindi a tartarughe e delfini danno fastidio soltanto i pescatori professionali, mentre le trivelle non rappresentano alcun problema: sarebbe un fenomeno interessante, da analizzare scientificamente.

Siamo di fronte a una sorta di schizofrenia, non si può far passare tutto e il suo esatto contrario, come fosse la normalità. Dobbiamo guardare al futuro, il gas è un combustibile del passato. Ne prenda atto anche la maggioranza che governa la Regione e, sopratutto, si svegli Zaia: nel 2014 attaccò le aperture del Governo sulle attività estrattive nei fondali marini al largo di Venezia e un anno dopo impugnò davanti alla Corte Costituzionale le norme dello ‘Sblocca Italia’ che legittimavano le estrazioni in Alto Adriatico per difendere ambiente e turismo.

Cos’è cambiato rispetto ad allora? Pensa che anche trivelle e piattaforme offshore siano delle valide attrazioni oppure, più semplicemente, era solo una battaglia di bandiera contro un governo di centrosinistra?”.
Articolo di Sabato 17 Aprile 2021

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