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GREEN ECONOMY

Agrovoltaico in Polesine, possibilità di una transizione ecologica davvero sostenibile, ma mancano le regole

La Rete dei comitati polesani invita le associazioni del territorio ecologiste, ambientaliste, culturali, sindacali ed ogni singolo cittadino ad assumere consapevolezza circa le ricadute del modello agrovoltaico

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ROVIGO - "Siamo per una transizione ecologica ed energetica che parli di sostenibilità reale, tuteli il paesaggio e ne conservi la bellezza naturale in equilibrio tra tradizione e innovazione" afferma la Rete dei Comitati polesani che invita le associazioni del territorio ad assumere consapevolezza circa le ricadute che il modello agrovoltaico, in assenza di regole, determinerà per il nostro territorio.

"Siamo per un modello di agricoltura che ritorni ad essere custode del creato, trasmetta alle future generazioni la vita vera, il profumo e l’aroma dei prodo coltivato nelle campagne. Siamo per attività produttive che offrano lavoro dignitoso e ricadute positive per le comunità. Vogliamo rispetto per la biodiversità e salvaguardia del patrimonio faunisco e naturale.

Sì all'agrovoltaico, ma solo a condizione di indirizzare in senso ecologico la vocazione agricola del nostro territorio, spingendo verso un miglioramento della qualità dei prodotti coltivati e favorendo processi di vera rinaturalizzazione" affermano dalla Rete dei Comitati attraverso il portavoce Vanni Destro.

"Siamo convinti che l’agrovoltaico possa essere ulizzato come pratica per migliorare la resa di aziende agricole che si impegnino però all’applicazione di pratiche naturali. I modelli finora proposti altro non sono se non centrali eleriche e probabilmente poco più di una grandissima presa in giro!" sottolineano.
"In assenza di una regolamentazione che noi rivendichiamo con forza (per stabilire limiti e consenre una sana partecipazione ai processi) il rischio del moltiplicarsi di impianti fotovoltaici speculavi è quanto mai concreto: una vera e propria ipoteca sul territorio e sulle sue attività.
Non accettiamo che le rinnovabili, oggetto di tante nostre battaglie e rivendicazioni, per loro natura strumenti di democrazia alla portata di ciascun cittadino, diventino ora un’arma in mano ai pochi e a scapito dei molti. La vera transizione deve essere anche nelle pratiche, nella condivisione di saperi, nella costruzione di opportunità di progresso per tutti".
   
La Rete dei comitati fissa quindi i punti cardine necessari per una sana discussione della materia.
1. Opposizione netta al modello agrovoltaico così come finora definito finché non ci siano garanzie sufficienti per la salvaguardia del territorio;
2. La Regione Veneto deve identificare le aree deturpate su cui dare priorità a impianti di questo tipo, la superficie complessiva stimata alla luce del Piano Energetico Nazionale, la creazione di strumenti veri per incentivare l'installazione sui tetti;
3. In via residuale per impianti davvero agrovoltaici è necessario fissare regole su:
- dimensioni di questi impianti;
- conoscenza dettagliata delle attività agricole che vi sorgeranno affinché vi sia una corrispondenza tra impegni progettuali e pratiche successive;
- vincoli all'utilizzo dell’agrovoltaico su obiettivi di risultato, per migliorare la qualità della produzione agricola secondo chiari principi di sostenibilità ecologica;
- occupazione di qualità;
- impatto paesaggisco e tutela della biodiversità;
- garanzie certe sul costo di smalmento a fine vita dei pannelli.
Articolo di Lunedì 19 Aprile 2021

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